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L’Alabardiere di Pontormo torna a Firenze dopo trent’anni

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L’Alabardiere di Pontormo torna a Firenze dopo trent’anni

 

Acquistato nel 1989 in un’asta dal Getty Museum di Los Angeles (alla ‘discreta’ cifra di 32,5 milioni di dollari), l’Alabardiere, capolavoro della ritrattistica rinascimentale, ritrova la strada per Firenze dopo quasi 30 anni in occasione della mostra Incontri miracolosi: Pontormo dal disegno alla pittura, curata da Bruce Edelstein e che da oggi e fino al 29 luglio è ospitata nella Sala delle Nicchie di Palazzo Pitti.

Ma chi era in realtà l’Alabardiere?

La questione è ancora oggetto di discussioni tra gli addetti ai lavori, tant’è vero che l’ipotesi prevalente, cioè che dovrebbe trattarsi di Francesco Guardi, giovanissimo soldato della Repubblica Fiorentina che fu tra i difensori della città durante l’assedio delle truppe imperiali di Carlo V del 1529 – 30, è smentita addirittura nel catalogo della mostra edito da Giunti: a leggere la didascalia della foto infatti appare ancora un punto interrogativo su chi sia quel bel giovane, elegantemente vestito, con il capo coperto da una berretta rossa ornata di una spilla d’oro, armato di alabarda e con la spada nel fodero sul fianco sinistro, che lo stesso Vasari indicò come il soggetto di un ritratto di Pontormo.

Qualcuno nel corso degli anni ha avanzato anche l’ipotesi, che si tratti del giovane Cosimo de’ Medici, figlio di Giovanni delle Bande Nere, anche lui d’altronde segnalato dal Vasari come soggetto di un ritratto del Pontormo.

Vi è infine anche la possibilità che l’Alabardiere possa invece essere Ercole Rangone, giovane nobile fiorentino che si era arruolato nella milizia repubblicana.

E allora? Rispetto alle due ipotesi più condivise esiste anche la questione cronologica: se fosse Francesco Guardi il Pontormo dovrebbe averlo dipinto durante i mesi dell’assedio di Firenze, fra l’ottobre del 1529 e l’agosto del 1530, se invece si trattasse di un ritratto di Cosimo I, dovrebbe  esser stato eseguito poco dopo l’agosto del 1537.

Il disegno preparatorio a pietra rossa per l’Alabardiere, qui esposto, sembra appartenere a una fase intermedia nello studio del soggetto: scegliendo infatti un punto d’osservazione frontale per fissare anche gli aspetti che non si potrebbero cogliere da una prospettiva laterale, l’artista si concentra sull’abbigliamento,  tralasciando di indagare i tratti somatici del modello. Il foglio non ha dunque un intento ritrattistico, se non nei riguardi dell’abito.

Insieme all’Alabardiere, nella Sala delle Nicchie, è esposto anche il Ritratto di giovane uomo con berretto rosso proveniente da una collezione privata londinese. C’è però da dire che il confronto ravvicinato in questo caso non aiuta a definire la sicura autografia del dipinto (Pontormo? O non piuttosto uno stretto allievo, magari lo stesso Bronzino?) ed anche la fisionomia dell’effigiato appare incerta (si tratta forse di Carlo Neroni, di cui peraltro poco si sa ?), dal momento che l’ identità del personaggio si era già persa durante il XVII secolo al punto che in un inventario del 1733 veniva identificato addirittura come Masaniello, il secentesco rivoltoso napoletano. anche se va riconosciuto. Ma al di là di ciò quello che  conta è questo ritratto di giovane fiero, vestito con estrema cura e assai misterioso nel suo gesto di nascondere (o svelare?) nella giubba di pelle una lettera enigmatica le cui parole restano ancora oscure, non sfigura accanto all’altro ben più conosciuto.

Altro dipinto esposto in mostra identificato a suo tempo come “Scena di sacrificio”, è stato poi riconosciuto invece come Pigmalione, nel momento in cui, dopo la preghiera a Venere, vede trasformarsi la sua scultura di avorio in donna viva, secondo il racconto di Ovidio. In questo caso, l’ipotesi che si tratti di una pittura di Bronzino, allievo di Pontormo, ovvero del frutto di una collaborazione fra i due è ormai un dato acquisito dalla critica. E se di collaborazione si tratta occorre riconoscere nella figura della giovane un richiamo al disegno raffigurante Venere e Cupido, opera di Pontormo, mentre è certo che l’allievo abbia rappresentato Pigmalione prendendolo quasi esattamente da un'altra prova grafica del Pontormo, anch’essa in mostra, raffigurante San Francesco in preghiera, ed eseguita per la Sacra Famiglia commissionata da Francesco Pucci per la cappella funeraria di famiglia in San Michele Visdomini.

A tutto ciò si aggiunge il tripudio di colori e di volumi della Visitazione notissimo capolavoro del maestro presentato dopo il recente restauro. Nella pala, di proprietà della pieve dei Santi Michele e Francesco di Carmignano, Pontormo mette in scena l’incontro e l’abbraccio affettuoso fra le due cugine, la futura madre di Cristo e quella di Giovanni Battista, che si scambiano uno sguardo di profondissima serenità. Ben diverso, significativamente, è lo sguardo delle due ancelle rivolte verso noi spettatori: esse ci chiamano in causa per condividere la consapevolezza del peso del sacrificio e del dolore che scaturiranno da questi miracolosi eventi.

Schierate in gruppo al centro della pala le quattro donne - disposte a rombo come le Quattro donne nude (Los Angeles, collezione privata) nell’incisione di Dȕrer, artista che esercitò profonda influenza su Pontormo - occupano praticamente tutto lo spazio in una sorta di inquietante horror vacui, sottolineato dagli scarni e alti edifici sullo sfondo e dai toni cupi della piccola porzione di cielo.

A corredo anche della Visitazione è esposto, per la prima volta insieme, il disegno preparatorio con la quadrettatura predisposta per il trasferimento sulla tavola.

“L’immagine di Jacopo Carrucci da Pontormo quale pittore eccentrico – afferma Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi - tramandata a partire dalla biografia di Giorgio Vasari (1568), è stata profondamente modificata nella storiografia più recente. La mostra Incontri miracolosi: Pontormo dal disegno alla pittura – Miracolous Encounters: Pontormo from Drawing to Painting presenta una serie di opere di eccezionale importanza, la maggior parte delle quali esposte insieme per la prima volta, e si inquadra perfettamente nella politica di collaborazione fra istituzioni culturali italiane e straniere fissata dallo statuto delle Gallerie degli Uffizi”.

La mostra, pensata e realizzata insieme al Paul Getty Museum di Los Angeles e al Morgan Library & Museum di New York, raggiungerà successivamente le due sedi americane.

 

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