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Denis Cavatassi, condannato a morte in Thailandia per l'omicidio del montervachino Luciano Bucci

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Denis Cavatassi, condannato a morte in Thailandia per l'omicidio del montervachino Luciano Bucci

È la storia di Denis Cavatassi che trasferito in Thailandia per gestire alcune attività nel settore turistico, è stato condannato a morte in secondo grado per l’uccisione del suo socio in affari.

Cavatassi era andato in Thailandia per aprire un suo ristorante, il "Ciao Bella" sull'isola di Phi Phi. Nel marzo 2011 questo sogno si trasforma in un incubo. Il suo socio, Luciano Bucci, anche lui ristoratore e albergatore di 60 anni di Montevarchi (Arezzo), viene trovato morto. Per l’omicidio Cavatassi viene arrestato insieme ad altri tre thailandesi, accusato di aver commissionato l'assassinio del toscano dietro il pagamento di 150 mila baht (circa 4mila euro).

Denis Cavatassi (allora 42 anni, sposato e padre di una bambina), originario di Teramo, gestiva insieme a Bucci il ristorante nell'isola dove la vittima viveva dal 1991. Secondo il manager thailandese del locale, Cavatassi vantava un credito verso Bucci, circa 200mila euro, un movente ritenuto valido dalle autorità.

Secondo l’accusa Cavatassi, che si dichiara innocente, avrebbe organizzato una trappola per attirare il socio in un posto appartato a Phuket doe sicari lo avrebbero atteso e ucciso con tre colpi di pistola.

Arrestato subito dopo l’omicidio il ristoratore era stato rilasciato su cauzione. Come hanno sempre sostenuto i familiari, poteva rientrare in Italia, ma non l’ha fatto convinto che sarebbe stato assolto perché innocente.

Ma il caso è apparso difficile fin dall'inizio. Alle prime udienze l'accusa ha chiamato ben 16 testimoni, anche se polizia e scientifica non sono mai riuscite a portare alcun elemento di prova che avvalorasse la tesi secondo cui ad assassinare Bucci sarebbe stato Denis. Nonostante questo, la prima condanna è arrivata in primo grado nel 2015, per poi essere riconfermata il 18 gennaio scorso. Ora Cavatassi rischia la morte.

Denis, che si è sempre dichiarato estraneo ai fatti, in questi anni ha sempre respinto ogni accusa, lamentando le condizioni disumane legate alla detenzione, come l’isolamento, oltre a non aver ricevuto un equo processo.

La famiglia, attraverso i legali, ha già depositato un ricorso alla Corte Suprema in attesa che anche le istituzioni attivassero l’iter della diplomazia internazionale.

"In questi mesi di inferno ho acquisito la consapevolezza che l'essere umano è dotato di una forte capacità di sopravvivenza molto forte" scrive Denis in una delle sue lettere. "Per non impazzire, mi sono rifugiato nei libri, nella speranza di ricerca di un barlume di calore sociale. L'istinto di autoconservazione ha acuito, però, con il passare del tempo, le mie capacità intellettive, predisponendomi alla sopravvivenza pura. Il pensiero e la voglia di riabbracciare la mia piccola Asia e la mia famiglia in Thailandia e in Italia, i miei amici che non mi hanno mai abbandonato mi danno la forza di andare avanti e la speranza che la giustizia faccia luce sulla mia innocenza. L'amore mi salva e mi da la forza di andare avanti e non perdere la testa e la speranza".

E ancora, scriveva subito dopo l'arresto: "Mi trovo rinchiuso in un carcere medioevale accusato di omicidio. Tutto mi potevo aspettare vita ma questo va al di là della mia immaginazione. Questo drammatico avvenimento mi ha sconvolto la vita. Se fossi fatalista direi che è destino, se fossi religioso direi che è opera di Dio per mettermi alla prova. Ho visto detenuti con evidenti problemi, malattie della pelle su tutti, abbandonati a loro stessi per mancanza di personale medico e medicine all'interno della struttura carceraria. Ho ancora davanti agli occhi e nelle narici le condizioni igieniche assolutamente indegne di questo luogo. Una vergogna almeno ai nostri occhi occidentali. Siamo in 200 in una cella che può contenerne meno della metà, se di notte mi giro su un lato non trovo più lo spazio per rimettermi supino".

Romina, sua sorella, sta conducendo una battaglia perché venga riconosciuta l'innocenza di suo fratello. Accanto a lei c'è ora l'avvocato Alessandra Ballerini (la stessa delle famiglie di Giulio Regeni e Andy Rocchelli, tra le maggiori esperte in Italia di diritti umani), che la accompagnerà domani, martedì 6 febbraio, insieme con il fratello Adriano, Amnesty International, l'associazione 'Prigionieri del silenzio' e il senatore Luigi Manconi in Senato per raccontare a tutta l'Italia cosa è accaduto a Denis. E cosa sta accadendo.

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