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L’inaugurazione della personale di Anna di Fusco

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E’ stata segnata da un successo veramente straordinario di pubblico e di critica (fig1, 2, 3) l’inaugurazione della personale di Anna di Fusco lo scorso 14 febbraio presso l’affascinante sede della Casa d’aste Minerva, a Palazzo Odescalchi, nel cuore di Roma. Raramente per un’ artista che in pratica esordisce (pur dopo prove non certo trascurabili in esposizioni collettive ed una notevole show-house ) a livelli tanto prestigiosi si è registrata tanta attenzione e tanta partecipazione. Né poteva essere altrimenti, viene da dire. Colpisce, in effetti, nella produzione dell’artista la facilità con cui sembra riassumere esperienze esorbitanti : quelle di protagonisti eccezionali dell’arte, da Monet agli americani del Black Mountain College, da Rothko alla scuola di New York “per la concentrazione di entrambe le tendenze sulla predilezione cromatico luminosa che ne ha contraddistinto molti esiti”, come ben sottolinea Barbara Martusciello in un elaborato saggio che apre l’agile catalogo della mostra.

Anna Di Fusco

Interessante anche l’accostamento che la critica d’arte fa con le opere di un “gigante della pittura, come lo statunitense Clyfford Still “ (Grandin, 1904 – Baltimora 1980), in cui la “pura astrazione” tuttavia evoca “crepacci, fenditure che possono riferirsi involontariamente a quelle del territorio natio … a quelle della psiche, a quelle dell’eros …”. Come nel caso di varie composizione di Anna Di Fusco: basti osservare i suoi crateri (fig 4, 5) bizzarre coniugazioni di materia e colori differenti.

E tuttavia, certe ultime prove dell’artista assumono probabilmente anche un’evidenza più singolare, forse di carattere più meditativo, concentrate sulla espressione di una interiorità che ci sembra rievocare, come in uno sforzo di intima riflessione, quelle che furono –tra la fine degli anni cinquanta e gli inizi dei sessanta dello scorso secolo- anche le performances della cosiddetta ‘scuola romana’ di piazza del Popolo (ammesso che sia mai esistita). Nel nostro caso manca, com’è ovvio, quel clamore evocativo, quel sentimento ribellistico che si sarebbero saldati di lì a poco nei “formidabili anni” –come sono stati definiti- della contestazione studentesca ed operaia.

Ed a ben vedere, proprio questo ci appare essere il senso di un’opera davvero notevole come Promenade dans les sous-bois, (fig 6) o come Azul (fig 7) , lavori dal titolo fin troppo evocativo, come Futuro/passato (fig 8); tre recenti acrilici su tela di forte impatto, dove le corpose pennellate se sembrano voler attutire se non reprimere chissà quale espressività, o forse clamore, sottostante, comunque evidenziano rilievi e ombreggiature che suggeriscono valori e idee in fieri, che vorrebbero mostrarsi e realizzarsi, quasi come se dalla materia ambissero a prendere forma, magari per ricomporsi , come nella Armonia ricomposta, (fig 9) del 2013

Una esposizione insomma dove “non c’è malinconia, c’è luce sempre”, come scrive Bianca Attolico -alla cui amicizia e frequentazione sicuramente Anna Di Fusco deve molto- che proietta sul panorama della contemporaneità un’artista originale e nello stesso tempo capace di assorbire idee e sentimenti variegati e composti, com’è tipico di chi sa cosa significa fare arte.

 

 

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