Prima Pagina | Cronaca | E' morto all'età di 80 anni Pietro Marzotto, a capo per trent'anni dell'omonimo gruppo tessile di Valdagno, ex vicepresidente di Confindustria.

E' morto all'età di 80 anni Pietro Marzotto, a capo per trent'anni dell'omonimo gruppo tessile di Valdagno, ex vicepresidente di Confindustria.

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E' morto all'età di 80 anni Pietro Marzotto, a capo per trent'anni dell'omonimo gruppo tessile di Valdagno, ex vicepresidente di Confindustria.

Aveva guidato la Marzotto fin dal 1° gennaio 1968 e l'aveva tenuta per trent'anni, portandola a diventare una multinazionale.

Fin dal 1980 Pietro Marzotto (Pietro in onore di Pietro Badoglio, suo padrino al battesimo) ha un'idea: modernizzare l'azienda allargando la base azionaria, trasformarla in un "public family group" e affidarne la guida a manager esterni in modo da evitare il nodo principale dato dal numero elevato dei Marzotto già giunti alla sesta generazione: "Sono passati i tempi in cui mio padre era l'unico azionista, ora esistono quote frazionate tra cugini di quarto o di quinto grado che non sono neppure più parenti tra loro". 

Nel 2003 propone anche il nome di Giuseppe Vita, già alla Hugo Boss, come presidente della società. Ma è un progetto che a molti non piace. La famiglia si spacca, Pietro viene via via emarginato finché nel 2004 cede le sue quote, pur essendo l'azionista di maggioranza relativa, e si dimette dalla carica di presidente esecutivo.

Dirà qualche anno più tardi: "Mi cacciarono".E si ritira a Valle Zignago nella laguna di Caorle.

Figlio del conte Gaetano Marzotto e ultimo di sette fratelli, si laurea in giurisprudenza a Milano svolgendo nello stesso tempo un periodo di apprendistato come semplice operaio negli stabilimenti di Mortara e Valdagno, quindi entra in azienda dove è nominato nel 1971 direttore delle attività tessili; l'anno dopo ne è l'amministratore delegato, nel 1980 diventa vicepresidente esecutivo. Sempre nel 1980 assume la presidenza della Consortium, un organismo che raccoglie esponenti dell'industria privata italiana con l'obiettivo di risanare aziende in crisi. Come presidente esecutivo si occupa così direttamente della Snia Viscosa elaborando il piano di risanamento. Lascia dopo un anno e mezzo in seguito a divergenze con Enrico Cuccia, numero uno di Mediobanca.

Ritorna in azienda e nel 1982 diventa presidente del gruppo Marzotto, per il quale sviluppa in poco tempo l'export, diversificando inizialmente l'attività (dalla lana al lino) e quindi innestando nel tessile marchi famosi nell'abbigliamento. Di fatto trasforma il gruppo Marzotto in una multinazionale che copre tutti i segmenti della produzione sino all'alta gamma. Dapprima la Bassetti, quindi il Linificio e Canapificio Nazionale,

Nel 1987 acquista il comparto tessile dell’ENI.

Come in un unico pacco regalo, all’interno ci sono gli stabilimenti Marlane e Lanerossi, essenziali per lo sviluppo della Marzotto, ma anche la Lebole, con gli stabilimenti di Arezzo, Terontola e Rassina. La storia ci racconta che non erano questi i suoi desideri, ma l’ENI che vuole uscire dal comparto, per poter cedere la produzione di tessuti, pone come condizione anche l’acquisto dell’intero pacchetto della filiera con le confezioni aretine.  

Alla fine degli anni ottanta i dipendenti del gruppo sono 11 mila.

Lo stabilimento aretino vivacchia in perdita perdendo progressivamente dipendenti, passando attraverso tanti inutili tentativi di rilancio fino alla morte per consunzione. Fino alla chiusura completa del 2000.

Nel 1991 la Marzotto entra nella confezione acquisendo la tedesca Hugo Boss ma nel 1997 non va in porto la fusione con la Hdp di Maurizio Romiti, appena quotata in Borsa e nata quell'anno dalla scissione delle attività industriali di Gemina (oltre alla Rcs del Corriere della Sera, le società Fila e Gft, con in più tanta liquidità). È di fatto la fine del progetto sognato da Pietro di una "Grande Marzotto" anche se il gruppo acquisisce nel 2002 la maison Valentino e quota in Borsa nel 2005 la Valentino Fashion Group.

Nel novembre 2011, con una cifra vicina ai 26 milioni di euro, ha rilevato i due terzi delle azioni della società Peck, storico marchio gastronomico milanese, diventandone vicepresidente. L'anno dopo ha raggiunto la totalità del capitale. Nel settembre 2016 ha infine ceduto l'intera proprietà ai quattro figli.

Tra le cariche ricoperte si possono ricordare la presidenza dell'Associazione Industriali di Vicenza e dell'Associazione dell'Industria Laniera Italiana. È stato anche vicepresidente di Confindustria.

Nel gennaio 2014 Pietro Marzotto ha dichiarato di autosospendersi dall'Ordine dei Cavalieri del Lavoro, in segno di protesta per la mancata revoca del cavalierato a Silvio Berlusconi per indegnità dopo la condanna per frode fiscale.

E' morto, all'ospedale di Portogruaro (Venezia), dove era ricoverato per complicazioni cardiache e polmonari, Pietro Marzotto

L’imprenditore lascia quattro figli: Marina, Umberto e Italia, avuti dalla prima moglie e Pier Leone.

In prime nozze, Pietro Marzotto aveva sposato Stefania Searle, in seconde nozze la veneziana di famiglia nobile Mariolina Doria de Zuliani. Fra i due matrimoni, dalla relazione con Titti Ogniben, era nato il figlio Pier Leone, infine all'età di 71 anni era convolato a nozze con Anna Maria Agosto.

 

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