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Da un regolamento per la città ad un progetto di città (parte 2 - la viabilità extraurbana)

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Da un regolamento per la città ad un progetto di città (parte 2 - la viabilità extraurbana)

Ho deciso di provare ad affrontare questo argomento, spinoso e tecnicamente complesso, nel momento in cui la città ha deciso di mettere mano ad una nuova storia urbanistica. Io vorrei tanto che questa fosse anche l’occasione in cui si prevede e si immagina in quale direzione vogliamo andare. Una idea di città.

 

 

 

 

 

Non sono in grado, perché tecnicamente incompetente, di realizzare quei vacui pipponi enciclopedici scritti in architettese di cui abbiamo sempre ammirato la compilazione, anche se sovente sono solo frutto di colossali copia/incolla e alla fine della cui lettura ci si domanda spesso cosa ci sia scritto.

Ho deciso invece di provare a mettere a disposizione le poche cose apprese sul campo da chi ha lavorato per decenni come agente immobiliare, che ha preso contatto troppe volte con i desideri delle persone e ascoltato le difficoltà che queste descrivevano vivendo in alcune zone anziché in altre.

Non ho altri mezzi a disposizione che la mia intelligenza e un po’ di esperienza. Ciò che scrivo pertanto, è solo il frutto di un sapere profano, che cerca di offrire soluzioni “di una semplicità disarmante”, come sono già state definite in altra sede.

Mi piacerebbe altresì riuscire a ricondurre lo strumento urbanistico, che da ora in poi voglio chiamare (anche se è sbagliato semanticamente) all’antica maniera “Piano Regolatore”, fondendolo insieme ad una visione generale della mobilità cittadina, il famigerato PUM “Piano della Mobilità”, perché questi due aspetti sono fortemente interconnessi ed è impossibile affrontare l’uno prescindendo dall’altro.

Anche se può far sorridere, mi sia concesso un paragone iperbolico: utilizzerò impropriamente la teoria generale della relatività.

Spiega Einstein che la natura dello spazio-tempo è intimamente connessa con la materia. Lo spazio-tempo si modifica e viene curvato dalla massa, generando quello che viene definito un “campo gravitazionale”. In altre parole: “La materia dice allo spazio come curvarsi, lo spazio dice alla materia come muoversi”. (La teoria matematicamente descritta e dimostrata dalle "equazioni di Einstein" è stata confermata dalle osservazioni astronomiche). Tenete presente questo piccolo riferimento ai massimi sistemi, per seguire il mio ragionamento nei prossimi articoli. 

La viabilità extraurbana e la rinascita industriale ancora possibile.

Prima di affrontare i temi piu’ stringenti dello sviluppo urbano e della relativa mobilità, è necessario esaminare gli aspetti periferici ed extraurbani, che in realtà sono in grado di influenzare enormemente sia il “Piano Regolatore” che il “Piano della mobilità Urbana”.

Premetto che mi dispiace assai per i Carrara, ma secondo me è quasi scontato che l’area Lebole sia destinata a restare quella che è - un relitto industriale - per molti anni a venire, perché nessun tipo di recupero urbanistico è al momento praticabile, perlomeno un recupero che abbia anche solo una minima possibilità di non trasformarsi in un colossale flop. Ormai tutti i treni sono passati, compresa l’ultima bolla speculativa, la cui esplosione al ribasso è ancora lontana dall’esser terminata.

Quanto grande invece possa essere l’importanza di trovarsi al centro di un sistema di comunicazioni efficiente, ce lo racconta la storia stessa della nostra città, che deve molto delle sue fortune (e dei suoi bombardamenti aerei) a questa posizione strategica vincente. Le comunicazioni sono state nel corso dei secoli la vera fonte di attrazione, che ha portato la nostra città, pur sottomessa militarmente dalle piu’ forti vicine, ad essere un centro imprenditoriale di grande prestigio. Fin dal terzo secolo A.C. le nostre officine producevano manufatti in ferro: le armi, così preziose alle guerre dei romani e di cui la città era produttrice quasi monopolista.

Il lungo abbandono della rete viaria, seguito alla caduta dell’impero, ha significato anche il nostro lungo declino.  Arezzo si è risvegliata non appena sono nate le strade ferrate e le reti viarie sono state ripristinate, nella seconda metà del XIX secolo.

Se la politica poco può fare nel far nascere direttamente industrie e commerci (salvo mance e mancette distribuite a pioggia ad avidi classi di imprenditori necrofagi), moltissimo invece può fare per stimolare la parte piu’ sana delle imprese: battersi con vigore per restare fortemente collegati ai grandi assi di comunicazione. Anzi, proprio come in epoca romana, la direttrice Est/Ovest “Ariminensis”, resta l’unica in grado di collegare l’intera Toscana all’ Adriatico, alla ricca e imprenditorialmente vivacissima Romagna e piu’ a Sud ai Porti di Ancona e Pescara. Questa potrebbe essere la carta vincente della nostra ripresa. Assai piu’ importante della direttrice Nord/Sud, nella quale abbiamo decine di rivali agguerrite e forse piu’ forti. Siamo soprattutto baricentrici ed essenziali rispetto ai due mari da noi equidistanti, il Tirreno e l’Adriatico.

Il completamento della direttrice Est/Ovest deve essere preliminare a tutto il resto e il raggiungimento di questo obiettivo, superando qualunque tipo di divisione politica, deve essere considerata una priorità vitale. Probabilmente la nostra generazione non godrà mai i frutti di questo impegno. Magari andrà a beneficio politico di partiti o formazioni che al momento neppure esistono. Questo non ha alcuna importanza.

Noi dobbiamo lavorare nell’interesse dei nostri figli o dei nostri nipoti e comunque della nostra città, che val pena ricordare, è già entrata nel suo quarto millennio e di cui noi siamo solo un battito d’ala in un accidente casuale della storia.   

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