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L’intollerabile leggerezza del webete

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L’intollerabile leggerezza del webete

Questa immagine, corredata dalla didascalia “L’eccidio”...

... è stata utilizzata per pubblicizzare la messa in scena al Teatro Pietro Aretino di “108 Vallucciole, un’orazione civile", una produzione di NATA con la regia di Alessandra Aricò.

Niente da dire sui nobili intenti della Compagnia Teatrale alla quale va riconosciuto il merito di essersi impegnata nell’opera di conservazione di una memoria così drammatica come la strage di Vallucciole e delle altre località casentinesi.

Voglio invece allargare il commento, senza per altro sapere il motivo per il quale questa foto sia stata scelta per accompagnare il testo su Vallucciole, visto che con Vallucciole non c’entra proprio niente.

Non me ne vogliano gli amici de La Nazione che l’hanno pubblicata, ma di questa immagine viene fatto, da tempo, un uso distorto, nell’ambito di un modo d’agire che, purtroppo, contempla l’utilizzazione a casaccio di repertori fotografici storici, col solo scopo di creare un determinato “effetto-immagine”.

In questo modo, però, una fotografia tanto tragica viene trasformata da documento storico quale è, in generica “immagine di repertorio”, un sistema che crea talvolta ingorghi storici davvero riprovevoli.

Chi avesse voluto rappresentare la strage di Vallucciole poteva ricorrere ad alcune fotografie (certo, di scarsa qualità) che sono tragicamente note. Invece si va a “pescare” altrove, senza verifiche, né confronti.

Infatti, la stessa immagine, tagliata e ritagliata, viene presentata sul web, regno incontrastato del copia-incolla, ora come esito della strage nazista di Vallucciole, ora di quella di Boves, mentre l’osannato Wikipedia al quale fanno sempre ricorso quelli che non sanno niente di un determinato argomento (e qui La Nazione non c’entra più), la presenta nella pagina dell’eccidio di Civitella in Val di Chiana con tanto di didascalia che recita: “I cadaveri di alcune vittime al termine dell'eccidio”,

quando invece sappiamo, per esperienza diretta, che ad oggi, non esistono immagini sulle vittime di quella strage: ciò che esiste, ed è noto da anni, è il repertorio dei fotografi e cineoperatori dell’apposito reparto dell’VIII Armata inglese, che giunse a Civitella quando i sopravvissuti (per lo più le donne) avevano provveduto a trasportare i resti delle vittime al cimitero.

L’uso di quella immagine è perciò fuorviante e diventa offensivo: il soggetto rappresentato non è Vallucciole, né Civitella; anzi: per molti anni i parenti ed i sopravvissuti dell’eccidio di Civitella hanno letteralmente dato la caccia ad immagini di fonte tedesca che documentassero gli esiti di quella feroce esecuzione di innocenti e si sono sempre sentiti dire che foto del genere non esistono, tanto che non ne acquisì nemmeno la Procura Militare di La Spezia che svolse le indagini del relativo processo.

Il fatto di pubblicare immagini che ripropongono questo dubbio è assolutamente deplorevole.

A questo si aggiunga che il taglio dell’immagine (che voleva forse mascherare elementi architettonici che consentissero il riconoscimento del luogo) fa pensare alla malafede di chi l’ha diffusa.

La fotografia-documento, quella originale, fa parte di una serie che riguarda la strage di Lidice, fra le quali ci sono queste

 

L’ultima ha anche una chiara didascalia che recita: “Uomini massacrati nel villaggio di Lidice come rappresaglia per l'assassinio di Reinhard Heydrich” ed è stata pubblicata da Česká Televize, con la segnalazione della fonte certa: lidice-memorial.cz, siaubas.com. Si tratta cioè di una immagine che documenta l’eccidio compiuto dai nazisti nella città della Boemia centrale che per ordine di Hitler doveva essere cancellata dalla faccia della terra come rappresaglia per l'assassinio di Reinhard Heydrich,  "Protettore del Reich" in Boemia e Moravia: tutti i maschi di oltre 16 anni uccisi, tutte le donne deportate nei lager, e così i loro bambini, dopo averli separati dalle madri.

Qualora non fosse sufficiente, la fonte è confermata in altri siti, come historiana.eu/case-study/sudeten-germans/heydrichs-assassination-and-nazi-retaliation.

A che giova millantare le immagini una strage commessa dai nazisti in un luogo per quella commessa dai medesimi stragisti in un altro luogo? Una strage vale l’altra? Troppo semplicistico, perché allora non avrebbe senso associare una immagine ad un luogo.

Una spiegazione potrebbero forse darla i dotti webmasters di “antiwarsongs.org”, oppure di “diolontanoevicino.wordpress.com” oppure l’imbecille che ha mistificato l’immagine su Wikipedia, contenitore “scientifico” degli ignoranti.

Sono queste circostanze a confermare le ormai celebri affermazioni di Umberto Eco circa un certo uso del web.

Enzo Gradassi

 

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