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Indagini della Polizia Municipale su presunti abusi tra minorenni in una comunità di Vitiano

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Indagini della Polizia Municipale su presunti abusi tra minorenni in una comunità di Vitiano

Abusi su una bambina all’interno di una comunità educativa da parte di due minori che si trovavano ospiti della stessa. Entrambi sono indagati dalla procura minorile di Firenze. I fatti sarebbero accaduti a Vitiano, frazione del Comune di Arezzo.

Due gli episodi di cui la bimba sarebbe stata vittima, di cui gli educatori non si sarebbero mai accorti. A far detonare la situazione il racconto di un terzo minore, fatto al padre, arrivato a Vitiano per la consueta visita del fine settimana. L’uomo ha informato le procure competenti, e quella dei minori ha disposto l’accertamento. L’operazione è stata condotta dalla polizia municipale di Arezzo e di Castiglion Fiorentino.

Le investigazioni sono coordinate dal procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Firenze Antonio Sangermano. Dieci agenti, accompagnati da uno psicologo, hanno riuniti i ragazzi e ascoltati. L’inchiesta potrebbe anche coinvolgere gli educatori, sia pure soltanto per l’omessa vigilanza. La struttura ospita fino a un massimo di dodici ragazzini fra i 10 e i 16 anni, assegnati dai servizi sociali o dal tribunale minorile e non necessariamente aretini. Sfuggono da situazioni di disagio ma ci sono anche casi in cui si rende indispensabile la tutela dalla famiglia.

Negano tutto i due ragazzini accusati della violenza sessuale, entrambi ancora ospitati nella comunità di Vitiano. La bambina di dieci anni è stata invece prelevata la mattina stessa del blitz e trasferita in un’altra comunità.

L’assessore Lucia Tanti: “pugno duro se il caso venisse accertato. E ora il Parlamento dia l’ok alle telecamere”

Il Comune di Arezzo collaborerà sempre nel primario interesse dei minori promuovendo tutte le azioni possibili al fine di prevenire ed evitare simili accadimenti. L’assessore alle politiche sociali Lucia Tanti commenta così quanto sarebbe accaduto: “riteniamo che alla luce di questi fatti si rafforzi l’esigenza di un sistema di telecamere. Confido che il Parlamento, appena insediato, abbia più coraggio. Noi faremo comunque la nostra parte”.

Se mi è consentita una chiosa a questa amara vicenda, credo sia necessario mantenere sempre un giudizio critico e prudenziale, senza sottovalutare infatti che in ogni caso ci potrebbe esserci un interesse contrapposto in coloro a cui è stato sottratto il minore, ad appesantire le situazioni relative alla comunità in cui sono stati accolti, o semplicemente ad accentuare fatti ed eventi qui accaduti.

Senza minimizzare i fatti dunque, è necessario al contrario impegnarsi con rigore alla ricerca della verità, lasciando però che siano le forze dell’ordine, gli psicologi e i magistrati ad accertare ciò che è accaduto, evitando di cavalcare strumentalmente la vicenda.

In ultimo credo che nessuna telecamera potrà mai essere in grado di fugare eventi di questa natura, che per loro natura non accadranno certamente mai sotto l’occhio vigile della sorveglianza. Necessario casomai,verificare la reale competenza di chi è chiamato a svolgere un ruolo così delicato: quando lo stato si assume la responsabilità di sottrarre un minore alla famiglia, si assume la responsabilità diretta sulla vita di questi ragazzi, che non possono essere assolutamente affidati a personale che non abbia la massima preparazione possibile a svolgere il ruolo educativo a  cui sono chiamati. Ma questa è una riflessione che esula dal caso speicifico in questione. 

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