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ELEA 9003 custodito a Bibbiena: l’ultimo simbolo di Adriano Olivetti

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ELEA 9003 custodito a Bibbiena: l’ultimo simbolo di Adriano Olivetti

Quando l’elettronica italiana contava nel mondo

 

Elea 9003 (Macchina 1T), è uno dei modelli di calcolatori mainframe ad altissime prestazioni sviluppati dall'Olivetti facenti parte della famiglia Olivetti Elea. Si tratta del primo computer a transistor commerciale prodotto in Italia ed uno dei primi del mondo.

Fu concepito, progettato e sviluppato tra il 1957 e il 1959 da un piccolo gruppo di giovani ricercatori guidati da Mario Tchou.

Le vicende della Olivetti successive alla commercializzazione dei primi Elea 9003 sono note: la morte di Adriano Olivetti il 27 febbraio 1960, la morte di Mario Tchou in un incidente automobilistico il 9 novembre 1961, la vendita della divisione elettronica alla General Electric nel 1964 e lo stop dell’elettronica di Olivetti per almeno un decennio.

L'acronimo ELEA stava per ELaboratore Elettronico Aritmetico (successivamente modificato in Automatico per ragioni di marketing) e fu scelto come omaggio alla polis di Elea, colonia della Magna Grecia, sede della scuola eleatica di filosofia.

Progettato dall'ottobre 1957, fu interamente realizzato con tecnologia diode-transistor logic. Dal punto di vista logico, la macchina era dotata di capacità di multitasking, potendo gestire tre programmi contemporaneamente. Il design, estremamente innovativo, fu ideato dall'architetto Ettore Sottsass: il progetto, elegante e funzionale, valse a Sottsass il Compasso d'Oro anche se in realtà il design che venne premiato è quello del precedente Elea 9002, sempre di Sottsass, ma rinominato Elea 9003, probabilmente per ragioni di marketing.

Elea 9003 fu anche l'unico della serie a essere realmente commercializzato, in circa 40 esemplari, il primo dei quali (Elea 9003/01) fu installato alla Marzotto di Valdagno (VI), mentre il secondo (Elea 9003/02) fu venduto alla Banca Monte dei Paschi di Siena. Di questo esemplare, l'istituto bancario fece in seguito dono all'Itis "Enrico Fermi" di Bibbiena (AR), dove è ancora in funzione, utilizzato a fini didattici.

All'Elea 9003 è dedicata un'intera sala presso l'InteractionDesignLab di Milano. Un esemplare è inoltre esposto al Design Museum di Londra. Un esemplare è conservato al Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci di Milano e un altro esemplare (in questo caso solo parziale) al Museo delle poste e telecomunicazioni di Roma.

Il progetto di Elea 9003 iniziò con la realizzazione, nel 1957, di un prototipo sperimentale a valvole. La filosofia progettuale, ispirata alla drastica scelta in favore dell'uso esclusivo dei transistor, anche per le memorie, per le quali erano richieste erogazioni di corrente in regime impulsivo a livelli di intensità allora non raggiungibili con i transistor.

L'opzione comportò la progettazione ex novo dell'intera architettura, e il superamento dei problemi tecnici legati all'uso dei transistor, un lavoro che fu completato a metà del 1958, quando vide la luce il primo prototipo interamente a transistor.

Il sistema definitivo fu approntato nel 1959. Il nuovo sistema si presentava come un oggetto «assolutamente all'avanguardia» sotto ogni punto di vista: per «concezione logico-sistemistica, tecnologia costruttiva e design».

La potenza di calcolo (di circa 8-10 000 istruzioni al secondo) fu per alcuni anni superiore a quella dei concorrenti e l'uptime - come per tutti i computer dell'epoca - era inferiore al 50%, specialmente nella periferica a nastro. Questo significava avere a disposizione il computer tra la tarda mattina ed il pomeriggio-sera, quando veniva riconsegnato ai tecnici. La necessità di disporre di 300 000 transistor e diodi molto affidabili per ogni calcolatore convinse Adriano Olivetti a realizzare una fonderia, denominata Società Generale Semiconduttori (SGS), in cooperazione con la società Telettra. La SGS diventerà in seguito la ST Microelectronics.

Il computer disponeva di una memoria a nuclei di ferrite di 20 000 posizioni, estendibile fino a 160.000. Il concetto di "word" non esisteva, e in una posizione di memoria si poteva scrivere un solo carattere alfanumerico. Una "istruzione" era composta da 8 caratteri e veniva letta in 80 microsecondi. Il tempo di esecuzione di una istruzione era variabile e dipendente dal tipo dell'istruzione stessa. Il sistema non disponeva di un sistema operativo, esigenza allora sconosciuta, e lo si poteva programmare mediante linguaggio base o linguaggio macchina, cioè scrivendo tutto il programma istruzione per istruzione.

Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia

Da un punto di vista esteriore, il calcolatore si presentava composto da moduli compatti, «a misura d'uomo», ben diversi dai consueti grandi armadi che raggiungevano il soffitto. Innovativo era anche il cablaggio tra i diversi moduli: il passaggio dei fasci di cavi, anziché sotto-pavimento, avveniva in eleganti condotti aerei, realizzati con blindosbarre progettate ad hoc. Il progetto, il cui profilo estetico era stato curato da Ettore Sottsass, fu presentato nel 1959 alla Fiera Campionaria di Milano.

Si tratta di uno dei prodotti di design italiano più rilevanti del ventesimo secolo; rilevanza riconosciutagli sin dal primo anno di commercializzazione (1959) con il premio Compasso d'Oro, sia negli anni successivi entrando nelle collezioni permanenti di alcuni dei più importanti musei dedicati al disegno industriale di tutto il mondo. Per lo studio di interazione, ergonomia e usabilità, per lo studio degli assemblaggi, della disposizione dei volumi e degli ingombri e per l'innovativa scelta di utilizzare una logica "modulare" (studi e soluzioni che mai erano stati eseguiti prima per un apparecchio di questo tipo) la rilevanza nel campo del design può essere considerata di pari valore di quella nel campo informatico.

L'Elea 9003 appartenuto al Monte dei Paschi di Siena è oggi custodito all'Istituto Tecnico "Enrico Fermi" di Bibbiena (AR).

Il calcolatore fu donato dalla banca negli anni settanta e, in poco tempo, fu smontato e rimontato nella nuova sede da Mario Babbini, il tecnico che ancora oggi si dedica fortemente a tenerlo in vita perfettamente funzionante (unico esemplare ancora funzionante) e a mostrarlo agli appassionati che si recano a Bibbiena.

Questo esemplare è parzialmente funzionante e viene preservato dall 'Istituto Tecnico "Enrico Fermi", la sua manutenzione invece è affidata principalmente ad ex tecnici Olivetti che si recano periodicamente presso l'istituto. Oggi il futuro della macchina è in dubbio: c’è chi lo vorrebbe trasferire in un museo, ma così facendo lo “romperebbe”, perché non sarebbe più possibile riavviare una macchina con quasi 40 km di cavi di rame avvolti in fibra di vetro ormai fragilissimi, tutti tessuti a mano.

Un tesoro del “made in Italy” tecnologico e di design, l’ultimo simbolo di Adriano Olivetti, rimane appeso alla buona volontà di qualche volontario, alla disponibilità di un ITIS di provincia e al disinteresse pressoché assoluto d’istituzioni e aziende.

 

Bibliografia:

ELEA 9003: storia di una sfida industriale - Gli elaboratori elettronici Olivetti negli anni 1950-1960 di Franco Filippazzi Università di Udine - 21 maggio 2008

Breve cronistoria dei primi calcolatori Olivetti Giovanni A. Cignoni – Dipartimento di Informatica, Università di Pisa – marzo 2012

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