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Regolamento di polizia urbana: è legittimo?

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Regolamento di polizia urbana: è legittimo?

Il consiglio comunale ha approvato ieri un regolamento che inserisce una serie di norme di natura limitativa delle libertà individuali, da applicarsi sul solo territorio comunale

In attesa che anche questo genere di norme, inserite surrettiziamente nei regolamenti di polizia urbana, finisca nella ghigliottina della Corte Costituzionale, mi piacerebbe poter aprire un dibattito sulla opportunità di tale inutile concessione al populismo.  

Resta a caposaldo di tutto il ragionamento, la Sentenza n. 115/2011 (ma anche 237/2006, 196/2009 e 226/2010) della Corte Costituzionale, che ormai sette anni fa, dichiarò inapplicabili le Ordinanze Sindacali in materia di Sicurezza Urbana (in blu tutte le osservazioni fatte negli anni dalla Corte) perchè “in contrasto con le regole costituzionali, che riservano alle assemblee legislative il compito di emanare atti aventi forza e valore di legge”.

Se un sindaco non ha queste prerogative, non per questo sarà concesso ad un consiglio comunale “un potere discrezionale e tendenzialmente illimitato di conculcare la libertà dei singoli di tenere ogni comportamento che non sia vietato dalla legge”.

Oggi alcuni Comuni, come il nostro, hanno ben pensato di aggirare le sentenze, inserendo altre norme, analoghe a quelle cassate, nei relativi Regolamenti di Polizia urbana/Locale/Municipale, una serie di norme amministrative che disciplinano i compiti dei vari corpi di Polizia Municipale (visto che ancora non sono stati toccati dal maglio delle sentenze), dimenticando che la suprema Corte non si è limitata ad una censura formale, ma è entrata nella sostanza delle norme locali e questa sostanza resta assolutamente valida ed estendibile anche ai regolamenti urbani.

Ben presto, è facile prevederlo, alla ghigliottina saran mandati anche i regolamenti urbani.

Se questo strano andazzo dovesse infatti ulteriormente diffondersi, significherebbe che attraversando la nostra penisola per svago, turismo, lavoro o studio (penisola che ricordo è costituita da oltre 8.000 comuni), bisognerebbe prima disporre di un compendio di tutte le norme emanate da ogni singolo consiglio comunale che andremo ad attraversare, per non incorrere nel rischio di vedersi penalmente sanzionati. Una arlecchinata giuridica inammissibile.

Ed infatti la Corte, già sette anni fa rilevò le assurde pretese di questa iperegolamentazione locale “in ragione del suo contrasto con gli artt. 2 e 3 Cost., poiché implica che la disciplina di identici comportamenti – anche quando espressivi dell’esercizio di diritti fondamentali, e dunque necessariamente garantiti in modo uniforme sull’intero territorio nazionale – venga irragionevolmente differenziata in rapporto ad ambiti territoriali frazionati (fino al limite rappresentato dal territorio ripartito di tutti i Comuni italiani). L’indicato frazionamento, d’altra parte, comporrebbe una lesione dei principi di unità ed indivisibilità della Repubblica (art. 5 Cost.), di legalità (art. 97 Cost.), di riparto delle funzioni amministrative (art. 118 Cost.)”

Addirittura anche in tema di decoro urbano, grandi sono i limiti imposti dalla nostra Costituzione, che val la pena ricordare all’articolo 117 secondo comma lettera s) stabilisce che solo lo stato ha esclusiva legislazione sulla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, per relativi atti di sporcizia od altro rilasciati in luoghi pubblici. Se è vero che ai sensi dell’articolo 116 della stessa Costituzione, tale potere, può essere derogato alle Regioni ed altri Enti locali con legge nazionale, “quest’ultime devono essere richieste da situazioni particolari di merito e non devono comportare un’arbitraria discriminazione, anche attraverso ingiustificati aggravi procedimentali”.

E’ dunque evidente che i regolamenti urbani, anche se approvati dai consigli comunali, proprio perché sono a tempo indeterminato, devono rispettare i principi generali dell’ordinamento statale e di conseguenza non possono sostituirsi alle norme nazionali, ma soprattutto devono garantire i diritti riconosciuti dalla Costituzione, secondo la quale gli Enti Locali non potranno mai legiferare in materia d’ordine e sicurezza pubblica, visto che tale competenza è esclusivamente dello Stato centrale ed i cittadini “sono tenuti, secondo un principio supremo dello Stato di diritto, a sottostare soltanto agli obblighi di fare, di non fare o di dare previsti in via generale dalle leggi dello stato”.

Il decreto Minniti, che ha riaperto parzialmente la porta che fu chiusa dalla suprema Corte nel 2011 (Decreto Legge 14/2017, convertito in Legge 48/2017) afferma però che la sicurezza integrata ed urbana, viene promossa in concorrenza dalle istituzioni locali e da quelle nazionali nel rispetto delle rispettive competenze (rispettivi art. 1 comma 2 ed articolo 4). In altre parole, la nuova normativa non ha introdotto nuovi poteri, ma ne ha specificato altri, affinché esse stesse possano garantire un aiuto alla sicurezza in via indiretta, rimanendo ovviamente nel ristretto cerchio delle rispettive competenze legislative-regolamentari.

Nessuna nazione, non solo l’Italia, potrà mai ammettere che si possano creare situazioni di disparità normativa tra cittadini che compiono le medesime azioni in aree geografiche diverse del medesimo Stato. Ci riportano gli atti del consiglio che "Non sono quindi consentite le richieste di elemosina, la raccolta fondi e le richieste di firme, denaro o offerte nelle aree adiacenti ai plessi scolastici di ogni ordine e grado, agli istituti universitari, nonché nelle loro pertinenze, entro un perimetro di centro metri e all’interno delle Mura Medicee. Nel parco del Pionta e in tutte le aree adibite a verde pubblico, nella piazza della stazione ferroviaria, nell’area del terminal bus, nella zona perimetrale dell’ospedale San Donato e in quella degli ambulatori della Asl". 

Una norma violentemente lesiva di un diritto costituzionalmente garantito. Sarei molto curioso di raccogliere la sfida ed andare immediatamente a violare questo regolamento, per poterlo così impugnare nelle sedi competenti. Chissà che non decida di farlo presto... Nel caso ne darò ampio preavviso, si che la nostra PM possa prontamente intervenire. 

Morale della favola: non so se questo regolamento sarà solo uno spot elettorale, da lasciare poi inapplicato nei cassetti del consiglio comunale, ma nel caso così non fosse, sarò molto curioso di vedere come si regoleranno gli eventuali giudici di merito chiamati ad applicarlo.

 
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