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PASTA, ARRIVANO LE ETICHETTE: NON UNA BATTAGLIA VINTA MA UNA GUERRA, QUELLA DEL GRANO!

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PASTA, ARRIVANO LE ETICHETTE: NON UNA BATTAGLIA VINTA MA UNA GUERRA, QUELLA DEL GRANO!

Un’altra bellissima pagina di storia firmata da Coldiretti, dal 17 febbraio prossimo le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicato in etichetta il nome del Paese nel quale il grano viene coltivato e quello di molitura Dopo pasta, riso e pomodoro resta però ancora da etichettare con l’indicazione dell’origine 1/4 della spesa alimentare. Coldiretti Arezzo non si fermerà e continuerà a portare avanti le battaglie a fianco delle imprese agricole

 

 

Arrivano le etichette di origine sulla pasta! Una grande notizia che porta finalmente chiarezza su quello che è il prodotto simbolo del Made in Italy. La Coldiretti Nazionale ha mostrato proprio questa mattina a  Fieragricola di Verona, le prime confezioni di pasta ma anche di riso con l’indicazione della provenienza, a due settimane dall’entrata in vigore del decreto che metterà in trasparenza quello che i cittadini portano in tavola.

Non una battaglia ma una guerra, quella del grano, vinta dall’Associazione che ha portato negli ultimi anni decine di migliaia di agricoltori scesi in piazza per difendere il Granaio Italia.

“Un’altra bellissima pagina di storia firmata da Coldiretti – afferma il Presidente di Coldiretti Toscana e Arezzo Tulio Marcelli - secondo quanto previsto dal decreto, dal 17 febbraio prossimo le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicato in etichetta il nome del Paese nel quale il grano viene coltivato e quello di molitura”.

Se proviene o è stato molito in più paesi verranno utilizzate, a seconda dei casi, le seguenti diciture: paesi UE, paesi NON UE, paesi UE E NON UE. Inoltre, se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri Paesi UE e/o non UE”.

“Una scelta applaudita dal  96% dei consumatori che chiede venga scritta sull’etichetta in modo chiaro e leggibile l’origine degli alimenti – continua il Presidente Marcelli – e confermata in Italia anche dal Tar del Lazio che ha sottolineato come sia “prevalente l’interesse pubblico ad informare i consumatori considerato anche l’esito delle consultazioni pubbliche circa l’importanza attribuita dai consumatori italiani alla conoscenza del paese di origine e/o del luogo di provenienza dell’alimento e dell’ingrediente primario. Sarebbe stato del resto assurdo impedire ai cittadini – nota Marcelli – di conoscere la verità privandoli di informazioni importanti come quella di sapere se nella pasta che si sta acquistando è presente o meno grano canadese trattato in preraccolta con il glifosate, accusato di essere cancerogeno e per questo proibito sul grano italiano”.

L’iniziativa dell’Italia ha spinto la Commissione Europea ad avviare finalmente con quattro anni di ritardo una consultazione pubblica sulle modalità di indicazione dell’origine in etichetta come previsto dal regolamento europeo sulle informazioni ai consumatori n.1169/2011, entrato in vigore nel dicembre 2013.

“L’obbligo di indicare in etichetta l’origine è una battaglia storica della Coldiretti che con la raccolta di un milione di firme alla legge di iniziativa popolare ha portato all’approvazione della legge n.204 del 3 agosto 2004 – illustra il Direttore di Coldiretti Arezzo Mario Rossi - l’Italia sotto il pressing della Coldiretti ha fatto scattare il 19 aprile 2017 l’obbligo di indicare il Paese di mungitura per latte e derivati dopo che il 7 giugno 2005 era entrato già in vigore per il latte fresco e il 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy mentre a partire dal 1° gennaio 2008 l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro”.

A livello comunitario il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto. Da aprile è in vigore l’etichettatura d’origine per latte e derivati.

“Dopo pasta, riso e pomodoro resta però ancora da etichettare – prosegue Rossi -  con l’indicazione dell’origine 1/4 della spesa alimentare degli italiani dai salumi ai succhi di frutta, dalle confetture al pane, fino alla carne di coniglio. Noi non ci fermeremo e continueremo a portare avanti il nostro impegno a fianco delle imprese agricole e contro l’invasione di prodotto straniero, spesso di bassa qualità e trattato con sostanze vietate nel nostro paese. Del resto – si avvia a concludere il Direttore - le speculazioni che hanno provocato il crollo dei prezzi del grano italiano al di sotto dei costi di produzione, con una drastica riduzione delle semine e il rischio di abbandono per un territorio di 2 milioni di ettari coltivati, situati spesso in aree marginali, sono problemi che interessano anche la nostra provincia, per questo continueremo a batterci in prima linea per la difesa degli imprenditori e del loro operato”.

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