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Il capoluogo non manda aretini doc a Roma, il partito democratico stramazza.

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Il capoluogo non manda aretini doc a Roma, il partito democratico stramazza.

Cambiamenti mica da poco, assieme a quelli di carattere nazionale.

 

 

Due parlamentari di ForzaItalia, uno del Psi, uno della Lega, una del M5S (se non sbaglio): tre forestieri, uno del valdarno, una di Cortona. 

Nel precedente collegio: 4 aretini (2 del Pd, 1 di destra, 1 M5S), una di Cortona per M5S, oltre la Boschi naturalmente. 

Evidentemente gli elettori hanno ritenuto accettare le proposte dei partiti e sono andati a votare per non aretini, forse insoddisfatti della loro opera. Certo Arezzo non aveva mandato a Roma campioni dopo Amintore. Butto là un po' di nomi: Giannotti, Bettoni, Fanfani nipote, Bianconi, Mattesini, difficile ricordarli per meriti. Donati ha pagato il suo allineamento pro Renzi, una figura che non mancherà a molti. Forse vedremo all'opera i nuovi, ma dubito che la nuova legislatura duri. I vincitori (M5S, Salvini) non possono governare da soli e non riusciranno a ottenere una fiducia, i perdenti (la sinistra in genere, Berlusconi) non possono fare altro che giocare per il rinvio di nuove elezioni che li vedrebbe calare ancora. Il paese nelle mani di un modesto presidente della repubblica che otterrà un governo tecnico, dopo un periodo di incertezza, per modificare leggermente la legge elettorale e tornare alle urne.

Ad Arezzo ci dovrebbe essere un riassetto della giunta, il peso della Lega deve essere evidenziato, fra l'altro andrà a Roma l'assessore Nisini (che ritengo abbia fatto un buon lavoro stante i miei dubbi iniziali): chissà chi imporrà il segretario regionale leghista Vescovi, il parterre locale è modesto assai.

Non sfonda il M5S che evidentemente ad Arezzo non può porta all'incasso le carte anticasta che lo premiano altrove: il nostro territorio è da sempre usato dal partito comunista e suoi eredi per posizionare i suoi funzionari a fine corsa, solo che lo ha fatto accontentando tutte le clientele, scientificamente. Ed i tonni del partito lo hanno sempre votato dandogli ragione: che enorme responsabilità hanno costoro, almeno 30anni di disastri, da Giannotti in poi.

La sinistra di D'Alema e compari si rivela un ammasso di culi senza poltrone da scaldare, capace solo di proseguire l'opera sadomaso che contraddistingue quell'ambiente dal 1921.

Intanto i lavoratori delle aziende locali in crisi sono a casa (Cantarelli, DelTongo), le infrastrutture deperiscono (vedi la E45), il credito locale soffocato dai grandi gruppi bancari. In città continua a comandare una associazione di categoria mentre i legami sociali e civili si allentano e la comunità si indebolisce. In gran parte colpa di chi ha tessuto le fila dalla sede del partito in SantAgostino.

Perchè gli altri non esistevano. Quindi non v'era necessità di agire per il territorio, sempre ne fossero capaci. Ora sono loro a non esistere, basta assistere a quanto avviene in consiglio comunale.

Mike Bongiorno diceva “sempre più in alto” in una pubblicità; ad Arezzo occorre mutare slogan in “sempre più in basso”. Torniamo ad essere terra di conquista. Venduta per pochi fiorini all'inviso vicino allora, la storia si ripete adesso con figure diverse, ma con destino comune: l'anonimato.

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