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Da un regolamento per la città ad un progetto di città (parte 1 - un po’ di storia)

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Da un regolamento per la città ad un progetto di città (parte 1 - un po’ di storia)

Iniziamo il nuovo anno, oltre che con gli auguri di rito, con una serie di articoli che vorrei servissero da brainstorming (traducibile come assalto mentale, o "tempesta di cervelli"). E' una tecnica creativa di gruppo per far emergere idee volte alla risoluzione di un problema. Deriva direttamente dal metodo delle Quaestiones disputatae delle Università medievali.

Mi perdoneranno i lettori di Informarezzo se parto un po’ da lontano, ma se non si prende coscienza del perché esistiamo come città, da dove veniamo e quali sono le nostre radici, difficilmente potremo stabilire dove vogliamo andare.

Arezzo è posta alla confluenza di Valdarno, Valdichiana e Casentino ed è “appena” da qualche migliaio di anni un passaggio naturale per chi voglia attraversare l'Appennino. Sorse in epoca pre-etrusca fondata sicuramente dalle popolazioni villanoviane, in una zona abitata fin dalla preistoria, come dimostra il ritrovamento di strumenti di pietra e del cosiddetto "uomo dell'Olmo", risalente al Paleolitico, avvenuto nei pressi della frazione dell'Olmo durante i lavori di scavo di una breve galleria della linea ferroviaria Roma-Firenze nel 1863.

Si ha notizia poi di insediamenti stabili di epoca pre-etrusca in una zona poco distante dall'attuale area urbana, il colle di San Cornelio, dove si sono rinvenute tracce di una cinta muraria di difficile datazione poiché sovrimpresse dalle successive e poderose mura etrusco/romane, dopodiché subisce l'influenza degli Etruschi e cresce di importanza fino a divenire una delle dodici lacumonie d'Etruria. L'abitato sorse sulla sommità del colle di San Donato, aprendosi come una conchiglia verso il Sud. Si sa con certezza che Arezzo etrusca esisteva già nel IX secolo a.C.

Fu una delle principali città di questo periodo a cui risalgono opere d'arte di eccezionale valore, come la Chimera, oggi conservata a Firenze, la cui immagine caratterizza talmente la città quasi da diventarne un secondo simbolo. Mentre ad Arezzo si udivano gli artigiani lavorare il ferro per forgiare le armi necessarie a Roma per combattere le guerre puniche, sulla piana fiorentina di quell’epoca si udivano soltanto gracidare i ranocchi.

Al sorgere della potenza di Roma la città, insieme alle consorelle etrusche, tentò di arginarne le tendenze espansionistiche, ma l'esercito messo insieme da Arezzo, Volterra e Perugia fu sconfitto a Roselle, presso Grosseto, nel 295 a.C.; e così nel III secolo a.C. Arezzo fu conquistata dai Romani che latinizzarono il suo nome etrusco Arretium in Aretium.

Passò sotto il diretto dominio romano nel II secolo a.C. e venne quindi coinvolta nelle guerre civili, subendo danni e distruzioni al tempo del conflitto tra Mario e Silla, avendo scelto, come molti altri municipi toscani, di parteggiare per il primo. Ripopolata con una colonia di seguaci di Silla e nel 60 a.C. da una nuova colonizzazione di romani decretata dai triumviri, Arezzo assunse in epoca imperiale l'aspetto di città economicamente florida. In quell’epoca fu realizzato il primo acquedotto che dalla zona di molinelli portava l’acqua in città e spostato l'alveo del Castro, a cui fatta attraversare la sua parte bassa. Grande fu l’attenzione posta alla viabilità, sia urbana che extraurbana, laddove quest’ultima rappresentò una carta vincente per l’importanza strategica della città, per tutto il periodo imperiale.

I romani che conoscevano benissimo l’importanza strategica della mobilità veloce, realizzarono partendo da Aretium un vero reticolo stradale.

La via Ariminensis

Iniziava da Arezzo in prossimità di Porta San Biagio,  mentre dalla parte opposta era chiamata via Arretina e si snodava da porta Montanara in Rimini (in foto di copertina).

Fu fatta costruire per scopi militari da Marco Livio Salinatore verso la fine del III secolo a.C. sul tracciato di un antichissimo percorso che collegava l’Etruria alla Val Padana (da qui transitarono più volte i Galli nelle loro scorribande verso Roma), univa il municipio di Arezzo, importante caposaldo a difesa dei confini settentrionali, con i porti dell’Adriatico. Contribuì non solo al rapido spostamento delle legioni ma rappresentò anche un importante canale per gli scambi commerciali; raccordandosi  alla Cassia.

La cassia vetus.

La strada usciva da Roma, passava da Chiusi, toccava il lago Trasimeno fino ad arrivare ad Arezzo.

Il tratto da Arezzo a Fiesole coincide esattamente con quello etrusco. In epoca medievale prese il nome di via dei Sette Ponti lungo la quale sono stati rinvenuti numerosi resti di età romana e pre-romana.

La Cassia Vetus usciva da Arezzo dalla parte della medievale porta San Clemente, superato l’Arno a Ponte a Buriano (Vicus Aburianus) correva lungo le pendici del Pratomagno ad una altezza media di circa 300 m sia per evitare l’attraversamento di piccoli corsi d’acqua sia la pianura alluvionale dell’Arno, così da facilitare la viabilità.

La Flaminia Minor o militaris

Raggiungeva Bologna aggirando il Pratomagno sul fondo valle casentinese. Ricalca in buona parte l’attuale percorso della Umbro Casentinese.  

Dopo una grave decadenza durante la prima parte del Medioevo è con una lunghissima disputa tra la sua diocesi e quella senese che la città di Arezzo si riaffaccia con una certa vivacità sulla scena della storia.

A partire dal IX secolo i vescovi aretini rivestono il ruolo di massime autorità anche nella vita civile, ma è solo a metà dell'XI secolo che compare per la prima volta nei documenti il titolo di vescovo-conte. Con la ripresa successiva al Mille, si ha la nascita del Libero Comune, che limita il potere signorile delle autorità ecclesiastiche. La presenza di un console ad Arezzo è attestata fin dal 1098.

Verso il 1200 inizia la costruzione di una nuova cerchia muraria, il cui perimetro raggiungeva i 2.600 m e si forma il borgo maestro.

Nel Duecento sorgono edifici pubblici e case-torri; viene ultimata la Pieve di S.Maria. Alla fine del secolo inizia la costruzione della Cattedrale, in stile gotico, e delle chiese di S. Francesco e S. Domenico

E’ proprio con l’affermarsi dei liberi comuni che la cittadinanza impone al vescovo di abbandonare la sua residenza fortificata sul colle di Pionta e di prendere dimora nella Pieve di Santa Maria, all'interno dell'abitato urbano. 

A metà del Duecento Arezzo domina la Val Tiberina fino ai confini di Città di Castello, la parte più bassa del Casentino, il Valdarno fino a Laterina, la Val di Chiana fino a Lucignano, l'area cortonese fino al Trasimeno.

Nel 1289 le forze aretine soccombono nella Battaglia di Campaldino alla preponderanza dei fiorentini. Firenze tuttavia non riesce a trarre profitto dalla vittoria e assedia invano la città. Ma la sconfitta pesa molto e Arezzo non si riprende mai realmente. Morto a Campaldino il vescovo Guglielmino degli Ubertini, viene eletto alla cattedra vescovile nel 1312 il potente e temuto Guido Tarlati, nominato in seguito signore a vita della città.

Dopo la sua morte, il fratello Pier Saccone non si dimostra altrettanto capace di mantenere insieme le dispute cittadine ed è costretto nel 1337 a riconoscere il predominio fiorentino su Arezzo. Dopo alcune alterne vicende, alla fine del trecento Arezzo è sottomessa.

Da allora la città vive un lungo periodo di decadenza e di effimere rivolte antifiorentine. Perde la sua antica università e molta della sua indomita tendenza alla autonomia.

Il periodo mediceo è una iattura per la città. Realizzato un nuovo sistema di fortificazione, vengono distrutti il palazzo del Capitano ed il Duomo Vecchio.

I lavori di fortificazione portano al rifacimento della Fortezza e all'erezione di mura bastionate. Sorgono numerose dimore nobiliari e sulla parte superiore di Piazza Grande viene costruito il grande edificio vasariano delle Logge. Durante il lungo periodo di dominazione fiorentina (prima sotto la Signoria medicea, poi entro lo Stato granducale dei Medici e dei Lorena), Arezzo ha un declino economico, sociale, culturale e demografico.

Riceve cure più attente solo molti anni dopo, sotto i Lorena, traendo un indubbio vantaggio dalla bonifica della vicina Val di Chiana, realizzata grazie ai progetti del concittadino Vittorio Fossombroni.

Dopo il contributo alla cacciata dei napoleonici nel 1799, riesce a giovarsi di opere pubbliche che contraddistinguono l'ultima fase del governo lorenese ed una vera rinascita economica inizia con la costruzione della prima linea ferroviaria e il potenziamento e la modernizzazione della rete stradale.

Entrata infine a far parte del regno d'Italia, vede a cavallo tra Ottocento e Novecento, una forte crescita della popolazione ed un progressivo spostarsi del centro cittadino verso la pianura con la costruzione di nuovi quartieri

Durante il secondo conflitto mondiale, a causa dei bombardamenti aerei dovuti alla sua posizione strategica, viene distrutto quasi il 60% degli edifici, con danni molto pesanti anche a quelli storici, deturpando irrimediabilmente la sua antica struttura urbanistica.

 

Negli anni cinquanta riprende in pieno lo sviluppo, che tende ormai a conferire alla città nuovi connotati sia sotto l'aspetto architettonico, anche se con una ricostruzione a tratti un po’ disordinata, sia da un punto di vista economico e politico. La costruzione della A1 contribuisce non poco al boom degli anni ’60, con industrie importanti che crescono in questa epoca a ritmi forsennati. Da ricordare fra tutte la Lebole e la Unoaerre. In un par di decenni Arezzo trasforma la sua economia, da agricola a industriale, mentre fervono commerci di ogni tipo. E’ solo con gli anni ’90 che inizia il declino, facendola entrare a pieno titolo nell’epoca post industriale. I commerci all’ìngrosso chiudono uno dopo l’altro, la Lebole inizia una cura dimagrante che la porterà alla morte per consunzione, mentre la Unoaerre, dopo vari passaggi di mano, resta solo un ricordo di se stessa.

Il resto è storia dei nostri giorni. 

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