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Non sono entusiasta di fare il sindaco per altri 5 anni.

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Non sono entusiasta di fare il sindaco per altri 5 anni.

Arezzo è chiusa, piccola, raccolta. Quasi troppo raccolta. Come se chi arriva desse fastidio. C'è stato un momento in cui non avevamo bisogno arrivasse nessuno'- dicono le signore chic - [...] C'è stato in momento in cui Arezzo è passata dal trattore alle Ferrari. La fine dell’età dell’oro, la morte di Gelli, il crollo della Banca. Nessuno sa più da dove ripartire. Sono solo le piccole cose che cambiano. Il resto resta lì.

Ho finito solo adesso di guardare in streaming la trasmissione della Concita. Belle le immagini della nostra città, caricaturale la visione degli aretini, surreale la spartizione dei poteri. Alla fine mi è sembrata un frullato di luoghi comuni. Di situazioni mescolate, come ci trovassimo nella officina di un alchimista, ma che in realtà non generano la sostanza voluta, ne residua solo una mescolanza indistinta di concetti che non si amalgamano.

Tuttavia la Concita ha saputo fare una cosa complessa: è riuscita a rendere guardabile anche la noia. Per farlo si è servita di qualche clichet un po’stantio ma pur sempre attraente ed infine di molta poesia, che non fa mai male. Le immagini sono eccellenti. Curate e montate come solo i professionisti della RAI e con i mezzi della RAI, sono in grado di fare. I problemi sono stati affrontati con banalità, ma in fondo questo era lo scopo: una trasmissione leggera e non di approfondimento, per mostrare la provincia italiana. Senza però l'aggiunta delle note misteriche, sarebbe stata noiosa. 

Ringrazio Drigo per aver contribuito pienamente a rendere bene questo alone di inconcludenza sostanziale.

I  botoli ringhiosi

Tuttavia, restando sul generico, posso dire che la dichiarazione citata nel sottotitolo me la son sentita gettare addosso piu’ di una volta. Persone che giungevano ad Arezzo da fuori, per motivi di lavoro o di studio, mi confermavano la sensazione che Arezzo fosse una città chiusa, in cui era particolarmente difficile entrare per un forestiero che qui venisse a vivere. Ho ripensato spesso a questo nel corso della mia vita. Piu’ di una volta l’ho sentita rimproverare: evidentemente ci deve pur essere un fondo di verità. Non mi ha mai fatto piacere sentir descrivere la mia gente come poco accogliente, sempre diffidente, non molto inclusiva. Quasi che la descrizione di Dante, sia diventato un mantra da onorare e l’aretinità un valore da difendere. Ce ne scampi e liberi!

La banca del territorio.

Abbiamo sentito che la banca è stata fondata dai massoni, il cui presidente era espressione della massoneria. Ci si fa forti di una improvvida dichiarazione di Stefano Bisi, buttata là senza manco sapere di cosa si parla.

Chi erano? Nessuno lo sa. In quale loggia fu deciso di fondare una banca? Nessuno lo sa. Come partecipò la massoneria a questa fondazione? Nessuno lo sa. Non esiste un solo verbale in cui è citata questa volontà. Ho cercato a lungo questa relazione, ne ho parlato con eminenti storici della massoneria, ma nessuno ha mai saputo se ci fosse stata veramente un’azione positiva della massoneria e se coloro che dettero vita al primo nucleo della banca fossero stati anche massoni.

Forse le erano. Ma forse erano anche tante altre cose. Probabilmente erano pure liberali o monarchici, garibaldini o carbonari, anticlericali o credenti e si recavano a messa ogni domenica. E con questo?

Il presidente, dice Concita, era espressione della massoneria. E come avveniva questa manifestazione di volontà? Nessuno lo sa. Manco tra i massoni per essere precisi. Forse per alzata di mano, per acclamazione, per votazione segreta, o forse cantando in coro “tre civette sul comò”. 

Se si prova a chiedere a chi lo afferma con grande sicumera, ci si sente rispondere che “lo sanno tutti”. Ma non è una risposta. Un tempo tutti sapevano che la Terra era piatta.

Il consiglio di amministrazione, all’interno del quale si eleggeva il nuovo presidente, è stato invece a lungo espressione del territorio: gioia e disgrazia della banca.

Vi trovava posto il presidente di Confindustria, il presidente di Confcommercio (otto mesi e per disgrazia, ma che le sono costati carissimi), rappresentanti di Confartigianato e degli agricoltori. Il rappresentante dell’ordine dei commercialisti, di quello dei notai e quello degli avvocati ci provava. Lo stesso Boschi sedeva in quel consiglio in quota confcoperative. Altro che massoneria! Negli ultimi 25 anni, se si eccettua Faralli, neppure un massone per disgrazia era seduto in quel consiglio. Ma il ritornello va…

In quanto alla banca del territorio, essenziale al territorio, ho moltissimi dubbi. Banca Etruria da troppi anni in difficoltà, vivacchiava senza incidere affatto in quel territorio dove servono prima di tutto banche capaci di fare il loro mestiere. Nel settore mutui non ha mai brillato. Per molto tempo si è limitata ad intermediare il Fondiario Spa che era il vero ente mutuante, limitandosi ad incassare provvigione. Il sostegno alle grandi industrie è sempre stato difficile, preferendo queste ultime, sistemi di corporate con ben altre capacità e assistenza internazionale. Ed anche il prestito d’uso era ormai in declino: l’oro e l’oreficeria come beni di consumo sono ormai tramontati, insieme ai tempi in cui battesimi, cresime e comunioni, erano omaggiate da braccialettini, catenine e medagliette in oro. Adesso si va per smartphone o console di ultima generazione e un po’ di chincaglieria quando si diventa grandi.

E’ il mercato, le sue leggi e la sua moda, piu’ che la concorrenza, ad aver affondato la città dell’oro. Ovvio che in un settore diventato di nicchia e residuale, la concorrenza ha assestato il colpo finale.

Licio gelli

Immancabile, come fu per il Sole24ore, la citazione di Gelli. Chiariamo una volta per tutte: Gelli sta alla massoneria, come il cocomero sta al pranzo di Natale.

Prese in affitto il nome di una loggia storica, la Propaganda2, e ne fece un uso personale e spregiudicatissimo, che nulla aveva a che vedere col resto dell’obbedienza, servendosi di questa esclusivamente per il nome e l’aurea di mistero che la circonda e senza mai entrare in contatto, neppur fugace o causale, con la massoneria aretina.

Venne ad Arezzo intorno a metà degli anni ’60, per una bislacca attività imprenditoriale e vi rimase alle dipendenze di una azienda di abbigliamento. La P2 seguì la sua personale vicenda, ma se fosse andato a vivere a Buonconvento o all’Impruneta, nulla avrebbe collegato l’uomo a questa città. I suoi archivi sono stati donati a Pistoia, sua città natale e anche il suo corpo è stato qui riportato. Un accidente storico casuale nella vita di Arezzo.

La Chiesa

Altro argomento in grado di suscitare interesse, è l’istituzione che nel bene e nel male ha fatto la storia del mondo occidentale. Ma se proviamo a chiedere in cosa consista questo potere, ancora una volta nessuno lo sa. “Lo sanno tutti”, ti senti rispondere, come se la vox populi avesse da un punto di vista storico, la benchè minima rilevanza. Proprio in questo periodo abbiamo festeggiato la vox populi che fece liberare Barabba!

Si è cercato così di accreditare il passaggio nella gestione della banca, dalla massoneria, nientepopodimeno che all’Opus Dei. I romanzi di Dan Brown riescono a far nascere evidentemente strane mescolanze tra realtà e finzione. Ottimo sistema per deresponsabilizzare un tessuto imprenditoriale che ha le maggiori responsabilità. E ad un popolo sommamente ignorante, è facile fargli bere qualunque sciocchezza.  In una saggio di Antonio Sgobba, ben si racconta questo clima. Ogni anno l’Ipsos Mori diffonde il suo Index of Ignorance, rilevazione statistica in grado di indicarci il paese più ignorante del mondo occidentale: l’Italia.

Attraverso una serie di test sociali, si è scoperto gli italiani credono che nel loro paese i disoccupati siano il 49 per cento (sono il 12). Che gli over 65 siano il 48 per cento (sono il 21). Che gli immigrati siano il 30 per cento (sono il 7). Che le ragazze madri siano il 17 per cento (sono lo 0,5). Ad un popolo di creduloni, va benissimo fargli bere qualsiasi sciocchezza!

Il sindaco.

Qualcuno si è scandalizzato della dichiarazione del sindaco aviatore che ammette candidamente di non essere entusiasta di rifare il sindaco altri 5 anni con una maggioranza così. Se può consolare, voglio che si sappia che questo sentimento è diffusissimo in Italia. Sono moltissimi i sindaci che affrontano il secondo mandato con angoscia piu’ che con entusiasmo. Fare il sindaco è un lavoro ingrato, malpagato, carico di responsabilità politiche, sociali, penali e civili. Il parafulmine dei problemi e l’oggetto delle critiche. Spesso sorretti da maggioranze brancaleoniche, possono fare poco affidamento anche su alleati e collaboratori. Raccontando la sua esperienza da assessore della giunta Lucherini, sembrava di avvertire il rimpianto di quando, protetto a sua volta dal sindaco parafulmine, poteva dedicarsi ai progetti che lo gratificavano. Ma era un altra era geologica, un altro mondo con ben altre disponibilità economiche. 

Spesso alla fine del mandato inoltre, se questo è svolto nel pieno della propria attività lavorativa, un sindaco si ritrova massacrato economicamente e civilmente. Nel quadro istituzionale di oggi, si può decidere per questa avventura solo se si è al termine della propria storia lavorativa. Economicamente poi non è mai vantaggioso: un sindaco guadagna meno dell’ultimo dei suoi dirigenti.

In una intervista fiume al sindaco del nuovo millennio (fatta insieme ad Angelo Rossi) Luigi Lucherini e che presto si traformerà in un libro sulla storia recente della politica aretina, l’ex sindaco si è dilungato sul perché abbia accettato la sua candidatura, con il retropensiero non detto, che potendo tornare indietro non accetterebbe mai di farlo ancora. Ma anche il successore ha sofferto i medesimi problemi. Durante il secondo mandato era avvertibile la stanchezza e il desiderio di andarsene, cosa che fece con gran gioia, non appena ne ebbe l’occasione.

In definitiva il programma della Concita è stato un bellissimo spottone per i Negrita, per la massoneria e anche un po' per Arezzo Wave, che ha visto la sua fine non per una non meglio identificata volontà politica, ma per la crisi economica che ha tagliato il sostegno (i denari dei contribuenti) su cui poggiava il festival. Al posto del sindaco avrei evitato di dare la colpa alla Lega, alleato che sembra considerato un po’ troglodita e un po’ oscurantista. Mi è sembrata una affermazione scorrettina... almeno politicamente! 

 

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