Prima Pagina | L'opinione | Eppure io non dovrei essere sensibile ai preconcetti ma temo il Ruzzi razzista, intollerante, con pregiudizi.

Eppure io non dovrei essere sensibile ai preconcetti ma temo il Ruzzi razzista, intollerante, con pregiudizi.

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Eppure io non dovrei essere sensibile ai preconcetti  ma temo il Ruzzi razzista, intollerante, con pregiudizi.

Una tradizione massonica sottolinea come l'apertura mentale debba sottrarre un uomo al giudizio affrettato, basato su preconcetti o ideologie o dogmi. La tolleranza anzi deve sospingere l'intelletto verso la capacità di ascolto per giungere ad un pensiero autonomo, basato sul ragionamento e non sulle passioni. Trattasi di un percorso verso una perfezione che come tale non è possibile raggiungere, come difficile è la verità. Ma comunque occorre averne contezza.

 Una tradizione massonica sottolinea come l'apertura mentale debba sottrarre un uomo al giudizio affrettato, basato su preconcetti o ideologie o dogmi. La tolleranza anzi deve sospingere l'intelletto verso la capacità di ascolto per giungere ad un pensiero autonomo, basato sul ragionamento e non sulle passioni. Trattasi di un percorso verso una perfezione che come tale non è possibile raggiungere, come difficile è la verità. Ma comunque occorre averne contezza.

Quindi -non senza perplessità o incertezze- mi confronto su temi che la attualità mediatica e politica mi porgono: i migranti, i rom, la legittima difesa, per citarne alcuni. In Italia e all'estero.

Perché il ricordo di episodi del passato, le loro dinamiche, fanno parte del ragionamento.

Quando Salvini, ministro degli interni di un governo di coalizione con una discreta maggioranza elettorale e di seggi, affronta quei temi con dure parole ed atti io provo a superare la sua propaganda -che si rivolge a chi lo ha votato- con effetti su tutti gli italiani.

Essendo anche io convinto che esistono organizzazioni criminali, Italia e estero, che sfruttano il traffico di persone per proprio tornaconto, sono contrario ad un atteggiamento buonista che facilita questo traffico. La polemica sui taxi del mare è mal posta, non tutte le ong e loro volontari sono correi, ma quando talune navi stazionano appena fuori delle acque libiche per salvare la merce dei banditi -messi su “gommoni” sgonfi ma provvisti di telefono satellitare- mi risulta evidente una scelta sbagliata, che non porterà mai alla soluzione del problema e che invece arricchisce i banditi.

Mi pare che veri salvataggi in mare non esistono più, troppa sospetta coordinazione e colpevole accondiscendenza. Ma secondo taluni non posso neanche esprimere il dubbio: fascisti in rosso.

Ma non vedo uno stato italiano che impedisce lo sfruttamento dei migranti come ospiti prima e lavoratori poi. Senza diritti. E qui mi incazzo, vivono una situazione simile a migranti di sempre, fra cui gli italiani del passato. Situazione che permette a troppe aziende di agire in barba alle regole, come si vede nei campi del sudItalia per i neri o nella zona di Latina per i sikh.

Ma devo anche separare i migranti economici sfruttati da altri migranti che approfittano del loro status in attesa di pronuncia su improbabili richieste dello status di rifugiati per spacciare e per delinquere. O del numero assurdo di minori non accompagnati che arrivano in Italia, tanto da sospettare manovre per ricongiungimenti familiari a enorme carico della comunità. La memoria mi va agli strani intrecci dei processi Roma Capitale, dove intorno al business dell'accoglienza fiorisce un miscuglio di “merdacce”.

E tenere fuori da qualunque dubbio i veri rifugiati per motivi di guerra, etnici o religiosi cui dobbiamo garantire un futuro degno (come a tanti italiani) e verso i quali siamo inadempienti.

Chiedere la certezza del diritto, interesse dei cittadini italiani, è razzismo?

Quindi, dalla Treccani, la definizione di razzismo: che la specie umana possa essere suddivisibile in razze biologicamente distinte caratterizzate da diverse capacità intellettive, valoriali, etiche e/o morali, con la conseguente convinzione che sia possibile determinare una gerarchia secondo cui un particolare, ipotetico, raggruppamento razzialmente definito possa essere definito superiore o inferiore a un altro. Ritengo che dire che i neri hanno spesso un fisico possente non mi faccia rientrare fra i razzisti, non esprimo concetto di superiorità o inferiorità, chiaro?!

Incazzarsi perché aumenta il numero di gente senza patente o assicurazione, che scappa perché non in regola, o occupa intere aree della mia città mettendo a disagio i miei concittadini con alcolismo o risse è pregiudizio (da Treccani: Idea, opinione concepita sulla base di convinzioni personali e prevenzioni generali, senza una conoscenza diretta dei fatti, delle persone, delle cose, tale da condizionare fortemente la valutazione, e da indurre quindi in errore) o realtà?

Se non si ricade nelle due definizioni sopraespresse, direi che siamo nel giusto, magari accentuando le differenze che tradizioni o origini o stili di vita o censo introducono. In ampie parti di Italia esistono sacche sociali che differiscono poco dai migranti. Infatti esiste anche una miriade di truffatori italici che attenta ai nostri anziani. Occorre sempre evitare che la generalizzazione inganni: in un dato gruppo sociale esiste individuo ed individuo. Ricordo da ultimo il caso di un tossico aretino fuggito dopo aver colpito una signora collo scooter. Quindi nulla c'entrano i migranti o i rom, che però sono responsabili in altri casi anche locali. Non si cavalca né l'uno né l'altro episodio, semplicemente si individuano i colpevoli e si mettono in “cambusa”.

È vero che quando si parla di diritti in Italia non è che il comune cittadino abbia tutele adeguate.

E qui arrivo ai rom, gente che vive al di fuori delle regole comuni, per i quali la legge non si applica: parlare di censimento è razzismo? Mica è che io sono censito ogni 10 anni ed un rom mai?

Non frequentare la scuola, per scelta, va bene? Che cittadino sarà, domani, un analfabeta rom?

Vivere nei campi rom -intorno ai quali si sviluppa una criminalità modesta ma fastidiosa-, vederli vivere a carico della comunità può far esprimere stanchezza e rifiuto? Non volersi sentire prede di furtarelli è razzismo? Ma senza dimenticare che certi italiani sono in combutta coi rom.

Esprimo questi concetti su base pregiudiziale o è purtroppo la quotidianità del lassismo che li rende inoppugnabili?

Perché il passaggio all'ampliamento del concetto di legittima difesa è breve, in una società fintamente buonista: può la salvaguardia dei miei spazi e dei miei cari da effrazioni o intrusioni passare in secondo piano al vigente criterio di tutela del piccolo criminale?

Quindi butto via il bambino insieme all'acqua: so che è sbagliato, ma non sono io -singolo individuo- a poter modificare lo stato delle cose.

E dico basta ai migranti economici ed ai rom, dico sì alle pistole in casa.

Per stanchezza. Mica ragiono per stereotipi altrui?

E devo davvero vedere un parallelo colle leggi razziali di 80 anni fa o c'è qualcuno che mi vuole confondere, sventolandomi dinanzi gli orrori contro gli ebrei (ma contemporaneamente ignorando il razzismo esercitato dallo stato di Israele in barba al diritto internazionale)?

Non sono in grado di distinguere le due realtà, come taluni dicono (insinuando che fascismo e razzismo siano endemici in Italia), oppure posso credere di essere accogliente ma non cretino?

 
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