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Una cosa di sinistra anche nel governo Renzi: il sistema integrato dell'educazione

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Una cosa di sinistra anche nel governo Renzi: il sistema integrato dell'educazione

 

Noi siamo stati molto critici sulla cosiddetta “buona scuola” del governo Renzi. Non ci piaceva, e non ci piace, una visione aziendalistica della scuola pubblica con il preside manager che potrebbe avviare una vera e pericolosa privatizzazione della stessa scuola.

Ma nonostante questo non possiamo non giudicare positivamente la riforma della scuola dell'infanzia. Proprio in questi giorni è stato approvato il decreto con il quale viene istituito il sistema integrato 0-6 anni

Con questo decreto attuativo nasce un sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino ai sei anni. L’obiettivo è creare un nuovo sistema d’istruzione per quella che probabilmente è la fase più delicata della crescita di un bambino.

In parole povere non ci sarà più una separazione tra asilo nido e scuola materna.

Fino ad oggi gli asili nido, competenza degli enti locali, rientravano tra i servizi sociali (nel welfare, come va di moda dire oggi) e quindi tra i servizi a domanda individuale. Questo ha fatto sì che in Italia il servizio di asilo nido è pochissimo diffuso e con differenti situazioni tra regione e regione. Inoltre gli alti costi del servizio ne ha limitato la fruizione da parte di molte famiglie costrette al welfare familiare, insomma ai nonni.

In un periodo in cui si parla molti di denatalità, di cui si attribuiscono le cause anche alla mancanza di lavoro e di servizi, ci sembra strano che l'emissione di questo decreto stia passando sotto silenzio. Si discute e si polemizza sul bonus bebé, sulla sua prevista diminuzione, ma non si discute di questa vera novità, che è anche una rivoluzione culturale. Noi siamo stati sempre scettici sulla politica dei bonus, che sono il frutto di una visione assistenzialistica (poi, certo, meglio il bonus che niente) , siamo invece convinti che il dovere dello stato sia quello di garantire servizi a tutti.

Il decreto di cui stiamo parlando va in questa direzione. L'asilo nido è l'inizio del percorso di educazione e istruzione, quindi risponde ad un diritto universalistico, uno di quei diritti garantiti dalla costituzione a tutti i cittadini. Questa idea, d'altra parte, è stata la battaglia culturale della sinistra fin dagli anni settanta, poi purtroppo dimenticata.

Certo il decreto ha dei limiti, soprattutto finanziari. Inoltre l'attivazione del principio sarà complessa, perché gli asili nido fino ad oggi sono competenza degli enti locali, quindi ci dovrà essere una attiva collaborazione tra i diversi livelli istituzionali.

Ma ciò non toglie che il concetto che anche l'asilo nido non sia un servizio a domanda individuale, ma l'avvio del diritto/dovere all'educazione è per l'Italia (non dovrebbe esserlo per la sinistra) una “rivoluzione” culturale, considerati i tempi che stiamo vivendo, in cui il diritto/dovere all'educazione e istruzione sembra scomparso dal dibattito politico.

Ed anche la previsione che i docenti dell'asilo debbano essere laureati va nella direzione giusta di una maggiore qualificazione del servizio.

Sorprende che una delle poche cose davvero di sinistra sia così trascurata dalla “propaganda” politica sia del PD sia delle forze alla sua sinistra.

Speriamo che non si siano già pentiti della scelta

 

 

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