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Rifondazione Comunista: i dati e la valutazione ambientale parlano chiaro, non è pensabile ampliare impianto di trattamento rifiuti, gli Enti locali interessati prendano una posizione!

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Rifondazione Comunista: i dati e la valutazione ambientale parlano chiaro, non è pensabile ampliare impianto di trattamento rifiuti, gli Enti locali interessati prendano una posizione!

 

Nonostante le gravi problematiche emerse durante la seduta della conferenza dei servizi tenutasi a Firenze il 17/52018 in una riunione relativa alla V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale) in corso sul progetto di ampliamento, presentato dall'industria insalubre di prima classe CHIMET SpA, l'azienda insiste nel voler procedere presentando due “precisazioni” che assomigliano ad un'arrampicata su specchi insaponati, ovvero:

Mentre gli Enti preposti, in conferenza dei servizi, alla tutela della salute e dell'ambiente hanno fatto il loro mestiere chiedendo di abbassare i valori limite alle emissioni per gli NOx (ossidi di azoto), l'azienda in questione risponde che “non ritiene che sia tecnicamente ed economicamente proponibile l'abbassamento dei valori limite alle emissioni per gli NOx per i punti emissivi BC006 e DC002, oltre i 400 mg/Nmc per la media semi-oraria e 180 mg/Nmc per la media giornaliera...”. Quindi l'azienda non ritiene proponibile abbassare i livelli ossidi di azoto, ovvero quelli scientificamente responsabili dell'aumento dell'incidenza delle malattie respiratorie (ad es. cambiamenti del tipo cellulare nelle regioni tracheobronchiale e polmonare, fino ad alterazioni tipo enfisema, incremento di infezioni polmonari, ecc.). Quanto sopra riguarda anche il “famigerato” forno del Settore “D” (termodistruzione) che emette in atmosfera attraverso il camino DC002, rispetto al quale la CHIMETammette candidamente che, sempre con riferimento al NOx - “potrebbe non essere garantito il rispetto di limiti semi-orari...”. Quindi se una delle criticità maggiori è proprio l'eventualità di concentrazioni elevate di azoto nei rifiuti in ingresso e quindi picchi di temperature per il loro incenerimento, con repentine oscillazioni dei gradi di operatività, in camera di combustione, di cosa stiamo parlando?

Sempre in conferenza dei servizi, gli enti preposti hanno ribadito la necessità, relativamente ai limiti di emissione riguardanti le sommatorie dei metalli, che il rispetto di tali limiti debba essere impostato sulla base di intervalli (di tempo) inferiori rispetto alla media solo annuale. Ma l'azienda, citando come esempio un “precedente autorizzatorio” relativo ad un impianto che rappresenta una vergogna internazionale per l'Italia, cioè lo Stabilimento ILVA di Taranto – replica così: “si ritiene che il rispetto del limite debba essere impostato sulla base della media annuale...”.

In conclusione, con queste due “precisazioni” la CHIMET, a nostro avviso, non hanno affatto “precisato” proprio nulla, anzi confermano ancor di più, la nostra posizione, ovvero che quella zona è fortemente compromessa dal lato sanitario/ambientale (come dimostrato dagli studi epidemiologici) così da aver bisogno di delocalizzare qualche impianto di trattamento rifiuti, invece che ampliare gli esistenti.

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