Prima Pagina | Cronaca | Era malato di gioco d’azzardo: il Tribunale di Arezzo riconosce la ludopatia come causa che riduce fortemente la capacità di intendere e di volere.

Era malato di gioco d’azzardo: il Tribunale di Arezzo riconosce la ludopatia come causa che riduce fortemente la capacità di intendere e di volere.

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Era malato di gioco d’azzardo: il Tribunale di Arezzo riconosce la ludopatia come causa che riduce fortemente la capacità di intendere e di volere.

Il Tribunale di Arezzo ha depositato lo scorso 10 Gennaio le motivazioni della sentenza con cui ha assolto un soggetto residente in Valdarno accusato di aver danneggiato alcuni video lottery presso la sala giochi Jackpot Salon sita in Montevarchi. I fatti si riferiscono al Febbraio del 2015 quando un uomo, difeso dagli avvocati Lucia Pasqui e Gabriele Brandi, entrambi del foro di Firenze, era finito sotto processo dopo che le telecamere piazzate nel locale dove stava giocando lo avevano ripreso a colpire due macchine da gioco frantumandone i display. All’esito del processo, il Tribunale lo aveva assolto dai fatti contestati per tenuità del fatto, vista la modesta rilevanza delle condotte e l’intervenuto risarcimento dei danni provocati.

La sentenza risulta significativa, tuttavia, per un ulteriore dato: il Tribunale ha riconosciuto, infatti, che il soggetto all’epoca dei fatti era affetto da una grave forma di dipendenza da gioco d’azzardo che, si legge in sentenza, ne aveva fortemente ridotto la capacità di intendere e di volere. La novità della pronuncia si coglie ancor più laddove si consideri come risultino del tutto isolate in Italia le sentenze che attribuiscono rilevanza a questa patologia rispetto al tema della capacità di intendere e di volere.

 

Esprime soddisfazione anche l’Avv. Gabriele Brandi: “ritengo che questa sentenza rappresenti un passo molto importante verso il riconoscimento anche nel nostro sistema giudiziario della ludopatia quale vero e proprio disturbo psichiatrico idoneo ad incidere sulla capacità volitiva dei soggetti; questo ci consentirebbe, peraltro, di allinearci con quanto già avviene in altri Stati in cui il GAP è considerato a tutti gli effetti una patologia capace di incidere sull’imputabilità dei soggetti che ne sono affetti”.

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