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Lettera aperta agli industriali: smettete di guardarvi l'ombelico

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Lettera aperta agli industriali: smettete di guardarvi l'ombelico

Il paese non concorda piu' con questa politica. E' il momento di cambiare marcia o di... "tirare giu' il bandone"



Non conosco ancora i termini del decreto DIGNITA’ fresco di approvazione. Nei prossimi cercherò di rimediare.  

Mi dicono che in realtà “è un passo indietro rispetto all’intero percorso di maggior consapevolezza dell’evoluzione strutturale del mercato del lavoro, avvenuta in Italia dai tempi in cui, ministro del lavoro Tiziano Treu, l’ordinamento iniziò ad aprirsi a una disciplina più flessibile dei contratti di lavoro. Ed è un errore, un errore grave. Non per il suo segno politico, ma per il deficit cognitivo di cui appare gravato. Già commesso più volte, tornando avanti e indietro in maniera pendolare nella flessibilità e onerosità dei contratti. E ogni volta sterilmente ripetuto”.

Non credo, o almeno lo immagino io, che non si tratti solo di una compressione dei contratti a tempo determinato, perchè non servirebbe tutta questa prosopopea per una messa a punto dei contratti a termine, basterebbe un "aggiustamentino". Tuttavia se solo di questo dobbiamo parlare, allora parliamone. E lo faccio da imprenditore, oggi ridimensionato, ma che ha avuto fino a 240 dipendenti di cui 90 in Italia (si ho delocalizzato anche io quando questa parola non esisteva neppure)

Ebbene proprio da imprenditore affermo, che se mi si darà la possibilità di scegliere tra un contratto a tempo determinato e uno indeterminato, senza l’obbligo di riconoscere in futuro gli scatti di anzianità maturati, senza l’obbligo di licenziare ma semplicemente non rinnovando, senza obbligo di usare strumenti complicati per superare anche brevi fasi congiunturali (esempio i salti stagionali nell’abbigliamento) e questa possibilità me la si dà a costo zero, da imprenditore utilizzerò il tempo determinato PER SEMPRE e solo quello. 

Posso anche capire chi assume a termine per un primo vero periodo di prova. Per misurare e farsi misurare. Per verificare che il collaboratore scelto sia realmente adeguato alle nostre aspettative ed è noto che 20 giorni previsti dal contratto non servono a nulla. Ma sei mesi son sufficienti per tutti in qualsiasi lavoro.

Precarizzando il paese invece, lo renderò ogni giorno piu’ povero, con sempre meno persone che investono, che accedono al credito, che comprano casa, che mettono su famiglia, che cambiano l’auto, che fanno figli. Allora benissimo conservare i tempi determinati, tanto piu' se si tratta di lavori stagionali, ma a fronte di questa grande opportunità imprenditoriale, è giusto che ci sia un prezzo da pagare. Anche minimo purchè non simbolico. E’ giusto che chi assume a tempo indeterminato abbia un vantaggio da considerare sul piatto della bilancia oppure non lo farà mai piu’.

"GRATIS" nel campo dei diritti e dei doveri sociali è una parola che non deve trovare sponde, nè da una parte nè dall'altra.  

Se è vero che il tempo determinato serve per superare fasi particolarmente intense di mercato, ma di breve durata, allora non potrà certo impaurire un piccolo costo in più. Ciò che credo sia invece importante e non trasformare un’esigenza transitoria in un metodo di gestione. Perché in Italia non c’è nulla di piu’ stabile della provvisorietà. E devo invece ammettere guardandomi attorno, che dei contratti a tempo detereminato si è fatto un uso intensivo e ingiustificato da qualsiasi necessità. Ho visto imprese utilizzare il 100% di dipendenti con contratti a termine ed ogni tre anni preferire ricominciare con un nuovo periodo di addestramento piuttosto che stabilizzare quelli che sarebbe stato possibile stabilizzare. 

Ebbene, alla fine avremo un paese che non cresce, un mercato interno asfittico, ed un’intera economia precarizzata. Una tragedia.

Mi dispiace per le categorie economiche, che come sempre dimostrano una vista acuta quanto quella di un’aquila presbite e con gli occhiali. Anche loro ormai capaci solo di guardarsi l’ombelico e attente solo al loro piccolo orticello, rischiano di non vedere i contorni di un quadro generale che finirà per inghiottirle.

 

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