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Habemus imperium; euro tenemus optime.

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Habemus imperium; euro tenemus optime.

I nuovi papi usciti dal conclave del 4 marzo 2018.

 

Dopo tre mesi di suspense, l'Italia ha un governo. Certo non derivante da apparentamenti elettorali, anzi il contrario, ma espressione di una maggioranza degli elettori. Nonostante le accuse indimenticabili rivoltesi negli anni hanno trovato un accordo: Roma vale la poltrona.

M5S e Lega si uniscono infine per dare una maggioranza parlamentare (vero frankenstein) al premier Conte, con tecnici nominati a ministeri chiave: tutto al contrario per due partiti che hanno fatto la guerra ai “nominati” degli altri partiti e che ora nominano individui mai passati per lo scrutinio popolare a premier o ministri di economia, rapporti colla Ue, esteri. Ma questa è la attuale politica italiana, una storia di voltafacce. Quelli contro la casta che aggiungono alla casta dei nominati. Un programma di governo del cambiamento, come lo chiamano pomposamente, un fiume di parole, senza chiarezza e coperture finanziarie. Ma va bene uguale -sarebbe democrazia, dico io-, è sostenuto da maggioranza di elettori e parlamentari da due partiti che paiono non avere correnti, quindi potrà dimostrare nei fatti il mantenimento delle promesse, senza scuse.

Alcune promesse sarebbero condivisibili: un mutamento delle politiche europee a contrasto del dominio teutonico, un diverso approccio circa la politica di sicurezza e ingresso di clandestini troppo spesso malandrini, senza motivazioni umanitarie, che bighellonano nella impunità, quella concessa ai troppi spacciatori, ladri e altri intoccabili o inarrestabili in attesa di processo pur nelle reiterazione dei reati di cui sono imputati. Altre promesse contenute nel fumoso contratto non valgono la carta su cui sono scritte, considerato un costo di 100 miliardi, insopportabile.

Folle l'idea di uscire dall'euro, chi ne parla non tiene conto delle ricadute insostenibili dopo l'enorme costo sostenuto dai cittadini all'introduzione dell'euro, che verrebbe vanificato.

Dalla crisi post-elezioni emerge sicuro protagonista (e vincitore) Salvini, leader indiscusso di un partito che pare capitalizzare questi tre mesi con un importante beneficio di sostenitori.

Ridimensionato DiMaio, novello democristiano, che temeva per la sua leadership nel M5S, vedi il pressing dell'ex amico DiBBa, persone che evocano la piazza come neanche il duce.

Frantumato esce Mattarella, eletto da una maggioranza che non c'è più e che si è aggrappato ad una prassi istituzionale e costituzionale che lo ha disarcionato, secondo me responsabile di una lungaggine che gli si è rivoltata contro, un presidente che non scalda gli italiani, il “suo” popolo. Un presidente definito bugiardo da gente che magari lui ha poi nominato ministro (gente che non sapeva, beata ignoranza, che i colloqui al Quirinale sono verbalizzati), un presidente che lascia montare questa deriva perde di forza istituzionale, ossia la nostra repubblica vacilla per le giravolte di questi ciarlatani, privi di scrupoli e dignità, che cambiano idea in 5 minuti: voglio ridere -se non fosse tragico- come reagiranno mercati, imprese e cittadini dinanzi alle loro twittate.

Le parole sull'impeachment di Mattarella esprimono tutta la follia di questi improvvisati.

Perdenti ForzaItalia (all'opposizione, pare) e Fratelli d'Italia (probabile astensione, ma fracassata dalla inutile rincorsa della Meloni per un posto al sole), in assorbimento dalla Lega.

Vedremo all'opera il governo, dopo Berlusconi, Prodi, Renzi, Gentiloni questo paese è abituato a tutto, stordito dai balletti e dalla politica 2.0 dei tweet e dei social. Sostenuto nel sud dal M5S, che conferma la sua origine democristiana nella distribuzione elettorale, e nel nord dalla Lega che già governa regioni chiave. Alla opposizione il PD -il centro Italia lo vede ancora esistere- così diviso e inconcludente da immaginarlo sempre più marginale. Imbarazzanti le posizione berlusconiane e meloniane. Ininfluente la sinistra ex PD, già svanita.

Ha vinto il voto (e governo) di pancia, sostenuto da due forze antitetiche e non dall'analisi di politiche e progetti, ma semplicemente dal “no” a prescindere.

Vedremo come passeranno dal negare al fare, scoglio ove storicamente si incagliano i populisti.

Mi hanno fatto un favore semplificando la mia scelta: non possono avere il mio sostegno, lo hanno escluso col loro “contratto” dove recita che non possono entrare a far parte del governo soggetti che appartengano alla massoneria. Considerato che in base a questo concetto molti onesti cittadini vengono equiparati ai mafiosi (parimenti esclusi, ma solo in caso di processo) è evidente che il pregiudizio divora e guida questi signori. Perché non escludere i prefetti o appartenenti a forze dell'ordine ingabbiati? Perché non escludere appartenenti a bocciofile o cori? O gli iscritti all'ordine degli avvocati? Viene in mente il film “la vita è bella” colla famosa frase “vietato l'ingresso agli ebrei e ai cani”: Benigni smorza dicendo al bimbo che altrove l'ingresso è vietato a spagnoli e cavalli: nuovo fascismo di cui preoccuparsi, non basterà un cartello “no ai ragni e ai visigoti”. L'ignoranza che taluni chiamano populismo non è foriera di terzietà ed equilibrio, ma questi partiti ci hanno donato Bossi e Beppe Grillo, individui che non brillano per lucidità democratica, loro. Pazienza, i massoni regolari italiani, scomunicati dai papi, che hanno sofferto la repressione sotto Mussolini, ce la faranno anche sotto questi: da soli, perché i veri balordi possono fare parte del governo (e lo fanno). Chiederei l'ammissione alla massoneria regolare italiana per il solo fatto di non essere confuso con quei concittadini che sostengono questo governo, democratico.

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