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Abbonamenti trappola su smartphone: la truffa continua

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Abbonamenti trappola su smartphone: la truffa continua

Nonostante le multe comminate dall’ Antitrust ai gestori della telefonia mobile, il fenomeno continua, ed è comprensibile: a fronte dei 5.1 milioni di sanzione una prima volta e di 1.7 milioni una seconda, il giro di malaffare pare vorticoso.

 

Ciascun utente mediamente, potrebbe essere truffato di 5 euro al mese circa (troppo poco per andare da un avvocato ed agire da soli), ma se si moltiplica questo dato per una decina di milioni di clienti interessati, si ottiene un giro di affari da 50milioni di euro al mese, di cui i gestori incassano una ricchissima percentuale.

Siamo certi di non aver richiesto nulla, eppure sullo smartphone è arrivato un messaggio che annuncia che siamo stati abbonati a un servizio di giochi a pagamento, a uno di musica online, all’oroscopo o persino a contenuti erotici e quando controlliamo il nostro credito, scopriamo che ci è stato completamente prosciugato. Non è uno scherzo. Si tratta di un fenomeno che colpisce sempre più persone e che va avanti da anni nonostante molti esposti delle associazioni che tutelano i consumatori e le multe dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Se tutto questo accade a degli anziani o ancora peggio ad un bambino (sono sempre di più i genitori che acquistano smartphone per i loro figli in tenera età) le conseguenze potrebbero essere anche assai pesanti.

Comincio a credere che fino a che non si sentirà lo scatto delle manette attorno ai polsi di qualche amministratore delegato, così come fu con il povero Piero Mancini per una vicenda analoga (e assai meno incolpevole) relativa al gestore Flynet, le ruberie non finiranno mai. L’autority per il momento infatti, appare del tutto inadeguata a fronteggiare il fenomeno.

E così ci ritroviamo costretti a spendere una parte del nostro tempo, per trovare la strada per disdire la truffa, oppure per chiamare il gestore, che dopo averci tenuto in attesa 15 minuti a causa dell’intenso traffico, forse ci libererà dell’incomodo: nei prossimi giorni, con calma e per favore. Chi prova a fare da sé invece, il piu’ delle volte viene reindirizzato ad una pagina di errore senza riuscire a cavare un ragno dal buco.

Si tratta di un problema ben noto alle associazioni dei consumatori e anche alle forze dell’ordine che fin dal 2014 stanno raccogliendo segnalazioni e denunce dagli utenti. Ma oltre a fare una raccolta di queste denunce per il momento non succede altro. Come fare dunque per riavere soldi? Rivolgendosi al proprio operatore telefonico, ma ogni compagnia prevede dei tempi massimi entro i quali chiedere il rimborso che sono 12 giorni per Tim, 90 per Vodafone e 7 per H3G.

E se non succede nulla? Allora ci si può rivolgere al Comitato regionale per le telecomunicazioni (Corecom) compilando il modulo fac32C6. Inoltrato il modulo, l’organismo convocherà quindi le parti per un tentativo di conciliazione. Non ridete: è veramente così!

Spettacolare è invece una opzione pubblicizzata da uno dei nostri principali gestori: se volte essere liberi da queste ruberie, dovete versare altre 5 euro al mese! Fantastico: abbiamo legalizzato il pizzo telefonico!

A questo punto il sospetto che la criminalità organizzata, per non pensare peggio, abbia allungato la zampa anche in questo settore, diventa ogni giorno piu’ concreto.

Speriamo che prima o poi (a questo punto piu’ poi che prima) anche la giustizia ordinaria ci dia uno sguardo… ci sarà pure un giudice a Berlino!

 

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