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Sulla intervista del primo cittadino al giornale di Travaglio.

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Sulla intervista del primo cittadino al giornale di Travaglio.

 

Orlando, ministro che ha cercato di riformare la prassi giustizialista italiana, ha denunciato il fatto che per anni il giustizialismo esercitato contro Berlusconi ha sostituito le scelte culturali e politiche di stampo realmente riformista che invece non sono state fatte.

Ha spiegato il ministro in tempi non sospetti, che in Italia si sono innestati due fenomeni devastanti: la politica distrutta dall’invadenza della magistratura e un’antipolitica che si innesta su questo ruolo prevaricante di un potere dello stato e che attraverso di esso sta distruggendo il confronto politico e culturale.

Di contro, sul ministro Orlando si può dire che egli ha realizzato positivi interventi sulle carceri, ma non è riuscito neanche a sfiorare i due temi centrali della riforma della giustizia, la separazione delle carriere e il superamento dell’obbligatorietà dell’azione penale.

Dispiace invece, e molto, che il centro destra che per anni ha cercato di arginare questa deriva, sia diventato improvvisamente paladino della giustizia fatta in piazza, della gogna mediatica, dell’utilizzo strumentale dei processi e del giacobinismo ben rappresentato dalla ghigliottina da portare davanti al popolo che come da prassi continua ad urlare: “crocifiggilo”.

Se posso giustificare i peones del consiglio comunale, da cui non si può pretendere una visione universale ed equilibrata dei problemi, diventa invece cocente delusione quando questa posizione è rappresentata dal primo cittadino, che non mostra alcun pudore a sostenere certe tesi proprio davanti a colui che per decenni ha fustigato la sua parte politica e non sempre con onestà intellettuale.

Una caduta di stile. Una delusione politica. Una inversione opportunistica di marcia.

La giustizia si trasforma ancora in vendetta, nella riedizione costante del partito giustizialista intriso di peronismo, col rischio però di riportare in auge quelle battaglie che da liberale ho sempre combattuto, quella politica fatta spiando dal buco della serratura delle olgettine, che da sempre considero come l’abbrutimento del confronto dialettico.

Insomma una delusione dietro l’altra.

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