Prima Pagina | Cronaca | Il 25 aprile tra i ragazzi caduti in terra straniera per difendere la libertà: 787 inglesi, 387 indiani, 50 sudafricani, 27 neozelandesi e 20 canadesi

Il 25 aprile tra i ragazzi caduti in terra straniera per difendere la libertà: 787 inglesi, 387 indiani, 50 sudafricani, 27 neozelandesi e 20 canadesi

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Il 25 aprile tra i ragazzi caduti in terra straniera per difendere la libertà: 787 inglesi, 387 indiani, 50 sudafricani, 27 neozelandesi e 20 canadesi

Oltre 500 sono gli extracomunitari venuti qui a morire per liberare il nostro paese dall’oppressione nazista. Per questo mi sembra giusto ricordarsi di loro in modo particolare, mentre invece spesso li sbeffeggiamo come inutili “risorse”

 

Il 25 aprile è l’anniversario della fine della rivolta popolare e partigiana contro il nazi-fascismo, che coincide anche con la fine della seconda guerra mondiale; Resistenza che ha riscattato l’onore e la dignità del nostro paese nei confronti della comunità internazionale.
Le forze alleate sono state determinanti per la Liberazione ed anche qui in Italia hanno avuto i loro caduti: si stimano in 331.000 le vittime complessive.

La storia ha il compito di insegnare e dalla storia noi dobbiamo imparare, la storia ci ricorda e deve continuare a farci ricordare i sacrifici di chi ci ha preceduto, perché solo attraverso questa conoscenza riusciremo a capire chi siamo, ma soprattutto chi vogliamo essere. Dobbiamo allenare questa nostra capacità di ascolto. Dobbiamo imparare ad ascoltare la storia e le testimonianze come se fossero nostri amici che ci parlano all'orecchio.

Ogni italiano deve conoscere la storia dell'Italia, deve conoscere le persone che hanno reso l'Italia la nazione che noi oggi vediamo, le persone che hanno "fatto" l'Italia. Certo di deve essere fortunati, si deve incontrare l'insegnante giusto che ci fa capire, da subito, che la storia non è un insieme di date da imparare a memoria, un insieme di fatti da enumerare nelle interrogazioni, la storia è "come eravamo", "perché eravamo così", "cosa si potrebbe fare per migliorare". 

Ricordi collettivi preziosi che ci devono insegnare a non ripetere gli errori, proprio come si cerca di non ripetere gli errori nella propria vita personale. Ricordi che la scuola dovrebbe rendere linfa per il futuro dei giovani.

La memoria è un filo che cambia forma e colore. Per troppi anni è stato un filo spinato, poi un filo sottile quasi trasparente, un filo rosso di sangue e orgoglio, un filo di lino, di cotone, di lana, un filo di piombo, un filo della luce dove si radunano le rondini, un filo da pesca che lascia calli e cicatrici sulle mani. Sì la memoria è qualcosa di fisico, terra e sassi, acqua e pane. Non sono parole. Sono uomini e donne.

La memoria non è astrazione, non è ricordo. La memoria è qualcosa di forte che ti sbatte davanti quello che siamo, che strada abbiamo fatto. Sono nomi, professioni, spenti a venti, trent'anni, quando la vita si meriterebbe sogni e non pallottole.

Ovunque noi saremo il 25 aprile, non importa in un corteo, in un manifestazione... Esercitiamo la memoria. Tiriamo quel filo, la tensione civile e morale è la nostra forma di pacifica resistenza. Ieri, oggi e sempre in qualsiasi parte del mondo c'è qualcuno che resiste, abbandonarlo è spezzare quel filo.

Ogni tempo ha la sua, lo scopo è lo stesso: libertà, dignità, speranza in un mondo in cui non c'è nessun bisogno di esercitare un'idea, una  latitudine anagrafica, una forza rispetto ad un'altra.

Quel filo è lento e inesorabile ma la sostanza e il colore lo scegliamo noi, lo costruiamo

(Da una riflessione di Albano Ricci e Alessandro Caneschi)



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