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Gnicche vivo da morto

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Gnicche vivo da morto

Le prime manipolazioni fotografiche. Santa Firmina, Circolo ricreativo, 6 -16 maggio 2018

 

A sinistra l’immagine – presumibilmente – come era in origine. A destra (dall’archivio© del Fotoclub La Chimera) quella ottenuta dopo l’intervento di Ernesto Bellotti, che aveva scattato la fotografia col suo dagherrotipo, utilizzando come sfondo la parete della camera mortuaria dello Spedale di Santa Maria Sopra i Ponti in Arezzo. 

Rappresenta Gnicche, morto, fra i Reali Carabinieri: Appuntato Alessandro Mongatti, di Barberino di Mugello, Carabiniere Antonio Banchelli, di Volterra; allievo Carabiniere aggiunto Pasquale Di Laghi, di Figline, soldato del 44° reggimento di linea in forza alla stazione di Badia al Pino (quello che alla fine aveva sparato uccidendolo), che lo sorreggono. 

A sinistra gli occhi di Gnicche sono chiusi e lo sfondo è piatto. Armato di sgarzino e penna a china, Bellotti fece apparire aperti gli occhi del bandito e disegnò lo sfondo: una porta con tre scalini, un tetto e un pagliaio. 

Poi, col normografo, sovrappose la didascalia e la sua firma. Un ritocco da artista.

(Nell’esempio che viene mostrato ho compiuto, con i mezzi oggi disponibili, il cammino opposto).

La stessa operazione di Bellotti sarebbe stata eseguita, Oltreoceano, dal fotografo Bill Anderson nell’aprile 1882 sul cadavere di Jesse James, ucciso da Robert Ford con un colpo di Smith&Wesson calibro 45 alla nuca forse su incarico dei leggendari detectives statunitensi dell’epoca, i Pinkerton, dei quali si parla in tanto cinema western. Anche in questo caso le fotografie possono essere agevolmente confrontate. 

In entrambi i casi la logica che si voleva comunicare era che “il crimine non paga”: un’ammonizione forte, già largamente utilizzata in Italia nella guerra al brigantaggio meridionale, dall’Unità nazionale fino al 1866 e ben oltre, quando si rimettevano le armi in mano agli ultimi briganti, uccisi dai Carabinieri o dai soldati dell’esercito piemontese, prima di fotografarli.

Magari oggi questi interventi si chiamerebbero “ritocco” o “post-produzione”. 

Sono già previste dotte osservazioni dei “più eccellenti fotografatori et post-produttori” locali e no.

Il risultato finale della fotografia di Federigo Bobini sarà esposto a Santa Firmina, presso il circolo ricreativo, dal 6 al 16 maggio, nella mostra “Rappresentazione di Gnicche. Stampe, fotografie, illustrazioni e altro ancora (1869 – 2018).

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