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Colpo di scena: SUEZ non pare disposta ad accettare alcun rinnovo se questo non sarà espressione di un processo condiviso

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Colpo di scena: SUEZ non pare disposta ad accettare alcun rinnovo se questo non sarà espressione di un processo condiviso

Convocato per oggi il CDA di Nuove Acque, per esaminare la situazione che si è creata dopo il voto all’AIT da parte dei sindaci. Sono filtrate però alcune indiscrezioni, che vedono il colosso francese in profondo disaccordo verso il possibile scontro con il capoluogo

 

Due parrebbero essere le principali obiezioni dei francesi di SUEZ al processo che ha portato ad approvare la proroga - anzi il rinnovo - per ulteriori tre anni della gestione di Nuove Acque. La prima perplessità riguarda la rappresentanza: solo un terzo dei cittadini sarebbero stati cioè rappresentati dal voto dei sindaci che hanno approvato il rinnovo. Questo particolare è stato considerato grave al limite dell’inaccettabile (che figura di m…). Pur essendo materia che non compete direttamente alla società di gestione, ma solo all’ente di controllo, tuttavia questo aspetto del problema deve evidentemente aver suscitato un certo sdegno anche nei francesi.

La seconda perplessità è stata la mancanza del voto preventivo dei consigli comunali. Qui (lo immagino io) si intersecano due tipi di profili di rischio: uno politico, ovvero che essendo mancato il dibattito e quindi il consenso dell’assemblea del popolo, viene a mancare anche il consenso non solo generale, ma nemmeno marginale dei rappresentati. A questo però si somma il secondo aspetto, sicuramente piu’ importante: un eventuale pronunciamento negativo e successivo della giustizia amministrativa, potrebbe mettere in difficoltà qualunque tipo di processo avviato e in corso sulla base del voto dei sindaci. Nessuna azienda può accettare di fare una programmazione scricchiolante, con un’ ipotesi tutt’altro che remota di poterla anche veder affondare. La certezza dei programmi è essenziale alla programmazione degli investimenti. In ultimo pare, ma siamo sempre nel campo delle indiscrezioni, che anche il piano finanziario così come proposto ed emendato, non sia stato giudicato in ogni caso sostenibile. 

Alla fine, la soluzione pasticciata rimediata in sede AIT, oltre che scontentare una parte consistente dei cittadini, non accontenta neppure la società di gestione che non pare disponibile ad accettare rischi di sconfessione. Non ci sono quindi solo motivi di salvaguardia del sistema decisionale a mettere in discussione la vicenda, ma soprattutto l’instabilità programmatica, che un voto frettoloso e “accroccato” porta con sé.  

Tutto sommato, sarà stato il ragionamento del gestore, nessuno ha fretta di prendere una decisione che avrà valore solo tra molti anni, mentre la precipitevolezza con cui è stato organizzato il voto, lascerà sempre retropensieri di legittimità e correttezza giuridica.

La palla torna adesso nel campo dell’AIT, che si trova a fronteggiare da un lato la pesante contestazione di una larga fetta della politica e dall’altro l’apparente rinuncia, nella forma e nella sostanza, da parte della stessa società di gestione. 

Se le indiscrezioni saranno confermate, sarebbe comunque un vero colpo di scena 

E la giostra va.

Venghino siore e siori, venghino… altro giro altra corsa! 

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