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Alla Chiassa in memoria dei... sopravvissuti!

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Alla Chiassa in memoria dei... sopravvissuti!

Questa mattina davanti alla chiesa del paese, che il 29 giugno del 1944 fece da scenario a una delle poche pagine a lieto fine della seconda guerra mondiale, è stata “tirata su” nella notte, una piramide fatta da 209 sassi, tanti quanti erano i paesani, che quel giorno furono rinchiusi nella chiesa, in attesa di fucilazione, come rappresaglia al rapimento del colonnello tedesco Von Gablenz.

Era il 29 giugno quando il suono delle campane a festa mise fine all’incubo durato tre giorni e sancì sia la salvezza di 209 ostaggi, che quella di Anghiari.

Dopo tre giorni di terrore, angoscia, disperazione e la certezza di un bagno di sangue, in cui avrebbero perso la vita almeno 209 civili inermi, rinchiusi quali ostaggi nella chiesa, finalmente il pomeriggio del 29 giugno, festa dei Santi Pietro e Paolo, l’incubo era terminato.

Furono due giovani partigiani a risolvere la situazione, salvando tante vite umane. Uno si chiamava Giovan Battista Mineo, detto Gianni, aveva 23 anni ed era originario di Bagheria (PA); arrivato ad Arezzo quale sergente carrista, dopo l’8 settembre si era dato alla macchia. Quel giugno di 70 anni fa, era un sottotenente partigiano, della XXIII Brigata garibaldina “Pio Borri”. L’altro era un ragazzo della Chiassa, Giuseppe Rosadi, detto “Beppe del Barba”. Aveva poco più di 21 anni e per non doversi arruolare nell’esercito di Salò, anche lui era alla macchia.

Erano stati loro due, Mineo e Rosadi, a riportare entro i termini del terribile ultimatum tedesco, che prevedeva fucilazione di ostaggi e distruzione di paesi, il colonnello Maximilian barone von Gablenz, che era stato fatto prigioniero il 26 giugno da una banda autonoma di slavi, lungo la via della Libbia.

I tedeschi rispettarono i patti e liberarono gli ostaggi. Anche il tentativo di una limitata rappresaglia, per punire il sequestro del loro colonnello, fu evitato proprio da von Gablenz stesso, che ordinò la liberazione di tutti i poveretti. E come furono aperte le porte della chiesa, le campane suonarono a festa, mentre la gente, incredula, fuggiva via.

Era il 29 giugno dell'anno terribile 1944

 

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