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Analisi post voto un po' casereccia

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Analisi post voto un po' casereccia

 

Non sono affatto meravigliato di assistere alle numerose litanie e miserere nobis, che vogliono veder rimbalzare da una testa all’altra le responsabilità della sconfitta del centro sinistra.

Il ritornello che vede Matteo Renzo unico responsabile della debacle, mi fa tornare in mente il povero Snawball di Animal Farm di Orwell. Evidentemente c’è ancora una certa sinistra che non rinuncia alla ricerca del capro espiatorio per liberarsi la coscienza e che suo malgrado è sempre alla ricerca del rinnovamento di una ideologia che secondo me ormai non fa piu’ presa.

Per questo ho deciso di essere rude, anzi ruvido. Perché a volte serve anche riconoscere che il re è nudo.

Dalla parte del carro del vincitore, ove tutti corrono in queste ore al soccorso, si può osservare che il successo della destra leghista, vive solo di una parola d’ordine: FUORI I NEGRI. Tutto il resto è contorno, pane e coperto. Ma il piatto forte della vittoria è solo quello. E’ esplosa negli italiani la voglia di liberarsi dai migranti. Non li reggono piu’.

Inutile ripetere come fosse una giaculatoria che i moderati non hanno saputo ascoltare la voce delle periferie, perché anche le periferie avevano una sola voce: fuori i negri!

Ed è una cosa facilmente spiegabile: I migranti, siano essi rifugiati, siano essi migranti economici, vanno ad occupare e contendere uno spazio di miseria, anche se è altrettanto vero che sia gli uni che gli altri recano vantaggi. Il problema è che i vantaggi e gli svantaggi si abbattono su persone diverse.

Se si tratta di rifugiati, i vantaggi ricadono su chi gestisce cooperative, alberghi, strutture di accoglienza e relativi dipendenti, oppure se invece si parla di migranti economici, su chi affitta al nero a prezzi salatissimi, su chi sfrutta il lavoro a basso costo, su certe aziende che altrimenti chiuderebbero, sulle famiglie che non saprebbero come fare con gli anziani. I primi sono 170mila, i secondi ormai piu’ di 5 milioni.

Gli svantaggi invece si abbattono sui vari sfigati di casa nostra a cui i migranti contendono spazi fisici e sociali, che si barcamenano per arrivare a mettere insieme il pranzo con la cena e che vorrebbero un reddito di cittadinanza pari ad almeno quanto versiamo agli alberghi che ospitano i migranti per uno di loro. E tuttavia non accettano neppure quelli che lavorando si fanno i cazzi loro, perché i nostri sfigati non accetterebbero mai di pulire il culo ai vecchietti, ma si incazzano se altri lo fanno al posto loro. E hanno anche qualche ragione: se continuiamo a dire che gli immigrati fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare, siamo ipocriti, perché gli italiani non vogliono più fare quei lavori alle condizioni e al costo a cui li fanno gli immigrati.

E’ per questo che i moderati sono affondati proprio nelle periferie e hanno retto nelle zone residenziali. Se avete seguito il ragionamento dei vantaggi e degli svantaggi è chiarissimo!

La lega ha vinto con messaggi chiari e diretti, intercettando proprio le masse che si agitano nelle aree svantaggiate con la banalità dello slogan: fuori i negri. E’ vero che oltre a questo slogan non c’è gran che: un po’ di idee rubacchiate qua e là, un po’ di demagogia spicciola e da bassifondi, ma tanto basta. 
Per uno slogan così ci vogliono pochi secondi, è un messaggio facile, a misura di spot pubblicitario, tutti lo capiscono e dà soddisfazione a chi si sente defraudato, ma anche in chi soffre della presenza ingombrante, oppressiva e invadente di una parte minima, ma certamente assai presente, di migranti.

Sia ben chiaro, nemmeno chi fa proclami xenofobi ha una soluzione immediata, però fa finta di averne, e l'effetto riesce abbastanza bene. Soprattutto in chi ha speso la propria vita alla rincorsa di uno spazio fisico, o in chi è sempre e comunque alla disperata sterile ricerca dell’avere anziché dell’essere.

Per esaltare meglio questi concetti, sono state coniate parole nuove o concetti nuovi come buonismo o superiorità antropologica, dandogli però una vena di caustico sarcasmo. 
L’unica vera colpa che riconosco ai moderati, è il non aver capito che per governare una migrazione epocale occorreva non solo lo spirito di accoglienza, ma anche il pugno di ferro nel pretendere il rispetto delle leggi dello stato che li accoglieva. L'aver permesso la nascita di zone franche, ove tollerare il non rispetto della legge, ha tolto ogni credibilità alle politiche dell'accoglienza, trasformandole in buonismo un po' stronzo e troppo debole.  

Ci siamo limitati ad una legislazione fatta a misura per una cultura nazionale autoctona, senza capire che per fronteggiare culture nuove occorrevano strumenti legislativi avanzati. I moderati sono così andati incontro al loro funerale, indossando il vestito della prima comunione. 

E se nella accoglienza il centro sinistra ha tenuto la posizione, è proprio per questa sua specificità, per questo suo essere di sinistra comunque, che è affondato. Non per le politiche vero o presunte di destra. E’ affondato solo o quasi esclusivamente per questa sua fede nell’etica della accoglienza. A nulla è servita la virata stretta di Minniti: ormai la politica dei moderati era stata bollata da una insostenibile insofferenza, che ha ieri travolto non solo i moderati, ma presto si abbatterà anche sui liberali di Forza Italia, sulla sua componente democristiana e socialista, e molto presto infine anche sui grillini, sempre che non si adeguino alla agenda politica leghista.

Ad un paese che sta gridando forte: FUORI I NEGRI, andare al circolo a parlare di riforme, restituisce solo il retrogusto amaro di un dialogo fra sordi.

 

 

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