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Il fascicolo sul fallimento dell’Arezzo inviato alla Procura

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Il fascicolo sul fallimento dell’Arezzo inviato alla Procura

Mentre è atteso il colpo di coda finale dell'inverno, probabilmente su esposto di Orgoglio Amaranto, il fascicolo relativo al fallimento dell’Arezzo Calcio è stato inviato alla Procura, senza indagati, per valutare se sono riscontrabili rilevanze di natura penale. Ne da notizia la Nazione di stamani.

 

Pensare ad una bancarotta fraudolenta (illecito arricchimento in frode ai creditori) sarebbe un evento piu’ unico che raro nel mondo del pallone, dato che tutti sappiamo bene che nelle società di calcio i soldi se ne mettono tanti e se ne riprendono pochi. Ipotesi piu’ plausibile l’aver cercato di nascondere qualche debito, per rendere la società piu’ appetibile ad un eventuale nuovo compratore, ma posso immaginare che nessuno sia tanto folle da falsificare un bilancio nel momento in si appresta a cedere il timone del comando, esponendosi immediatamente ad una azione risarcitoria personale e illimitata.

E’ del tutto evidente invece, che dalla stagione 2016/2017, dopo aver mancato l’obiettivo di una promozione, il presidente Ferretti non era piu’ in grado di sostenere la società. Ha impiegato le ultime forze residue nel cercare di mettere insieme una squadra che poteva darsi qualche obiettivo di rilievo, mancando il quale non era piu’ in grado di replicare. E la volontà di disimpegnarsi era diventata spasmodica: voleva disperatamente essere liberato da questo impegno, diventato insostenibile soprattutto dopo che nella sua attività principale, alcuni grossi creditori avevano lasciato il buco. La dimostrazione è la cessione farlocca all’inneffabile Nuccilli: quando si vede tutto buio, capita anche di prendere lucciole per lanterne. Il nostro club che solo dieci anni fa aveva accolto in panchina prima Sarri e poi Conte, adesso è al collasso finanziario. Il terzo fallimento dopo il 1993 e il 2010, il terzo crac anche in Serie C solo in questa stagione dall'inizio del campionato. 

E’ un ben amaro destino quello del pallone nelle tre città dell’oro, in un paese in affanno ormai da quasi 20 anni: Arezzo, Valenza e Vicenza, hanno alzato tutte bandiera bianca. Tra queste la nostra è la sola che è riuscita a fare il bis solo nell'ultimo decennio, dopo la prima caporetto di Piero Mancini del 2010. 

Valenza nel 2012 è retrocessa dall’allora Lega Pro ed è fallita. È rinata poco dopo e adesso si chiama “Valenzana Vado” grazie al titolo sportivo della società della Parrocchia Madonnina. Adesso la Valenza dell’oro guarda con speranza alla Gallia Transalpina, almeno da quando la multinazionale francese Louis Vuitton LVMH ha acquisito la manifattura Bulgari. Le prospettive lavorative sarebbero ottime visto che i francesi han promesso 700 posti di lavoro entro il 2020, anche se per il momento il nome della squadra resta quello. 

Pochi mesi fa a crollare è stata la Lanerossi Vicenza, che ha dato lo spunto tuttavia per poter immaginare e realizzare anche ad Arezzo la continuità calcistica. Con una mole di debiti pari a oltre 10 volte quelli dell’Arezzo, si spera ancora molto a Vicenza e si vive del ricordo di uno scudetto sfiorato. Certo anche qui il conto di tali azzeramenti su qualcuno si deve essere abbattuto.

Per ultimo è toccato a noi: “È finito il Carnevale, sono venute giù le maschere”, ci disse il capitano Davide Moscardelli, quando fu chiaro a tutti che non c’era piu’ manco un proprietario, ma solo una scatola vuota che tentava il tutto per tutto, dichiarando improbabili vendite a fantomatiche società impossibili.

Adesso la parola va alla procura della repubblica per sapere se tutto ciò a cui abbiamo assistito attoniti, è solo colpa di un destino cinico e baro o se è il frutto bacato di una malagestione con risvolti penali per il momento non valutabili.  

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