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Il mio medico è (era) differente

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Il mio medico è (era) differente

 

Il pronto soccorso resta nell’immaginario della gente, il punto vero di riferimento per qualsiasi problema medico.

Lontano il ricordo di quando ero ancora un bimbo e il mio medico, pinzo e baffi bianchi, veniva a casa a visitarmi anche in piena notte.

Ricordo ancora il suo respiro affannato su di me, mentre ascoltava il mio torace o mentre mi appoggiava sulla lingua il cucchiaio da cucina ordinandomi di fare “ahhh”.

Mi ricordava certi personaggi del mondo delle fiabe e io mi sentivo tanto come pinocchio visitato dai medici.   

Poi si alzava, andava da mia madre, tirava fuori il ricettario e cominciava a scrivere. Era un vecchio amico di famiglia e sarebbe venuto di corsa per me, anche per un raffreddore. Mia madre però lo chiamava solo se considerava la situazione particolarmente grave.

Il mio medico sapeva tutto di me. Mi aveva visto nascere, mi aveva visto quasi moribondo appena nato. Aveva curato tonsilliti, otiti, bronchiti e mal di gola. Gli bastava guardarmi in faccia per sapere quello che avevo. Non ho mai avuto un pediatra, perché il nostro medico di famiglia era un pediatra.

Era il mio medico. L’ho visto piegato sul corpo del nonno per cercare di salvargli la vita. Se n’è andato a poca distanza da mio padre, con cui aveva condiviso una lunga e profonda amicizia.

Oggi andiamo dal medico di famiglia con lo stesso spirito con cui si acquista una coca al distributore a gettone. Entriamo, diciamo i sintomi, aspettiamo la ricetta e tanti auguri alla prossima. Se ci ha “chiappato” bene, se non lo fatto… andiamo al Pronto Soccorso!

Il Pronto Soccorso è ormai il nostro medico di famiglia. Lui pure ci conosce, perché nella sua memoria digitale c’è scritto tutto di noi: chi siamo, dove viviamo, quanti globuli rossi avevamo all’ultima analisi, se abbiamo malattie genetiche e quanto siamo rompiballe a presentarci da lui ogni tre per due per ogni influenza.

Ma c’è un problema: quando si ingorga di persone che vogliono spesso soltanto essere rassicurate che è proprio l’influenza che provoca vomito e diarrea e non abbiamo contratto la febbre gialla mangiando pollo alle mandorle, quando succede questo, accade che rimane indietro anche chi sta male veramente, chi sta avendo un attacco di cuore e non riesce a farsi visitare, chi ha i polmoni che stanno collassando e non si trova un medico vero (non quello digitale che si ricorda tutto di noi) perché tutti troppo impegnati a rassicurare gli ansiosi che han tanta paura dei vaccini contro l’influenza (che contengono millemila metalli pesanti, anche quelli inventati sul momento da burloni della rete), ma ancor di piu’ han paura dell’influenza e invece che infilarsi a letto digiuni e al caldo, preferiscon scomodare il parentado per farsi portare al Pronto Soccorso.

E così ce la prendiamo con la mala sanità, che non ha centinaia di barelle disponibili, decine di medici e infermieri pronti a prendersi cura di noi, a coccolarci e a dirci di stare sereni che tanto tra 24 ore è passato tutto e potremo tornare a rimpinzarci di dolci e ingozzarci di alcol.

Quando poi alla sindrome influenzale si accompagnano i lunghi ponti dei medici di famiglia, la frittata è sempre fatta. L’anno scorso (2016) ci furono 4 giorni di festa consecutivi in occasione della befana. Il quarto giorno in alcuni ospedali della Toscana ci fu il delirio (immaginatevi il resto d’Italia). In alcuni casi anche i primari rientrarono in servizio per far fronte all’emergenza del pronto soccorso. Persone visitate per terra (col ministro che non capiva e si incazzava) da medici eroici che desideravano solo smaltire la fuffa per dedicarsi a chi stava male sul serio.  

Nei prossimi giorni, spiegano i medici, il trend di ammalati è destinato ad aumentare. Per ora, stando ai dati dell’Istituto Superiore di Sanità, la fascia di età maggiormente colpita è quella dei bambini al di sotto dei cinque anni, in cui si registra un’incidenza pari a circa 18,91 casi per mille assistiti e quella tra 5 e 14 anni, pari a 12,65. A livello nazionale: «Il numero di casi stimati in questa settimana è pari a circa 387mila, per un totale, dall’inizio della sorveglianza, di circa un milione e 403mila casi», raccontano dall’osservatorio incaricato di vigilare sull’influenza. Adesso occorrerà vedere se la campagna di vaccinazione, andata anche meglio dell’anno scorso, porterà i suoi frutti.

Io non credo.

Quanto mi manca il mio medico col pizzo e i baffi bianchi che correva anche in piena notte… 

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