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Iniziato il processo della Privilege

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Iniziato il processo della Privilege

Dopo un’istruttoria durata quasi due anni è iniziato ieri 9 maggio, il momento di scoprire la verità (almeno processuale) per i massimi protagonisti della vicenda Privilege, legata a Banca Etruria.

 

“E’ vergognoso che il simbolo della corruzione sia ancora nel porto di Civitavecchia dopo 10 anni”. Così si è espresso il Codacons Civitavecchia, presente con i suoi avvocati nel Tribunale di Civitavecchia all’udienza preliminare sul fallimento della Privilege Yard che vede tra gli imputati principali Mario La Via e Antonio Battista.

“Dopo l’acquisto dello scheletro arrugginito del P430 da parte di una società maltese – afferma la Presidente Sabrina De Paolis – e la successiva asta andata recentemente deserta per la vendita del cantiere, ci auguriamo che il nuovo Presidente dell’Adsp di Civitavecchia, Francesco Maria Di Mayo, scaduti i termini di proroga dell’utilizzo del cantiere, saprà intimare il trasferimento immediato del ferrovecchio altrove. Una gigantesca opera di corruzione, dissipazione e distrazione dei finanziamenti bancari, Banca Etruria in primis, con il coinvolgimento di uomini pubblici, un cardinale, un deputato, Mario Baldassarri, 800 mila euro per sponsorizzazioni di manifestazioni politiche ed elettorali, e sembrerebbe coinvolto anche l’ex presidente del porto di Civitavecchia,Pasqualino Monti. Il Codacons, già costituito nei processi di Banca Etruria, nella prossima fase dibattimentale si costituirà parte civile anche nel processo riguardante il cantiere Privilege Yard”.

Le fiamme gialle sequestrarono due anni fa l’intero patrimonio immobiliare di tre società romane riconducibili a La Via, per un valore di oltre 25 milioni di euro, e di mezzo milione di euro giacente sui conti correnti bancari dell’ex amministratore delegato di Privilege. I finanzieri scoprirono anche un giro di ritenute mai versate, che i progetti relativi ai mega yacht erano del tutto privi di valore economico e che per gli 80 milioni di euro investiti, fatturati e pagati ad una società con sede nelle Isole Vergini, si poteva ipotizzare una maxi truffa.

Non solo, i costi relativi a consulenze, noleggio di auto di lusso, locazioni di immobili, spese di rappresentanza ed erogazioni ad enti caritatevoli con sede in Paesi esteri, vennero giudicati privi di valide ragioni economiche. Una serie di operazioni per le quali, però, Mario La Via si è sempre professato innocente. Una serie di situazioni tra le quali si inserisce anche il finanziamento da 100 milioni di euro concesso da un pool di banche con a capo Banca Etruria.

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