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E’ in arrivo una nuova polemica "presepizia"

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E’ in arrivo una nuova polemica "presepizia"

Le maestre di un asilo comunale di Arezzo, rifiutano di fare il presepe e scoppia la guerra a colpi di statuette del Bambin Gesù

 



Sarà un segno dei tempi, ma questa guerra a colpi di statuette e borraccina, mi risulta sempre piu’ incomprensibile e soprattutto sempre piu’ fastidiosa.

Quando ero un bimbo - e poi crescendo negli anni - non ho mai fatto a scuola un solo presepe. Sia la materna che la primaria, le ho frequentate dalle suore: disciplina religiosa rigidissima, ma tempo da perdere poco.

A scuola si studiava e basta. Qualche stellina ritagliata sulla carta, appiccicata al vetro e un alberino di natale in refettorio. Solo questo ci ricordava che era natale. Il presepe manco a pensarci. Poco prima delle feste ci portavano da don Renato, ad ammirare quello che aveva fatto lui e già questo per le suore era anche troppo.

Per il resto solo studio, disciplina e valanghe di compiti che ci inchiodavano le feste di natale sopra i libri. Eppure era un istituto religioso, molto religioso! Forse proprio la profonda fede di quelle donne, le portava a superare gli aspetti estetici, un po’ mondani e molto superficiali di quelle manifestazioni.  

Naturalmente anche ad Arezzo, la battaglia s’è spostata subito sul piano politico, tra gli identitari da una parte e i cultori di una maldestra idea di laicità dall'altra, a dire che bisogna evitare l’esibizione di vistosi simboli religiosi.

Chissà se la stampa ci dedicherà i suoi riflettori. Quella locale, mi pare troppo impegnata a parlar di Boschi e di palloni, credo che entrerà nella polemica solo a rimorchio dei grandi giornaloni, che dotati di penne acuminate quanto prezzolate, non mancheran di raccontare il fatto.

Qualche giorno fa, a seguito della mancata realizzazione dentro al cimitero di Corato (Cremona) del presepe e forse solo perché il cappellano era un po’ pigro e non aveva voglia di fare il presepe ai morti (che tuttavia non si sono offesi), dopo l'ennesima giornalata, c’è stata una bella dichiarazione del vescovo: "La Diocesi auspica che i simboli religiosi e le tradizioni cristiane siano sempre visti come ponti per l'incontro e mai vengano utilizzati per dividere o allontanare. Insieme quindi alla giusta preoccupazione di non smarrire i segni della tradizione cristiana, invita a sentirsi ugualmente impegnati a riconoscere quel Gesù - raffigurato in questi giorni nel presepe - vivo nel volto di tanti fratelli oggi come allora, alla ricerca di un riparo e di vera accoglienza". Zac!

Involontariamente tagliente, anche la diocesi ci ricorda la profonda contraddizione identitaria, umana e religiosa.

Alla fine tuttavia, anche il cimitero comunale di Corato ha avuto il suo bel presepe e il cappellano si è dovuto rimboccar le maniche, anche se evidentemente non ha potuto contare sull'aiuto dei suoi ospiti. 

Sul presepio e su san Francesco che l’aveva ideato, si gioca oggi una battaglia tutta ideologica, con la politica che ormai brandisce asinelli e pecorine per farne un vessillo di propaganda, giusto per manganellare l’estraneo, identificato a torto o a ragione, in colui che viene a privarci delle nostre tradizioni, scontrandosi (e questa è l'apoteosi dell'assurdo) con coloro che in nome dell’accoglienza, cancellano il simbolo massimo dell’accoglienza in terra, visto che tale è la rappresentazione della nascita di un bimbo ebreo migrante, omaggiato da saggi orientali e presto profugo e rifugiato in Egitto.

Speriamo che anche le maestre dell’asilo comunale di Arezzo ci ripensino. Siamo veramente esausti di polemiche speciose, create dal nulla, concernenti il nulla e destinate al nulla. Ci bastano quelle che già abbiamo avuto fin ora in questi giorni. 

Care maestre fatelo ‘sto presepe. Fate contenta l’assessora e il sindaco a cui, se non si offende, voglio però dedicare un poesiola di Trilussa  

Er presepio

Ve ringrazio de core, brava gente,
pé 'sti presepi che me preparate,
ma che li fate a fa? Si poi v'odiate,
si de st'amore non capite gnente...

Pé st'amore sò nato e ce sò morto,
da secoli lo spargo dalla croce,
ma la parola mia pare 'na voce
sperduta ner deserto, senza ascolto.

La gente fa er presepe e nun me sente;
cerca sempre de fallo più sfarzoso,
però cià er core freddo e indifferente
e nun capisce che senza l'amore
è cianfrusaja che nun cià valore.

 

 

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