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La Del Tongo è fallita

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La Del Tongo è fallita

Un ulteriore ex amministratore BancaEtruria coi libri in tribunale.

 

È fallita una società aretina, con oltre 60 anni di attività alle spalle: certo un segno del perdurare della crisi che attanaglia il mercato e l'economia, ma anche segno di una difficoltà del cosidetto passaggio generazionale, quella fase che vede poche aziende superare con successo il trasbordo ai nuovi imprenditori, quando non lo sono per scelta o vocazione, ma semplicemente per cognome.
Delle difficoltà DelTongo avevo scritto nel 2012, 2013, 2014. Insieme ad altre aziende del territorio navigava in cattive acque. L'AD di DelTongo, Laura, ha condiviso esperienze con taluni imprenditori aretini, specificatamente Natalino detto Giorgio Guerrini e Lorenzo Rosi: sono stati amministratori di BEtruria (l'originale), sono chiamati a rispondere dell'accusa di bancarotta fraudolenta; come La Castelnuovese del Rosi, la Del Tongo ha portato i libri in tribunale. Per la Castelnuovese fu respinta la proposta di concordato in continuità presentata per porre rimedio al debito di circa 40 milioni accumulato soprattutto verso le banche. Un percorso sovrapponibile per i due imprenditori. Infatti, l'uno entra nel CdA della banca aretina nel 2008, lei nel 2009. La di lui Castelnuovese salta nel 2017, la di lei Del Tongo nel 2018. Ovviamente entrambi avevano azioni di BEtruria: 1.000 per Rosi, 885 per DelTongo. Nel 2010, Rosi aveva percepito 72.000 euro di compensi dalla banca, Del Tongo più modesti 46.000€. Il Guerrini, 10.800 azioni, aveva buscato 226.000€ in emolumenti.
Dati che ho prelevato dal documento di OFFERTA IN OPZIONE AGLI AZIONISTI DI MASSIME N. 33.092.6762” obbligazioni subordinate. Che invitava all'acquisto del Prestito Obbligazionario Convertibile denominato “BPEL 7% 2011-2016 subordinato convertibile con facoltà di rimborso in azioni”, valore di 100 milioni di euro, dicendo: in questo contesto particolarmente sfavorevole, il Gruppo Banca Etruria si prepara ad affrontare i rischi e le incertezze di rilievo dell’anno 2011 con la necessaria prudenza unita alla ragionevole aspettativa che gli interventi industriali già messi in atto ed il rinnovato valore del radicamento territoriale, siano elementi che consentano di esprimere credibile fiducia sull’andamento della gestione e sulla stabilità del Gruppo nel suo complesso. Per tale ragione, per quanto concerne in particolare la prospettiva della continuità aziendale, il Gruppo ha la ragionevole aspettativa di continuare con la sua esistenza operativa in un futuro prevedibile ed ha, pertanto, redatto pertanto il bilancio nel presupposto della continuità aziendale.
Questi capitani di industria hanno ricevuto dalla banca di cui erano amministratori imponenti linee di credito -a pag 150 del documento potete vedere quali importi dichiaravano........- premettendo: Banca Etruria non è, peraltro, a conoscenza di potenziali conflitti di interessi tra gli obblighi nei confronti di Banca Etruria dei membri del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale, del Direttore Generale e dei Principali Dirigenti ed i rispettivi interessi privati e/o obblighi di altra natura, salvo quelli eventualmente inerenti le operazioni sottoposte al Consiglio di Amministrazione e da questo deliberate in stretta osservanza alle normative vigenti .. oltre a quelle contenute nei regolamenti interni approvati dal Consiglio di Amministrazione.
Salvo poi leggere che enormi crediti venivano elargiti fra membri del CdA senza tutele, infatti non sono rientrati.
Che Del Tongo non andasse bene era chiaro da quando la commessa in Libia decadde insieme al regime di Gheddafi. Dal 2010 utilizzava la cassa integrazione in misura importante, nel 2014 chiese il concordato preventivo (61 milioni di passività) e ne ottenne omologa, nel 2015 i sindacati segnalano come i patti non fossero mantenuti (la DelTongo diceva di vendere l'immobile, mi pare, dopo aver mancato l'annunciato affitto), nel 2016 arrivano quasi 70 licenziamenti.
Leggo che l'istanza di fallimento è stato proposta da un commissario, cui alcune operazioni sulle imposte non parevano lineari. Infatti la pronuncia viene da un Pubblico Ministero. Laura DelTongo recrimina, anche questa volta, dando la colpa al destino cinico e baro: sminuisce come le previsioni del piano non avessero trovato realizzazione, prevedibile colpa d'altri. Era pronta a metter soldi in azienda, dice, come dice di aver fatto in altra occasione. Tutte parole sentite in altri momenti. Mi viene in mente Cantarelli, coi numeri contestati da aziende interessate a divenire socie tanto che poi è finita come noto: sora camilla, tutti la vogliono ma nessun la piglia.
Decine di persone a casa. Le nuove generazioni incapaci di guidare, e correggere se necessario, le storiche aziende di famiglia, nugoli di professionisti, impomatati o no, foto a gogo sui media locali, con i soliti scrivani a bere qualunque bevanda passasse il convento.
Parcelle robuste, ma lavoratori a piedi. Non è la mia idea di imprenditore. Approfittatore, forse.
Gli indicatori della economia provinciale segnavano un sensibile calo della disoccupazione in provincia, scesa nel 2016 dal 10,3 al 9,2%: temo che i risultati non saranno altrettanto buoni per gli anni seguenti. Molti ex lavoratori, in età attiva, si aggiungeranno: le crisi aziendali che si sono succedute negli ultimi 15 mesi riverseranno molti disoccupati nelle liste. Da tutti i settori, non solo da quel manifatturiero che somma il 35% del totale degli occupati. Temo arrivino anche quelli di DelTongo, i numeri sindacali parlano di 50 ancora occupati al Tegoleto. Poi quelli di Cantarelli su cui si attende chiarezza, una buona metà in cassa e sono tanti. Poi altri dal settore orafo: sei mesi fa ha steso l'Eurocatene, le voci sui risultati della ultima fiera di Vicenza non sono tranquillizzanti, collo stop in atto su Dubai timore di ulteriori contraccolpi. L'export aretino è assai minore di quello valenzano. Il turismo, stante il gran parlare di imponenti flussi, vede gli alberghi cittadini sottoutilizzati per lunghi mesi: il turismo provinciale nel 2016 è salito dello 0,3% rispetto al 2015, numero risibile. Il commercio starnazza, puntando sui saldi. Anche la filiera del cibo è in calo, politiche protezionistiche altrui e scarsa tutela italiana picchiano duro. Crisi in tutte le vallate.
Tutto a svantaggio dei giovani e delle loro imprese: lavoro temporaneo e nessun sostegno reale alle iniziative giovanili impediscono il consolidarsi dei loro progetti.
E poi siamo in periodo di elezioni, dove i problemi del lavoro e del reddito sono affrontati con slogan e non con fatti. Occorrono imprenditori dotati, lavoratori disposti al sacrificio (le commesse vanno fatte quando ci sono), banche. Ah già, banche. Disastro. La principale se la sono spolpata e demolita, a spese della clientela minore. Le altre banche nazionali dovranno confrontarsi con nuove dinamiche per la concessione del credito. Le locali dovranno barcamenarsi fra le difficoltà del territorio. Ancora non vedo luce in fondo al tunnel. Almeno mi risparmiassero le bubole.
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