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Arezzo ed i luoghi comuni. Ospiti e commenti nella trasmissione con ConchitaDeGregorio.

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Arezzo ed i luoghi comuni. Ospiti e commenti nella trasmissione con ConchitaDeGregorio.

Non avevo mai visto la trasmissione di Rai3, ma ne stimavo la conduttrice, prima.



Dopo la puntata dedicata ad Arezzo debbo ritenere che dia solo fiato a luoghi comuni, ovviamente del passato: espressi nel caso aretino da maître à penser locali. 
Oro e cioccolato, furberie fino alla illegalità, evasione IVA, scarpe grosse-cervello fino, curva Fanfani, confraternite, città papalina, botoli ringhiosi, potere fra chiesa-partito-massoneria, non ci si gioca il cacio vinto; giusto uno striminziato riepilogo delle povere parole uscite dalle bocche della conduttrice e di: sindaco paracadutista, figlio di sindaco paracadutista, scienziati-cantanti, poro sconfitto, professore romano, ex-preside, movimentista organizzatore, ministrina, capelli-al-vento, rinviata-a-giudizio, burattinaio.
Sì, persino il-grande-burattinaio Licio Gelli compare ripetutamente nei 40 minuti di puntata.
La DeGregorio arriva a descrivere la madonna del Parto come cosa aretina, roba che a Monterchi gni sarà venuto un coccolone. Sino a dimenticare che per gli aretini esiste una sola madonna, quella del conforto. Io certo non voglio rifarmi della sottrazione della chimera, a me carissima, a spese delle comunità dei dintorni. Ma qualcuno lo pensa!
Una visione a 180°, tutta al passato con infarcitura di amenità recenti.
Trascurando gli sforzi che tante imprese e cittadini fanno per affrancarsene. Proprio da quelli che dovrebbero essere la crema della città per visione e posizione, arrivano parole demoralizzanti.
Una illustrazione ingiusta della Arezzo attuale che deve tirarsi fuori dalle melme che quelli hanno sparso a piene mani per continuare a esserne dominus. 
Dando voce a chi ha affossato Arezzo, mancavano solo un paio di sindaci del recente passato, gli ultimi due consigli d'amministrazione di Betruria, qualche parlamentare eletto in città.
Tutti a dare la colpa a qualcun altro, chissà dove erano sinora. 
Sembra che anche il fallimento di alcune aziende del territorio sia colpa del destino cinico e baro.
Se non si impara dagli errori, se non si fa pulizia degli escrementi, allora si resta così: io vedo gente che ci prova. Ma se questi soloni sono chiamati a rappresentare la città, il gioco si fa durissimo.

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