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Da un regolamento per la città ad un progetto di città. (parte 6: la città invisibile)

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Da un regolamento per la città ad un progetto di città. (parte 6: la città invisibile)

 

C’è stato un tempo in cui Arezzo controllava una delle reti in fibra ottica piu’ importanti d’Italia. Erano i tempi in cui Eutelia ancora esisteva e credeva nella mission del progresso legato allo sviluppo della velocità nella trasmissione dati. Poi tutti sappiamo com’è finita. Drammatico è vedere che insieme ad Eutelia sono finite anche le nostre ambizioni.

Ancor piu’ drammatico osservare che l’aretina Aruba, uno dei piu’ importanti hub nazionali ed euopei, si è sostanzialmente spostata a Bergamo, dove ha costruito il più grande data center campus d’Italia, ma dove può contare anche in un elevato approvvigionamento energetico e in una maggior vicinanza alle reti per la gestione dei dati. Tutto nella sostanziale indifferenza della nostra città. 

Nella primavera dell’anno appena trascorso, l’azienda aretina annunciava che a soli 30 km da Milano, aveva realizzato un campus tecnologico da 200.000 mq, completamente ecologico, dotato delle più moderne tecnologie. Una struttura che nasce con l’obiettivo di sostenere la crescita digitale dell’Italia ed essere uno dei principali hub del cloud in Europa. Dichiarava Stefano Cecconi, Amministratore Delegato di Aruba S.p.A.:”Abbiamo concepito Global Cloud Data Center con l’obiettivo di non avere limiti di spazio e di risorse e abbiamo voluto realizzarlo completamente ecosostenibile, pensando all’ambiente ma anche alla convenienza di limitare i consumi, elevando gli standard di affidabilità e sicurezza in modo da eccedere i massimi livelli di certificazione in ambito data center”.  

Evviva! Urlava quello che si dava le martellate sui cabasisi ogni volta che sbagliava bersaglio.  

Mentre sul finire del 2017, ci siamo gloriati per aver regalato un presepe rigorosamente made in "Ciaina" all'asilo Peter Pan, il 2018 si presenta come un anno “intenso” per la realizzazione dei Poli strategici nazionali per le infrastrutture: sarà necessario mettere insieme le esperienze e le competenze dei territori per costruire un meccanismo che, partendo dalle reti, andando ai datacenter e terminando sui servizi, possa creare un sistema coerente con il modello strategico del Piano triennale per l’informatica sia nella Pubblica Amministrazione, che nello sviluppo delle aziende.

Quando ad Arezzo avremo finito di muoverci a passo di gambero, rimpiangeremo gli anni persi a parlare di gossip e di sciocchezze e forse smetteremo di pensare che i problemi dell'Italia siano i sacchetti bio a 2 cent nei reparti ortofrutta o i canti di natale negli asili nido! Gli accostamenti sono così stridenti da diventare quasi dolorosi.  

La connettività a banda larga riveste un’importanza strategica per la crescita e l’innovazione in tutti i comparti della nostra economia locale, così come ai fini della coesione sociale e territoriale e se Internet è un volano di creazione e comunicazione, Internet VELOCE è uno strumento di impresa fenomenale.

In realtà c'è molta disattenzione sulla banda larga (voglio esser gentile), di cui si parla solamente grazie a qualche volenteroso che organizza stanchi convegni utili giusto per i crediti professionali, mentre la fibra ottica è oggi a disposizione solo in alcune parti del centro.

Se il comparto residenziale serve a sostenere quello industriale, offrendo la sostenibilità economica agli investimenti, resta il dato che in molte zone produttive del nostro comune, non solo manca la fibra ottica, ma addirittura è difficile aver un qualche collegamento dignitoso. La dove ce ne sarebbe necessità come volano di sviluppo, si va a rallentatore. Mentre l’Italia sta correndo a rotta di collo per cercare di recuperare il gap, non dico verso paesi a noi vicini, ma addirittura verso i paesi dell’Est che ci hanno già surclassati, il comune di Arezzo è sostanzialmente al palo.

Cablando solo alcune zone residenziali, dove le famiglie generalmente hanno poche pretese, si lasciano nel limbo le imprese, che sono quelle che impiegano forza lavoro e fanno girare l’economia, lasciate ad affogare in reti inefficaci e inesorabilmente lente e con perdite di ore lavoro che appesantiscono tutti i comparti. La concorrenza che viene dall'est, con costi del lavoro men che dimezzati, è facilitata dalla nostra inefficienza poiché loro viaggiano a 100 mbit al secondo, noi a dorso di mulo, dimenticando che gli investimenti in banda larga ripagano in misura da uno a tre la collettività che ci investe: occorre preparazione, competenza, volontà e anche spirito di sacrificio, perché la banda larga va fatta posizionando per strada i cavi sotto gli asfalti, creando qualche difficoltà, transitoria ma reale agli utenti finali.

Le amministrazioni locali (non solo quella aretina), che dovrebbero almeno sollecitare i gestori individuando e mettendo a disposizione le localizzazioni per la collocazione di hub e che dovrebbero almeno predisporre mentre si fanno i boulevard, cablare mentre si sistemano le fognature (altrimenti poche aziende sopravviveranno) sonnecchiano per non dire che frenano. 

E la città dal punto di vista imprenditoriale, pare destinata ad una agonia ancor piu’ rapida di quella a cui stiamo assistendo. A nulla serve coprire le buche dell’asfalto, se non copro prima di tutto i buchi infrastrutturali, se non rendiamo la città, non dico superefficiente, ma almeno non sofferente dal punto di vista teconologico. 

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