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Caro Paolo ti scrivo...

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Caro Paolo ti scrivo...

Ho ricevuto questa lettera che pubblico




 






Caro Paolo,

chiedo ospitalita’ a te per provare a interloquire con un pubblico piu’ vasto. Attorno al tema dell’immigrazione sta crescendo un clima ostile e pregiudiziale che non permette di fare ragionamenti un po’ piu’ lunghi, meno polemici.

Permettimi di rivolgere ai tuoi lettori alcune domande, che spero qualcuno con cognizione di causa vorra’ perdere tempo a soddisfare; diversamente auspico che contribuiscano ad un dibattito meno velenoso e lapidario.

1) Le risorse destinate all’accoglienza, se domattina fossero disponibili perche’ li rimandiamo tutti a casa, sarebbero destinabili a misure di aiuto per i nativi italiani in difficolta’ seduta stante?

2) Ma dei posti di lavoro creati a seguito dello sforzo straordinario sostenuto per allestire l’accoglienza, non importa niente a nessuno? Se domattina si chiude, questi italiani con impiego stabile ( piu’ o meno ) che devono fare? Emigrare?

3) Ma dell’indotto creato dall’accoglienza, specie quella fatta in maniera diffusa nel territorio, ne possiamo fare veramente a meno (affitti, abbigliamento, cibo eccetera)?

4) E’ veramente cosa buona che un’istituzione come la Fraternita esca da questo “scandaloso businness”? Non potrebbe in ragione della sua natura, essere invece il punto di raccordo tra pubblico e privato, per elaborare strategie, buone prassi, gestione trasparente delle risorse?

5) Non sarebbe forse compito della politica fare in modo che le cose necessarie fossero fatte per bene, piuttosto che chiudersi in un atteggiamento molto miope del tipo “io con questi non ci voglio avere niente a che fare”? 

Grazie.

Lettera firmata

 

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