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Bancaetruria: media e politica

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Bancaetruria: media e politica
 
 
Da giorni ce le sfracellano colla commissione banche e relative audizioni, quanto accaduto intorno a Banca Etruria è sempre in primo piano, i Boschi vengono menzionati più spesso di papa Francesco, richieste di dimissioni a gogo. Tutti contro tutti, a scaricabarile. Inutile e fastidioso.
Cosa gliene importa, da sempre? Niente.
Clienti e azionisti che hanno subito un ingiusto danno servono solo per lotte politico elettorali.
È dal 2012 che lo scrivo: bastava usare attenzione ed informarsi per prevedere il futuro.
Scrutate il banco degli amministratori di BEtruria e le prime tre file del parterre delle assemblee soci dal 2008 in poi: sul piedistallo si concentravano esecutori e colpevoli del disastro, nelle prime file ci trovi i mandanti. Commercialisti e avvocati cittadini, imprenditori, vertici di alcune associazioni, membri presenti e passati del parlamento, raccomandati: non un cittadino comune, non una persona virtuosa. Sindaci revisori che non garantivano terzietà. Cronisti al buffet, genuflessi a raccogliere le deiezioni dei notabili, a scambiare il numero di telefonino contro un articolo favorevole, comunicati stampa passati come lavoro d'inchiesta. Sì, i media locali hanno evidenti responsabilità per quanto è accaduto, non dal novembre 2015, bensì prima, quando si è sviluppata la colpevole voragine. Scodinzolanti in maggioranza. Che poi tirano in ballo la Massoneria, quella seria, quando è evidente che è malcostume trasversale in odore di reato.
Scambi di favori a spese di soci e clienti normali.
Ora tavole rotonde che non servono a nulla, gente a dire “io l'avevo detto”, magari stava seduta nel CdA dove parlare non basta, occorreva battersi: non ne ricordo uno e ce ne ricorderemmo in città; il Casalini può dire quali pressioni ricevette lui quando provai ad alzare il velo di BancaEtruria. Avevo toccato la greppia o mangiatoia, tanti “amici” a dirmi che sbagliavo: magari.
La città, ossia i suoi rappresentanti istituzionali, dovrebbero ora fare baccano per dire che il ruolo individuale dei Boschi -probabilmente ininfluente- distrae solo dai problemi di fondo; segnalare invece le colpe di un consociativismo che ha visto soddisfatto molte pretese di carattere politico quale causa del disastro che ha colpito moltissimi incolpevoli clienti, gli unici a credere ancora che quella fosse la banca del territorio.
Gente comune che ha diritto a giustizia e rimborsi, almeno quelli passati da risparmiatori a investitori dando retta al fidato bancario che lo pressava a sottoscrivere le obbligazioni tossiche insieme a tutti gli azionisti casalinghi da 50 azioni a testa.
Diversi soggetti ci hanno mangiato, ma non sono troppi per elencarli. Professionisti a cui le ditte in crisi si affidavano per vedersi approvare assurde richieste di finanziamento. Alcuni imprenditori tenuti al cappio tanto erano esposti colla banca, veri yes men. Alcune associazioni di categoria hanno messo lì i loro uomini (ultimamente donne). Il Boschi è passato da consigliere, in virtù di un peso politico associativo nel basso valdarno, a vicepresidente per magari ingraziarsi la figlia ministra e attrarre le attenzioni del governo Renzi, che credo abbia fatto poco (anzi nulla) e male.
Di sicuro il Boschi faceva meglio a non accettare, ma l'uomo è debole. Una ricerca di protezioni dalle conseguenze di una decina di anni di lucida follia bancaria, direi che chi ha messo lì il Boschi pensava di scambiare i 100.000€ del suo emolumento coi miliardi buttati nel cesso: a conferma di quanto poco capivano, come pensavano di scamparla e della loro enorme presunzione.
Un casino che diviene trampolino di lancio in politica per una “aretina dell'anno”, quella Giorgianni fresca esponente di un partito di destra che si è sempre speso contro Renzi e Boschi: che sorpresa.
Passerella per il commentatore del Noi contro Lorsignori, salvo scordare che è stato lui proprio uno lorsignore, anche se insiste a chiamare risparmiatori coloro i quali sono solo investitori, la laurea non serviva per gli incarichi retribuiti che la politica gli passava, ben retribuiti.
Di Maio, Dibba, Salvini e altri chiedono le dimisssioni della MEB: per conto della mia defunta madre, modesta e storica azionista (azzerata) di BancaEtruria, invio a tutti loro un cordiale vaffanculo natalizio. Non è la Boschi che ha fatto sparire i soldi. È certo colpa di Renzi e suoi pari aver messo in moto un meccanismo di liquidazione e di bail-in che è andato solo in danno della clientela minore, un troiaio che dopo aver infierito su tanti innocenti clienti delle 4 banche, non è stato utilizzato per il Monte dei Paschi o altri istituti. Tardivo persino l'addossare la colpa a altri: certo Visco -vertice di BankItalia- ne esce male come la Consob, ma l'allora presidente del consiglio non può farmi credere di essere innocente, aveva i mezzi per sapere cosa scatenava.
Tutti a cavarsi le proprie soddisfazioni, gente cui è difficile credere: Vegas contro chi non lo ha rieletto alla presidenza Consob; Zonin indagato per PopVicenza e Consoli per VenetoBanca a pararsi il culo; Barbagallo che rischia la carriera in sorveglianza BankItalia. Il procuratore di Arezzo Rossi che viene rimbrottato perché non è carino minacciare di azioni per calunnia una commissione parlamentare. Documenti riservati che arrivano sulla stampa l'indomani, ma pare normale: è saltato fuori da Arezzo dove è partito o Roma dove è arrivato? Se era riservato sarebbe giusto saperlo, altrimenti secretare certe parti delle audizioni pare ridicolo. Niente di nuovo.
Dipendenti aretini scaraventati in Piemonte o Lombardia, certo meglio che perdere il lavoro come accade all'indotto. Il fu Ivan Bruschi che vede la sua collezione e palazzo, donati alla città, adesso in balia di interessi foresti. Una città sempre inginocchiata coi notabili.
Uno spaccato dell'Italia peggiore. Quella che ci comanda, quella che ci maltratta.

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