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“I BOC: un’idea poco sfruttata. Perché non ad Arezzo?”

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“I BOC: un’idea poco sfruttata. Perché non ad Arezzo?”

 

Negli ultimi anni le finanze degli enti locali, sopratutto dei Comuni, si sono ridotte al lumicino.  Scarse risorse da parte del Governo centrale, insulsi patti di stabilità che strangolano la crescita e la ripresa, alienazioni di beni immobili ridotte a zero.

Insomma un Comune oggi in Italia rischia veramente di bloccare la propria macchina e operatività amministrativa non tanto per motivi di scarsa progettualità o per mancanza di idee ma semplicemente per mancanza di denaro fresco per investimenti duraturi.

Esiste uno strumento finanziario molto pratico, agile e veloce,  poco utilizzato dalle varie amministrazioni comunali ma che può essere una soluzione pronta ed efficace per risolvere la continua mancanza di liquidità,  sopratutto per opere infrastrutturali o di più ampio respiro, i Buoni Ordinari, comunemente abbreviati in BOC.

I BOC sono titoli emessi da un Comune, come potrebbe essere Arezzo: si collocano presso i risparmiatori e il mercato e l’impiego delle risorse derivanti dal loro acquisto viene vincolato al finanziamento di investimenti in progetti specifici. Semplificando, per fare una scuola, una palestra, un centro sociale, opere di viabilità e infrastrutturali, anziché accendere un mutuo, si può ricorrere all’emissione di BOC. Con i quali non si può invece finanziare la spesa corrente.

Considerando che il rendimento non può essere superiore di un punto percentuale rispetto a quanto già garantiscono i titoli di stato ordinari, i BOT, ricorrere ai BOC avrebbe un doppio vantaggio: una spesa di interessi molto minore di un mutuo ordinario e la possibilità di far partecipare la gente comune, il risparmiatore di tutti i giorni, oltre ad attori istituzionali, al rilancio della propria città. Perché non Arezzo?

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