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PRC sulla riorganizzazione dei Distretti Sanitari in Toscana: dietrofront parziale, che come al solito, penalizza solo i territori montani e più marginali.

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PRC sulla riorganizzazione dei Distretti Sanitari in Toscana: dietrofront parziale, che come al solito, penalizza solo i territori montani e più marginali.

 

La Regione Toscana ha fatto un parziale dietrofront sull’accorpamento delle tre zone socio sanitarie. 23 Comuni per un totale di 196.000 abitanti; una gestione complicata e con difficoltà enormi anche per la ripartizione delle risorse e dei servizi, vista la densità abitativa e le caratteristiche dei diversi territori presenti nella Regione.

La proposta dell’unione non era stata accettata dai Sindaci dei Comuni che, in una lettera congiunta indirizzata all’assessora Saccardi, avevano espresso la loro totale contrarietà. Ma non era servito, visto che l’ascolto del territorio non è più una prerogativa della politica, troppo occupata a parlare di cifre e molto meno di servizi.

I dubbi delle varie amministrazioni locali, riguardanti soprattutto la qualità del servizio e la gestione di un numero così importante di utenze, si sono dimostrati fondati: dopo mesi estremamente complessi, con i Sindaci dei comuni che si sono trovati di fronte fin da subito uno scenario difficile, a partire dal regolamento stesso della nuova zona, si è arrivati alla decisione di un dietrofront dalla Regione. Dopo le continue rimostranze dei Sindaci sull’immobilità della zona, alla fine alla politica è toccato ascoltare i territori, ma purtroppo solo in parte.

Secondo Erica Rampini, Segretaria Provinciale PRC, il dietrofont può andare bene per la zona aretina, che ritrova la sua autonomia, continuando in questo modo a garantire i servizi senza ostacoli tecnici e burocratici, mentre per le zone di vallata come il Casentino e la Valtiberina no. Prima avrebbero subito l’egemonia aretina, non potendo più ricoprire un percorso e un ruolo politico fondamentale per due zone montane, ora subiscono nuovamente il disagio per la posizione data la continua chiusura di istituzioni e servizi da parte della Regione.

Non è più sostenibile questa sorta di improvvisazione politica: in una Regione come la Toscana è fondamentale tenere in considerazione i territori, soprattutto quelli più marginali e morfologicamente diversi, dove i servizi sono sempre meno e lontani da raggiungere.

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