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Settimana di fuoco sulla commissione banche: scoppia una epidemia influenzale a palazzo San Macuto.

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Settimana di fuoco sulla commissione banche: scoppia una epidemia influenzale a palazzo San Macuto.

E’ il risultato delle mancate vaccinazioni?

 

A palazzo San Macuto sede della commissione parlamentare sulle banche è scoppiata una epidemia influenzale.

Scarsa adesione alla campagna delle vaccinazioni o scelta strategica forse dovuta al fatto che è preferibile aspettare ciò che diranno “gli altri” prima di andare a raccontare ciò che si conosce?

Il primo a comunicare la diffusione del virus è stato il direttore generale della Consob, Apponi. A ruota anche Zonin ha comunicato di non sentirsi troppo bene, ma non è ancora arrivata la giustificazione scritta. 

In verità Casini era proprio contrario a sentire Gianni Zonin (ex presidente Popolare di Vicenza), Vincenzo Consoli (ex AD Veneto Banca) e Pietro D'Aguì (ex presidente di Bim, controllata di Veneto Banca). "Sono imputati, il Parlamento non può sostituirsi ai giudici", era il suo ragionamento. Anche la proposta di una forma secretata dell'audizione, è stata spazzata via. Una rincorsa di testimoni, alimentata dalla foga dei partiti a cavalcare la questione banche in campagna elettorale.

Resta per il momento "tra i sani" il capo della vigilanza Barbagallo, che è stato ascoltato già una prima volta dalla commissione i primi giorni di novembre e la cui audizione è prevista per domani. Val la pena ricordare quanto avvenne durante il precedente incontro con l’uomo forte della vigilanza di Bankitalia. In quella prima fase tutte le attenzioni erano rivolte alla situazione vicentina. Barbagallo era stato ascoltato negli stessi giorni del “momentaneamente influenzato” Apponi, direttore generale della Consob e l'audizione si era risolta in uno scontro tra le due istituzioni.

Alla fine Tabacci aveva osservato che: “Sembra di sentire le barzellette su polizia e carabinieri”, al tal punto che Brunetta aveva chiesto formalmente al presidente della commissione una verifica incrociata… “perché è evidente che uno dei due mente”. 

Il passaggio più difficile dell’audizione di Barbagallo riguardava la storia delle pressioni sui vertici di Veneto Banca perché si consegnassero alla Popolare di Vicenza di Gianni Zonin.

Per questo qualche giorno dopo furono riascoltati entrambi nell'arco della medesima seduta. 

Ovviamente Bankitalia negava e nega anche l’evidenza se necessario, tanto che Carla Ruocco (M5S) gli deve far notare che “il racconto delle sue pressioni perché Veneto Banca si consegnasse a Zonin è stato messo a verbale dal cda di Veneto Banca nel gennaio 2014, quando Consoli non era indagato ma anzi perfettamente in sella. Quel verbale è stato pubblicato già due anni fa dall’Espresso”.

Vincenzo Consoli infatti, allora amministratore delegato di Veneto Banca e oggi imputato dei reati di ostacolo alla Vigilanza e aggiotaggio, ha già riferito ai magistrati che alla vigilia di Natale del 2013 proprio Barbagallo gli ingiunse di parlare immediatamente della fusione con Zonin, il quale a sua volta gli spiegò di avere alle spalle un ferreo accordo con il governatore Visco.

Ed è sulla banca veneta che Barbagallo è già andato nel pallone: la vigilanza accusava per scritto Zonin di aver gonfiato oltre l’inverosimile il prezzo delle azioni, ma senza dare comunicazione alla Consob di questa osservazione, permettendo di rastrellare così 11 miliardi di euro ad ignari e fiduciosi risparmiatori.

Gli ispettori di palazzo Koch avevano rilevato già nel 2001 e poi nel 2008 metodi discutibili di fissazione del prezzo delle azioni di Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. I titoli, che a differenza di Banca Etruria non erano quotati in Borsa, erano sopravvalutati del triplo rispetto alle banche quotate grazie a un sistema di definizione del prezzo sostanzialmente arbitrario.

Ciononostante bankitalia fa pressioni su altre banche perché si aggreghino alla prima. Veramente difficile è comprendere il senso di questa vicenda se non si trova l’elemento in grado di decodificare la logica che sta dietro. Sempre ammesso che una logica vi sia e non si tratti soltanto di piccole vendette trasversali realizzate attraverso strumenti pubblici. Personalmente preferirei una linea di pensiero anche complottista, ad una spiegazione che si fermi alla banalità del nulla.

Tuttavia non ci sara' il confronto "all'americana" tra la Banca d'Italia e la Consob davanti alla Commissione d'inchiesta sulle banche. Dopo le testimonianze rese dal Capo della vigilanza di via Nazionale Carmelo Barbagallo e dal direttore generale della Consob Angelo Apponi, il presidente della Commissione Casini ha osservato che "possono considerarsi superate le contraddizioni emerse dalle precedenti due audizioni dei due alti funzionari. Non ci sono in sostanza divergenze sui fatti ma interpretazioni divergenti su quello che si sarebbe potuto o dovuto fare nei casi delle due banche venete".

Anche se è lo stesso direttore generale della Consob alla fine a dover ammetere che:“Certo che qualcosa non ha funzionato nella collaborazione tra le due vigilanze. Abbiamo due culture diverse, Bankitalia difende la riservatezza, noi la trasparenza”.  Calcio d'angolo?

Anche i verbali ispettivi di Banca Etruria saranno adesso oggetto di attenta analisi. Soprattutto la famosa frase in cui si rimprovera anche alla nostra banca di non essersi fusa (di nuovo) con quella di Zonin, frase che non è passata inosservata alla lettura, al procuratore della Repubblica Rossi, che pur non trovando nulla di rilevante dal suo punto di vista, la trova comunque singolare. Al suo rilievo è seguito un nuovo tentativo di calcio d’angolo, questa volta della vigilanza, giocando sulle parole: “si rimprovera solo di non aver portato l’offerta in assemblea e non di non averla accettata”.

Temo che la vicenda metterà a dura prova la pazienza dei membri della commissione. E' pur vero tuttavia, che anche tra di loro si intrecciano spesso fatti riscontrati e riscontrabili con rivelazioni scandalistiche della stampa senza alcuna verifica oggettiva, segno di una sostanziale incapacità di giudicare, anche politicamente, il fatto rilevante dal gossip "casereccio":

Di sicuro la pazienza con la Consob di Apponi l’aveva già persa una volta l’ex viceministro Enrico Zanetti: “Lei ci sta dicendo che ciò che Bankitalia sapeva dal 2001, la Consob l’ha scoperto nel 2015, quando i buoi non solo erano scappati ma erano morti di vecchiaia?”.

Meglio una bella influenza… 

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