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ArezzoFiereCongressi, bilancio con perdite e feriti...

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ArezzoFiereCongressi, bilancio con perdite e feriti...

...e strane guerre in sottofondo.

 

Pessima notizia: ArezzoFiereCongressi chiuderebbe il bilancio 2017 con quasi 900.000€ di perdite. Con malumori evidenti fra i soci, principalmente istituzionali (Regione, CCIAA, Provincia, Comune) che sono costretti -dalle norme- ad accantonare un somma equivalente al proprio riparto negativo. Per capirsi, i soci istituzionali debbono procurarsi circa 900.000€ ed accantonarli, ciò non spenderli o impegnarli. Una bella tegola, in questo periodo di ristrettezze, e questo rallenta l'approvazione del bilancio. Dopo aver puntato il dito contro la mala gestio della passata era, avevo taciuto per dare tempo alla ultima gestione di riprendere le redini del polo fieristico. Non mi avevano convinto le trombe gloriose circa gli accordi con altri poli fieristici, ma ad altri toccava dire la sua. Preoccupa vedere che nonostante la cessione del ramo d'azienda più importante, quelle delle mostre orafe, i risultati restano brutti. Per onestà intellettuale devo ricordarmi che solo con la attuale gestione Boldi si è correttamente inserito in bilancio quote d'ammortamento adeguate alla struttura, che appesantiscono i conti. Parimenti, solo da quando c'è Ghinelli, il costo dell'Ici/Imu viene a gravare sul polo fieristico persino con importi per annualità passate. Però non vedo chi può ripianare queste perdite. Chi beneficia dai visitatori d'affari non contribuisce all'equilibrio di AFC. Ora lì verranno tenuti i concorsi pubblici, ma come gli affitti raddrizzeranno i conti, passivi da anni?

Chissà poi come è la situazione debitoria, temo un indotto in crisi perché il fornitore non riscuote.

Ma come al solito è intorno alla camera di commercio che si combatte. Il faticoso e discutibile percorso di accorpamento fra camere di commercio pensato da Renzi porterà fra poco Arezzo e Siena ad avere una unica camera con sede legale ad Arezzo e due sedi locali. Arezzo è assai più significativa imprenditorialmente e ha ottenuto la sede legale (ma non senza fatica). Ad Arezzo si riuniranno gli organi costituiti da consiglieri indicati in base al peso totale delle associazioni che eleggeranno al loro interno presidente e giunta, i vertici operativi camerali.

Nelle mia mente bacata, il maggior numero e valore delle imprese aretine, oltre alla sede, dovrebbe esprimere il presidente. Non tiro la volata all'attuale presidente Sereni, non so neanche se vorrebbe continuare a presiederlaagratisse, ma ritengo che il territorio debba vedere soddisfatta la sua “supremazia” (una volta tanto) che fra l'altro si porta in dote una gestione camerale equilibrata, meglio assai del groviglio armonioso di Siena.

Ma qualcuno, il vispissimo Marinoni, ha piani diversi e sulla stampa ha già iniziato a promuoverli, usando il battibecco fra sindaci di Arezzo e Siena in contrapposizione alla presunta armonia delle associazioni tutte e vendendo come definito un accordo sulla presidenza camerale. Siena avrebbe il presidente lasciando magari spazio ad una vicepresidenza aretina alla Ascom, Marinoni. Dopo aver giganteggiato in Arezzo, è direttore regionale Ascom; pur di fare spazio ad un/una dei suoi protegè, non avrebbe problemi a dare la Cciaa Ar-Si ad un senese di altra associazione, assicurandosi di togliere dal mezzo qualunque altro aretino che facesse ombra ai suoi. Questo accordo non c'è e non può esistere prima della nomina dei consiglieri camerali che poi sceglieranno il presidente. Bravissimo come sempre, Marinoni non si farebbe scrupolo di una manovra che svantaggerebbe l'intero territorio aretino a favore della sua associazione. E quindi sulla stampa locale compare la stramba idea di spostare Sereni alla presidenza di AFC. Una pedina di questo risiko, null'altro, non un progetto per capire come affrontare e risolvere i problemi dell'ente fiera, stretto fra i programmi dell'ingombrante partner, il mega polo fieristico Rimini-Vicenza, e le riflessioni sulla separazione fra gestione e immobiliare. Che la dimensione del polo aretino (ed i costi correnti) sia un clamoroso errore è chiaro, ma taluni non hanno interesse a ricordare quanta responsabilità abbiano in quella scelta; inoltre chi guadagna dall'attività fieristica non ci pensa proprio a riconoscerlo. Farei le stesse riflessioni se Marinoni lavorasse per altra categoria economica, credo che il territorio valga una presidenza più delle beghe di quartiere.

Una volta di più, una guerra interessante: temo che Arezzo conti perdite.

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