Prima Pagina | L'opinione | Ordine dei giornalisti: un fortino fascista da cancellare con urgenza

Ordine dei giornalisti: un fortino fascista da cancellare con urgenza

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
Ordine dei giornalisti: un fortino fascista da cancellare con urgenza

E’ di questi giorni la richiesta di revisione delle iscrizioni dei giornalisti all’ordine professionale. Il requisito essenziale per la permanenza non è scrivere, bene o male, poco o tanto che sia, ma essere pagati! A questo è ormai ridotta la professione del giornalista: a richiedere la dimostrazione esplicita dei pagamenti ricevuti. Dove andate? Cosa portate? Si ma quanti siete? Un Fiorino!

Evidentemente l’ordine dei giornalisti è preoccupato per tutti quei giornalisti che sono costretti ad accettare di collaborare perfino senza retribuzione, pur di continuare ad alimentare la speranza di una opportunità futura. Un “volontariato” di necessità che danneggia anche tutti gli altri colleghi, perché promuove una forma di concorrenza al ribasso, che fa traballare la muraglia. 

Ecco la soluzione: applicando una legge del ’63, cancellare dall'ordine tutti coloro che non possono dimostrare con le carte, di non essere stati adeguatamente pagati per il loro lavoro. Come si dice in Toscana: becchi e bastonati!  

L'Ordine dei giornalisti si è ormai costituito casta, e cerca in qualsiasi modo di frenare l'accesso alla professione, addirittura avendo creato una casta della casta, attraverso la distinzione tra pubblicisti e professionisti, determinando degli ostacoli sociali addirittura di ordine economico. Pure la Gabbanelli pare non sia riuscita ad entrare nella elite!

L’Italia è un unicum europeo. Un sistema di gestione dell’informazione antiliberale e profondamente oscurantista. Scriveva Grillo sul suo blog nel 2008, un ironico riferimento al fatto che Hitler avesse deciso di copiare tutto da Mussolini e dal fascismo... «Tranne una cosa: l’albo professionale dei giornalisti. Non aveva abbastanza pelo sullo stomaco».

Ad abolirlo ci hanno provato un po’ tutti: i radicali in primis ovviamente, ma pure i repubblicani che nel 1972, con tre deputati, Francesco Compagna, Pasquale Bandiera e Adolfo Battaglia, firmarono la prima proposta di abolizione, ma anche liberali, missini, popolari, berlusconiani, renziani e pure i grillini che al Senato hanno presentato due disegni di legge per cancellare in un colpo solo sia l’Ordine dei giornalisti sia i contributi pubblici all’editoria. A firmarlo sono stati tutti i senatori del M5s, con il capogruppo Vito Crimi in testa. Beppe Grillo l’aveva promesso fin dai primi Vaffa-day, attaccando il mondo dell’informazione («una casta») e definendo fascista quell’albo obbligatorio istituito in Italia prima nel 1925 e poi con la legge numero 69 del 1963

C’è chi l’attacco l’ha sferrato in Parlamento, e chi, invece, ha chiesto aiuto alle piazze, raccogliendo come i radicali, le firme per un referendum abrogativo. Negli anni Ottanta, Marco Pannella e Francesco Rutelli, proposero di sostituire l’albo obbligatorio con una «carta d’identità professionale» sul modello francese. L’idea di Pannella piacque così tanto che fu riproposta nelle successive due legislature, il 27 aprile del 1992 e il 26 settembre del 1994. Sempre nel 1992 la stessa strada fu percorsa da Giuseppe Tatarella, all’epoca deputato del Movimento sociale italiano, e da otto parlamentari del Partito liberale italiano.

Nel 1994 ci provò Marco Taradash: fu sottoscritta da altri 104 deputati di tutto l’arco costituzionale, da destra a sinistra: c’erano quelli di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del Ccd, della Lega Nord, dei Progressisti, del Ppi, del gruppo misto. Sembravano esserci i numeri, sembrava potesse realizzarsi una convergenza sull’obiettivo di liberalizzare totalmente la professione. Invece fu un'altro flop! 

Nel 1997 l’attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, fece una proposta addolcita: la sostituzione dell’Ordine con un “Consiglio superiore dell’informazione”, che tutelasse l’autonomia professionale e il rispetto della deontologia

Nel 2010 il senatore Raffaele Lauro (PdL) presentò un disegno di legge con due punti fermi: cancellare l’Ordine dei giornalisti e i contributi all’editoria.

Niente da fare: la casta è piu’ inossidibale dell’acciaio. Un ordine è così forte da sopravvivere ancora con la stessa organizzazione del 1925 e le stesse regole del 1963.

Signore e signori: questa è l'Italia!  

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0