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JE VOUDRAIS SAVOIR.

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JE VOUDRAIS SAVOIR.

IL VIAGGIO IN CINA DEL 1955 DI FRANCO FORTINI IN COMPAGNIA DI F. ANTONICELLI, C. BERNARI, N. BOBBIO, P. CALAMANDREI, C. CASSOLA, E. TRECCANI E A. TROMBADORI.

 

 

 


 

Siena -  Complesso Museale Santa Maria della Scala

PROROGATA AL 21 GENNAIO 2018

Prorogata al 21 Gennaio 2018 la mostra JE VOUDRAI SAVOIR, inaugurata lo scorso 4 novembre in occasione del centenario della nascita di Franco Fortini (Firenze, 1917 – Milano, 1994). Grande infatti è stato fino ad oggi il successo di pubblico e di critica al punto che gli organizzatori hanno deciso di far si che coloro che non hanno avuto ancora modo di ammirare i lavori dell’intellettuale toscano abbiano l’occasione per farlo.

JE VOUDRAI SAVOIR è una rassegna essenzialmente fotografica, anche se accompagnata da una parte documentaria, laddove il titolo richiama da una frase dello stesso Fortini:

«Io non mi arrendo tanto volentieri e trovo buona ogni occasione per avviare una conversazione più seria; col resultato di tormentare gli interpreti. Gli amici mi hanno soprannominato je voudrais savoir, che è l'inizio di quasi tutte le mie frasi».

L’esposizione è prodotta dal Complesso museale del Santa Maria della Scala ed organizzata in collaborazione con il Centro Franco Fortini dell'Università di Siena e prende spunto  da un evento preciso, quando cioè nel settembre 1955 un gruppo di intellettuali italiani partecipò ad una visita ufficiale –la prima- nella Repubblica Popolare Cinese (costituitasi com’è noto nel 1949). La delegazione era  presieduta da Piero Calamandrei ed organizzata dal Centro Studi per le relazioni con la Cina di Ferruccio Parri. Oltre a Fortini, ne facevano parte  altri importanti personaggi della cultura novecentesca, tra i quali Franco Antonicelli, Norberto Bobbio,  Carlo Bernari, Carlo Cassola,, Ernesto Treccani,  Antonello Trombadori, e lo stesso Piero Calamandrei.

Recarsi in Cina era un sogno, come sottolinea Treccani qualche tempo dopo, un momento al quale nessuno di loro poteva rinunciare.

Ne nacque uno scritto di Franco Fortini Asia Maggiore. Viaggio nella Cina edito nel 1956 da Einaudi, il primo importante libro italiano sulla Cina Popolare che fa da sfondo all’impianto della mostra senese insieme al reportage privato che lo scrittore e poeta realizzò durante il suo soggiorno nel paese di Mao. L'accostamento dei suoi scritti e delle sue fotografie a quelli dei suoi compagni di viaggio, moltiplicando i punti di vista, produce immagini e pensieri dal quale emerge un ricco panorama della Cina di allora, carico di suggestioni  ed emozioni.

In effetti successivamente quasi tutti i partecipanti pubblicarono scritti o racconti di quell’esperienza secondo le proprie peculiari capacità intellettuali esattamente come proprio Fortini aveva auspicato: ” Dico che una delegazione come la nostra, pur con la sua apparente insufficienza e con la sua inevitabile sfumatura turistica, adempie egualmente al suo compito, sì che, ritornati in Italia, diremo e scriveremo tutto quello che avremo veduto e di cui veramente la maggior parte dei nostri connazionali delle classi dirigenti non ha neppure la più vaga idea”

Il percorso espositivo curato da Lucia Simona Pacchierotti e dall'Architetto Alessandro Bagnoli, il quale si è occupato anche dell’allestimento, si dipana tra immagini, scritti e ambientazioni sonore e vuole evidenziare proprio il viaggio emozionale, la scoperta, la sorpresa genitrice di un intreccio di sentimenti suscitati dalla "Cina" in Fortini e compagni.

A corredo della parte fotografica due acquarelli, il primo del 1910 ca. di Anonimo tratto dall'album Insetti, erbe, fiori e piante proveniente dalla collezione della famiglia Calamandrei e  Ragazza dello Yunnan di Ernesto Treccani in prestito dalla Fondazione Corrente.


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