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Richiesta l'archiviazione per la mamma di Castelfranco

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Richiesta l'archiviazione per la mamma di Castelfranco

I periti del tribunale confermano si tratto' di Amnesia dissociativa. Per questo il Pm Andrea Claudiani ha chiesto al Gip l'archviazione delle accuse contro la mamma di Castelfranco che a giugno aveva dimenticato la bambina in macchina, provocandone la morte.

Nessuno ci sta ad accettare che in quella trappola l’abbia dimenticato proprio una mamma che adora quel figlio, perché significherebbe accettare che siamo tutti potenzialmente a rischio. E’ questo che realmente ci spaventa: la consapevolezza taciuta, che potrebbe accadere a tutti ed ogni volta che questo accade (700 volte negli ultimi 10 anni) si spalanca il baratro della paura: e se accadesse anche a noi?  

Una paura inaccettabile per noi che amiamo così tanto i nostri figli.

Tutto ha origine nei falsi ricordi legati alla routine, quando ripetendo all’infinito i medesimi gesti o cambiandoli in modo insolito, ci convinciamo di aver fatto una cosa che in realtà non abbiamo (ancora) fatto. 

Nel 2010 Gene Weingarten, giornalista del Washington Post, vinse il premio Pulitzer con un lungo articolo  sui casi sempre più frequenti di bambini morti per ipertermia (colpo di calore) dopo esser stati dimenticati in macchina dai genitori.

Negli Stati Uniti questo tipo di incidente provoca mediamente 38 morti all’anno, nella maggior parte dei casi si tratta di bambini con meno di due anni, dimenticati in macchina da persone sane e “normali”, attenti e premurosi, vittime anche loro, di una occasionale distrazione.

Weingarten, nel suo articolo, racconta la condizione post traumatica dei genitori, costretti a sopportare non solo il dolore della perdita e il peso dei sensi di colpa ma anche il discredito di una parte dell’opinione pubblica che – non credendo che simili episodi possano capitare a chiunque – li considera persone irresponsabili perché capaci di dimenticare un bambino in macchina.

Vent’anni fa dimenticare un bambino in macchina era un fatto abbastanza raro. Le statistiche evidenziano un aumento significativo di questi casi a partire dagli anni Novanta, in seguito all’introduzione dell’airbag anche per il posto del passeggero a lato del guidatore. L’apertura dell’airbag in caso di incidente può essere pericolosa per i bambini, quindi gli esperti di sicurezza stradale suggerirono di sistemare il seggiolino non più sul sedile anteriore ma su quello posteriore (e con il volto del bambino rivolto verso il lunotto, in caso di bambini molto piccoli, per ridurre i pericoli del contraccolpo in caso di incidente stradale). Le conseguenze di questo nuovo posizionamento furono una maggiore sicurezza ma una ridotta visibilità del bambino a bordo da parte del guidatore. Nessun esperto, dice Weingarten, avrebbe mai immaginato che questa nuova norma potesse diventare un fattore rilevante nella casistica delle morti di bambini dimenticati in macchina.

Non esiste un profilo-tipo del genitore che dimentica il figlio in macchina: capita a gente solitamente distratta come anche ai maniaci dell’organizzazione e del tutto-sotto-controllo, a persone molto colte e a persone con bassi livelli di istruzione, dice Weingarten. Negli Stati Uniti, tra i genitori incorsi in questa disgrazia negli ultimi anni ci sono: una dentista, un postino, un assistente sociale, un poliziotto, un commercialista, un soldato, un rabbino, un’infermiera, un pastore protestante, un docente universitario e una pediatra.

Ogni volta l’incidente si ripete secondo una successione di eventi molto simile: un genitore dimentica di lasciare il figlio da qualche parte (di solito all’asilo nido) e prosegue la giornata come se lo avesse fatto. Poi – dopo poche o molte ore, ma sempre troppo tardi – arriva un momento in cui un qualche segnale ricorda al genitore l’irreparabile disattenzione, di solito una telefonata dal coniuge o qualsiasi cosa che rievochi il pensiero del figlio. Segue una disperata corsa verso la macchina parcheggiata sotto il sole, e la scoperta, tragica. Ma ci sono anche casi di genitori che tornano in macchina e – senza accorgersi del corpo sul seggiolino sul sedile posteriore – non si rendono conto di quel che è successo finché non tornano all’asilo nido per riprendere il figlio che non hanno mai lasciato lì.

Le differenze tra un caso e l’altro sono poche, e riguardano soprattutto quello che avviene dopo. Weingarten racconta il caso di un padre che ricordò improvvisamente di aver lasciato il figlio in macchina solo quando sentì il suono di una pianola, mentre si trovava a una fiera di paese. Un altro padre cercò immediatamente di uccidersi, tentando di strappare la pistola d’ordinanza a un poliziotto accorso sul luogo dell’incidente. Un altro ancora, un camionista del Texas, quando si rese conto di quello che aveva fatto si trovava a 65 chilometri dal parcheggio in cui aveva dimenticato la sua bambina di sei mesi chiusa in macchina: tornò indietro di corsa, guidando a 160 all’ora un tir con un rimorchio di nove metri, ma quando arrivò alla macchina sua figlia era già morta.

Un dirigente di un’azienda in Tennessee dovette convivere con un tormento ulteriore: la mattina che andò al lavoro dimenticando il figlio in macchina, il sensore interno di movimento fece scattare l’antifurto tre volte, e lui – non vedendo nessuno intorno alla macchina e pensando a un guasto – alla fine disattivò l’allarme e tornò in ufficio.

La temperatura all’interno di una macchina al sole – per effetto dei vetri trasparenti e delle parti interne soggette a rapido surriscaldamento (cruscotto, sedili, volante) – può salire di 10 o 15 °C ogni quarto d’ora, fino a raggiungere i 50 °C anche con una temperatura esterna di soli 25 °C. Per di più, la temperatura corporea di un bambino sale più velocemente rispetto a quella di un adulto, a causa della minore superficie corporea e della minore quantità di riserve di acqua: date queste condizioni, l’ipertermia in un bambino dimenticato in macchina può verificarsi anche in 20 minuti, e la morte entro 2 ore.

Secondo David Diamond – docente di fisiologia molecolare alla University of South Florida di Tampa – «il livello di premura abituale del genitore non sembra essere rilevante»: in molti casi, le tragiche disattenzioni dei genitori sarebbero attribuibili a un misto di stress, emozioni, carenza di sonno e cambiamenti nella routine quotidiana. Nel cervello umano alcune strutture evolutivamente più recenti e raffinate, cui corrisponde la nostra mente cosciente, sovrastano altri tipi di strutture primordiali (i gangli di base) cui affidiamo le nostre azioni abitudinarie e automatiche, come per esempio guidare da un punto A a un punto B senza averne alcuna consapevolezza, e senza poi neppure ricordare che strada abbiamo preso.

In condizioni di particolare stress, dice Diamond, a volte capita che queste strutture inferiori prendano il sopravvento su quelle superiori, e che i circuiti della memoria vengano letteralmente sovrascritti, finché non arriva un segnale a riavviare il sistema (il pianto del bambino, una battuta o una telefonata di qualcuno che chiede di lui). Come Diamond spiegò a Weingarten, «la memoria è una macchina, e non è infallibile. La nostra mente cosciente decide la priorità delle cose in base all’importanza, ma a livello cellulare la memoria non funziona così. Se sei capace di dimenticare il tuo telefono, sei potenzialmente capace di dimenticare tuo figlio».

Non mi sento di giudicare la mamma di Castelfranco, perché un conto è lasciare deliberatamente i figli in macchina per fare shopping in un centro commerciale, un conto l’amnesia involontaria e quindi incontrollabile. No, non mi sento di giudicare questa mamma, né ogni altro di questi genitori, che al dolore per la perdita del figlio e al peso per i sensi di colpa, dovranno anche subire il discredito di una parte della società, che li considererà irresponsabili perché capaci di dimenticare un bambino in macchina.

Riposa in pace piccolina. Non ci sono altre parole, che non siano di circostanza, che possiamo aggiungere. 


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