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Arezzo: torna l’autarchia ariana in campo enogastronomico

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Arezzo: torna l’autarchia ariana in campo enogastronomico

Il comune dovrà per ovvi motivi secondo noi, mettere a bando alcuni posti da tradizionologo, per valutare prodotti autarchici o almeno di provenienza ariana

 

 

Il tradizionologo sarà incaricato di verificare le richieste per le nuove aperture di locali, che soprattutto in campo alimentare, dovranno attuare una politica autarchica o almeno con una prevalenza assoluta di prodotti italiani.

Da ora in poi, spiega l’assessore Comanducci, scatterà una vera e propria autarchia locale, con una moratoria a tutte le attività artigianali alimentari che siano fuori dalla tradizione nostrana.

In campo enologico, per le verifiche, verranno scelti personaggi locali dalla lunga conoscenza, diretta e personale dei sapori e delle qualità del fiasco e del suo contenuto.

La porchetta sì, il kebab no, anticipa oggi La Nazione.

Ricalcando vecchie determinazioni del passato, potremmo stabilire una antica ma sottile linea rossa: la porchetta è ariana, il Kebab è afroasiatico.

A questa linea di demarcazione dovranno ispirarsi le nuove aperture in città. E’ uno degli anelli del regolamento per la tutela del centro storico che di qui a pochi giorni andrà al voto.

«Ci abbiamo lavorato mesi – conferma l’assessore Marcello Comanducci alla Nazione – e ci siamo confrontati con le categorie. Ora siamo pronti».

Il manifesto della razza, limitato al settore alimentare, forse già il 19 sarà in consiglio comunale. Lo strumento per ribadire la superiorità alimentare dei prodotti ariani, passa invece attraverso il decoro urbano, la qualità architettonica, una omogeneità di fondo della zona storica. Se le nuove regole non valgono per chi è già autorizzato, varranno invece per i subentri in attività già autorizzate.

Niente più minimarket, niente più chioschi automatici, niente più sexi-shop o anche sale giochi. Sobrietà, rigore e decoro, coniugate assieme a fede ed obbedienza. 

Stiamo ancora attendendo di poter leggere il nuovo regolamento, che si innesta nella disciplina piu’ generale sulla materia voluta dal Granduca Rossi e già attuata dal comune di Lucca, dove per esempio è vietato somministrare cibi etnici nel centro storico.

Poiché ciò avrebbe imposto ai vigili preposti ai controlli, una conoscenza delle varie cucine, compreso l’assaggio dei cibi e delle portate, abbiamo immaginato che si renderà in futuro necessario l’assunzione di tradizionologhi esperti sulla storia dei cibi ariani, per verificare la completa attuazione, diffusione e conoscenza del regolamento comunale.

Ma non solo. Immaginiamo che, come a Lucca, si obbligherà il personale ad essere fornito di una elegante uniforme, rigorosamente nera e dotata di apposito copricapo per evitare la dispersione del capello (con o senza nappine al momento non lo sappiamo), adatta agli austeri, sobri e quasi teutonici ambienti nei quali si svolgerà il servizio. Anche le vetrine dovranno rispettare il senso di generale serietà dell'ambiente circostante. Basta con le luci scintillanti e le vetrine eccessivamente colorate. Poche luci bastano e avanzano per vedere i pochi prodotti in esse contenute. (E' gradita la scritta: "ricordati che devi morire") 

In ultimo si obbligheranno i gestori a preparare almeno un piatto con ingredienti tipici del territorio (tranquilli, una minestra di farro precotta della Knorr va benissimo!)

Le nuove aperture consentite, saranno quelle di prodotti tipici ariani, ma senza alcolici e con precise condizioni su spazi e bagni. Saranno infatti vietati i bagni alla turca e consentiti quelli all’italiana (con bidet)

Anche le attività artigianali alimentari dovranno essere autarchiche e vendere rigorosamente prodotti ariani. Dovranno sparire oltre i kebab, anche le altre attività dal sapore etnico, compresi ristoranti (da asporto o non da asporto) cinesi o giapponesi. Si salva solo la pizza a taglio che invece è arianissima.  

I minimarket potranno continuare ad aprire ma solo nella zona 2.

Non dovranno mai essere sotto una certa superficie per le regole del decoro e sopra una certa altra per le norme regionali.

Anche loro dovranno vendere in prevalenza assoluta prodotti autarchici o comunque di certificata provenienza ariana, specie sul fresco, dalla frutta alla verdura, dai formaggi alla carne. Agli attuali esercizi sarà lasciato tempo, quanto basta, per mettersi in regola. 

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