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“La politica della ‘non integrazione’ del Comune di Arezzo è volta ad alimentare paure e incertezze”

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“La politica della ‘non integrazione’ del Comune di Arezzo è volta ad alimentare paure e incertezze”

Nota del gruppo consiliare Partito democratico

 

Le scelte che il Comune di Arezzo sta prendendo rispetto alle tematiche dell'integrazione sono solo guidate dalla volontà di alimentare paure e incertezze.

Vogliono far credere che non ci rendiamo conto delle difficoltà che esistono anche nel nostro territorio, vogliono far credere che non avvertiamo le difficoltà lamentate dagli abitanti di alcuni quartieri della città. Si sbagliano, noi ce ne interessiamo, loro ci lucrano mantenendo i toni di una eterna campagna elettorale.

Sanno benissimo che riducendo i servizi, smembrando una rete di solidarietà non otterranno altro risultato che non sia peggiorativo. Eppure lo fanno.

Noi proponiamo idee, quelle che già funzionavano e altre ancora. E allora ci chiediamo: come mai il Comune non ha intenzione di impiegare i richiedenti asilo in attività di volontariato per il decoro della città? La Regione promuove queste iniziative.

C'è stata una chiara volontà di smettere di governare direttamente l'accoglienza uscendo dal progetto Sprar e sospendendo l'attività della Fraternita. Con la Casa delle Culture chiude un luogo in cui gli stranieri imparano la lingua italiana e le regole del territorio. Dove è la volontà di controllo sociale, di governo dei fenomeni che creano insicurezza, di prevenzione di fenomeni di estremismo e di violenza?

Ci siamo a lungo interrogati su quale vantaggio per i cittadini aretini è atteso da queste scelte. Non lo abbiamo trovato. Vedere i migranti per strada, non impegnati nel volontariato, meno impegnati in corsi di italiano, accolti da soggetti che potrebbero non avere la qualità sociale della Fraternita, nonché far incontrare le associazioni di stranieri clandestinamente piuttosto che in luogo pubblico come la Casa delle Culture, crea sicuramente più insicurezza per i cittadini e anche, non vogliamo negarlo, più rischi oggettivi di devianze.

L'unico filo conduttore che leggiamo in queste scellerate politiche, è la volontà di lucrare sull'insicurezza, il rischio, la tensione sociale, scommettendo su un vantaggio elettorale. La politica del tanto peggio tanto meglio. Dove il tanto peggio purtroppo riguarda la città. Sappiano gli amministratori che la rete della Casa delle Culture ormai è un'anima attiva che va oltre le loro decisioni politiche e che nonostante loro continuerà a occuparsi di questa città e a favorire la crescita e l'inclusione
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