Prima Pagina | Arte e cultura | Lapidarium- Gustavo Aceves

Lapidarium- Gustavo Aceves

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
Lapidarium- Gustavo Aceves

“La prima volta sono arrivato ad Arezzo con il desiderio di vedere l’affresco “Il sogno di Costantino” di Piero. L’emozione  di essere tanto vicino a quest’opera eccelsa, mi ha impedito, per un po’, di oltrepassare la porta di entrata della Chiesa di san Francesco”.

Gustavo Aceves, artista messicano,  ha per Arezzo una predilezione speciale. C’è l’imperatore che sogna la Croce che gli farà vincere la battaglia, vi nacque Francesco Petrarca, che per primo vide e scrisse dei quattro cavalli posti sul portone della Basilica di San Marco a Venezia nel 136: La Quadriga,  l’emblema del potere, divino e umano, di Costantinopoli.

Così Arezzo è stata inclusa nel tour internazionale della mostra” Lapidarium” di Aceves, dopo Roma, Pechino, Berlino prima di New York e Città del Messico.  A Roma la mostra ha avuto come sottotitolo “prima dell’arrivo dei Barbari”, ad Arezzo “dalla parte dei vinti”.

I grandi, grandissimi cavalli , in pietra, resina, bronzo, legno, che per un po’ si fermeranno nelle nostre più belle piazze, negli spazi della Fortezza e a S. Ignazio vogliono creare “uno spazio muto di riflessione di cui ognuno può appropriarsi” dice Aceves.

Non è solo una suggestione, è una scommessa con cui l’artista vuole sedurci.

I cavalli del’auriga sono stati il simbolo del potere temporale e divino del l’impero Romano di Oriente, collocati in posizione dominante nell’Ippodromo di Costantinopoli; a Venezia issati sopra l’ingresso della Basilica di san Marco rappresentano l’ardore nel Vangelo dei quattro Evangelisti.

I cavalli di Aceves  sono il viaggio, le migrazioni dei popoli, la fuga dalle persecuzioni. Sconfitta, Bisanzio portò in Europa il suo sapere, il suo credo.

L’idea di dare vita a questa esposizione nasce, sei anni fa, dall’incontro tra l’artista messicano e il curatore del padiglione dei Musei Vaticani alla Biennale di Venezia. E’ la fuga dei cristiani perseguitati dalle loro terre di origine. E’ la storia dei martiri. Ma quei cavalli scalpitanti o che si fanno trasportare mansueti sulle barche possono richiamare ogni migrazione, ogni persecuzione, di qualsiasi tipo e contro chiunque.

Ma Aceves ha fatto la sua scelta, ha riempito il silenzio con una speranza. Il cavallo più leggero, il più astratto e per questo più spirituale di tutti gli altri guarda, dal sacrato della Chiesa di San Francesco verso l’immagine del suo imperatore sognante.  La scultura ricorda una Croce. 

 

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

5.00