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Ghinelli lancia una provocazione destinata a restare tale

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Ghinelli lancia una provocazione destinata a restare tale

Il sindaco se la prende con la riforma Bassanini, che ha ingessato il sistema fino a renderlo costosissimo ma soprattutto improduttivo. Invoca un governo di centro destra per poterlo riformare: non accadrà mai! Chiunque ci proverà farà infatti la fine di Renzi.

 

L’intento di Bassanini e della sua riforma, almeno sulla carta, era corretto: aumentare le retribuzioni per attirare il capitale umano di qualità nella pubblica amministrazione che altrimenti, con i suoi stipendi dell'epoca anteriforma, non era in grado di farlo. Per raggiungere questo obiettivo si voleva creare una osmosi continuativa tra settore pubblico e quello privato.

Un intento saggio e nella migliore tradizione liberal: avere manager di elevata formazione, magari solo per quattro o cinque anni, provenendo dal business, per poi farli tornare al privato dopo aver arricchito la pubblica amministrazione con le loro qualità. Gli USA sono scuola per questo. 

Come tutte le riforme fatte all’italiana, il risultato è stato diverso, anzi opposto a quello che si era immaginato: la riforma non ha prodotto alcuna osmosi, perché in Italia è impensabile un turn over dirigenziale. La riforma ha semplicemente raddoppiato gli stipendi dei dirigenti della pubblica amministrazione, senza ottenere nessuna osmosi professionale. Questi infatti possono godere di tutte le tutele sindacali dei normali dipendenti pubblici, godendo al contempo dei livelli salariali dei manager privati.

Mentre nel settore privato un dirigente deve dimostrare sul campo il suo valore, o se ne torna a casa piu’ rapidamente di come è arrivato, nel settore pubblico questo non può accadere (o semplicemente non accade) mai. Si ereditano dirigenti che vengono da passati piu’ o meno remoti, selezionati in base a criteri sconosciuti, e con quelli oggi si devono fare i conti. Ma anche i concorsi di selezione, anche se raramente se ne fanno (ma se ne fanno), soffrono di tutti i limiti che nascono dal metodo di selezione che è sostanzialmente mnemonico. Probabilmente davanti ad un test di selezione anche Marchionne arriverebbe “esimo”, eppure non credo che il gruppo Fiat sarebbe disposto a sostituirlo con un teorico studioso e preparatissimo. Perché oltre la cultura di base per essere un manager, serve "molto di più". E questo "di più" nessuna scuola potrà mai insegnartelo.     

Alla fine la riforma Bassanini ha scaricato tutto sui bilanci pubblici, semplicemente limitandosi a pagare "di più" lo stesso capitale umano del quale già si disponeva in precedenza.

E’ riformabile il sistema? Non credo. La classe dirigente selezionata dopo la riforma, anche se composta da manager di scarso valore, è stata in grado di costituirsi casta e oggi detiene tutte le leve del potere. Sia in ambito locale, ma tanto piu’ in quello centrale. Questo è il vero zoccolo duro davanti al quale è sostanzialmente impossibile scontrarsi senza soccombere.

Adesso il quadro politico è stato sostituito interamente, ma dubito che le nuove leve avranno la forza, il coraggio e la capacità di mettere mano e incidere su quel potere che si è stratificato in profondità. Ma se per un istante cambio l’ottica da cui osservo la gestione della cosa pubblica italiana, cambiano anche i riferimenti politici: chi piu’ è conservatore oggi in Italia dei sindacati?

Caro sindaco, come puoi pretendere che un partito che ben rappresenta la destra conservatrice, si faccia promotore di un processo riformatore?

Berlusconi ha iniziato la sua storia politica con grandi ambizioni di riforma, ha avuto numeri bulgari per farlo, ed alla fine ha pagato personalmente i suoi inutili tentativi. Non solo non è riuscito a spostare il paese di una virgola, ma se possibile è riuscito ad insabbiarlo ancora di piu’ nella melma dei conservatorismi. Perché questa è la parola che dovrebbe spaventare - ma non succede - gli amici della destra italiana: la conservazione. Una parola che in Italia non ha un significato politico, ma classista: conservazione del potere, conservazione dei privilegi, conservazione delle rendite di posizione ma che si trasforma in sperpero di denaro pubblico, aumento dei costi della macchina statale e alla fine aumento della pressione fiscale.

Davanti alla vera casta del potere, è affondato miseramente anche Renzi, al quale è mancata forse la preparazione adeguata allo scontro, ma non certo l’entusiasmo e la volontà di provarci. Comprensibile in questa ottica, il sostegno trasversale offerto da Silvio (ma raramente dai suoi, che hanno visioni molto miopi e questo mi angoscia per il futuro) che ha veramente sperato che attraverso un largo schieramento di opinione, sarebbe stato possibile finalmente rompere la cupola che governa lo stato, mentre la ciurma degli utili idioti del Bel Paese gridava in coro contro i berluschini. Entrambi son finiti col combattere i populisti scendendo sullo stesso piano dei populisti, entrambi stritolati dalla sovrapposizione plastica tra le veline delle procure e le linee editoriali di alcuni giornali, in un paese in cui si crede che il moralismo possa essere spesso un magnifico surrogato del riformismo, praticando il conseguente linciaggio applicato sistematicamente a tutti coloro che tendono a considerare l’emergenza produttività o l’emergenza pressione fiscale, "leggermente più grave" dell’emergenza vitalizio o dell’emergenza auto blu.

Caro sindaco questa è l’Italia: un paese dove il cambiamento va bene, “purchè fuori dall’orto di casa mia”. Ebbene si: hanno fallito entrambi!

Il vero campione mediatico di questa conservazione è stato Travaglio: non so se in forma inconsapevole o convintamente; il piu' grande professionista dell'anticasta, ma che sulla casta ha fondato la sua fortuna. Di fatto la casta che dichiara spesso di voler combattere, è grazie alle battaglie sue e di quelli come lui che oggi è piu’ forte che mai.

I nuovi signori della polticia, Salvini e Di Maio in testa, sanno ormai benissimo che se vogliono continuare a far finta di esercitarlo (il potere) devono piegarsi e se possibile non toccare nulla. Al massimo trastullandosi con provvedimenti di effetto, ma mai di sostanza, perchè questo è un paese in cui tutti vogliono un posto di timonieri, ma nessuno poi ha la minima intenzione di viaggiare e far viaggiare la barca, tutti vogliono essere al posto di comando ma si guardano bene dal comandare per dirigersi lungo una qualche rotta, tutti pensano a quale sarà il posto successivo, e a come destreggiarsi per ottenerlo e chi prova ad andare contro corrente, sarà ripudiato!

E così sarà, in perfetta sintonia con il gattopardismo italiano: che tutto cambi, affinchè nulla cambi… ma in realtà scivolando lentamente ma inesorabilmente, verso l’ecatombe finale! 

 

 

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