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L’autobus è pieno e io resto “a ruote”

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L’autobus è pieno e io resto “a ruote”

 

Era una mattina fredda, il termometro segnava -5 ma la temperatura percepita era -10. Una mamma in sedia a rotelle, con la figlia di 8 anni e il suo accompagnatore, esce di casa alle 7 e 45 per prendere il bus che passa sotto casa alle 7 e 53 e portare la bimba a scuola. Alle 7 e 53 arriva il bus. Alle 8 e 20 la mamma in sedia a rotelle riesce a salire su un bus che la porta a destinazione. Paese del terzo mondo? Si. Arezzo. Oggi. 27 febbraio 2018.

Sembra una cosa assurda ma è capitata a me oggi, e non è la prima volta che capita ad Arezzo. Avevo bisogno di prendere il bus, perché sono senza auto. Quindi mi attrezzo contro il freddo, ma sapendo che al freddo devo starci per 10 minuti, quindi senza la tuta da sci termica per intenderci. Ma il bus che dovevo prendere arriva pieno e l’autista non mi fa salire e mi lascia lì. Alla fermata. Se ci fossero stati solo il mio accompagnatore e mia figlia li avrebbe fatti salire, anche se il  bus era pieno. Con me o senza di me quel bus viaggiava già contro la regola, era sovraccarico, le persone in piedi erano nettamente superiori a quelle che avrebbe dovuto avere.
Quindi perché lasciare a piedi me? Al freddo per giunta.
Perché trasportare un disabile in sedia a rotelle comporta che l’autista si alzi, nel caso di pedana manuale la apra, e aspetti che salga per poi richiuderla, chiedere agli altri passeggeri di fargli spazio. Insomma una trafila lunghissima se non hai voglia e la scusa dell’autobus pieno è perfetta.
Pensare che i passeggeri lo spazio me lo avrebbero fatto, lo hanno detto. Ma lei no. Lei non voleva. Era piena.
E così mi hanno mandato un autobus con pedana per servizio dedicato. Che è arrivato dopo 30 minuti. Trenta minuti in cui sono rimasta al freddo, alla fermata dell’autobus, perché avendomi detto che in “5 massimo 10 minuti arriva non si preoccupi” non sono tornata in casa. Ho aspettato i primi 10 minuti, poi ho chiamato e mi hanno detto “tranquilla, è già stato avvisato l’addetto, 5 massimo 10 minuti arriva non si preoccupi”. E così ho aspettato altri 10 minuti.
Non sarebbe stato meglio, più veloce e anche più conveniente, mandarmi un taxi a spese loro? In 6 minuti arrivava. Non in 30. E costava meno che muovere un autobus vuoto.
Ma veramente questa gente crede che così si possa gestire il trasporto pubblico nel 2018 in Italia? Siamo indietro di decenni. Queste cose nei paesi europei non succedono, non dovrebbero succedere. Ci lamentiamo che arrivano persone che non rispettano le nostre regole, che sono maleducati. E poi siamo i primi a non rispettare le regole, ad essere maleducati. Ma la Tiemme non è nuova a queste cose. Basta cercare in rete e se ne trovano diverse di situazioni simili. E se la cavano sempre con una telefonata di scuse. Sarebbe ora di fare qualcosa di più. E forse questa volta “è la volta”.

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