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ATO unico regionale dei rifiuti (?): stato dell’arte ed alcune riflessioni

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ATO unico regionale dei rifiuti (?): stato dell’arte ed alcune riflessioni

Ad un anno (“perbacco”, come passa il tempo) dall’annuncio del Presidente della Giunta regionale, mi pare opportuno riflettere un po’ su questa iniziativa.

 



Qualche data 

12 novembre 2016 - Annuncio del Presidente della Giunta.

22 novembre 2016 - Approvazione da parte della Giunta documento preliminare alla Proposta di legge "Disposizioni per l'organizzazione del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani. Istituzione dell'ATO Toscana Rifiuti e dell'Autorità Toscana per il Servizio di Gestione Integrata dei Rifiuti Urbani" (qui).

13 dicembre 2016 – Dibattito in Consiglio regionale sull’informativa della Giunta relativa al documento di cui sopra.

Stato dell’arte attuale 

Personalmente non ho visto nulla di più di quanto approvato in Giunta un anno fa; un documento di una genericità sconfortante (razionalizzazione (?), semplificazione (?)), che a fronte di nessun problema identificato propone una soluzione, i cui dettagli tecnico/organizzativi sono la semplice riproposizione a livello regionale dell’organizzazione degli attuali ATO, con la perdita del livello di Area vasta, già critico oggi nel rapporto tra dimensione e decisioni che debbono essere prese; l’unica cosa certa è che si vuole che l’ATO sia unico.

Va aggiunto che una maggiore informazione ai Sindaci non c’è stata ed il dibattito con i Sindaci, auspicato dal Presidente, non si è visto (si sarebbero potuti fare dibattiti Presidente e/o Assessore in ambito Assemblee degli ATO, ma non si sono fatti)

Sulla base di questo niente, si è sviluppata una campagna di NO necessariamente aprioristici, e spesso politicizzati, tutti atti completamente inadeguati ad identificare problemi e tentare di risolverli. 

Cosa Fare

Giunta regionale

Sarebbe opportuno che:

1 -  venisse redatta una bozza della proposta di legge che definisse responsabilità, compiti ed organizzazione del nuovo ATO (ad esempio i livelli di autonomia decisionale delle Aree Omogenee di raccolta), ma soprattutto indicasse chiaramente i problemi presenti attualmente e come le soluzioni proposte li risolverebbero;

2 – venisse presentata e dibattuta con i Sindaci, ad esempio nelle Assemblee ATO, e se ne recepissero valutazioni e proposte;

3 – a questo punto e solo a questo punto, si procedesse alla presentazione in Consiglio, per l’opportuno dibattito e la successiva approvazione.

NOTA: non ho nulla contro un ATO unico Regionale (in Veneto, che, visto da lontano, è ad oggi il mio modello per la gestione dei rifiuti, l’ATO è unico), ma chiedo solo che sia lo strumento trasparente perla soluzione di problemi reali.

Organi istituzionali vari

Sarebbe il caso che smettessero di criticare un’idea generica (ho sentito solo due interventi utili) e pretendessero invece di essere messi in condizioni di valutare qualcosa di concreto, attraverso il dibattito promesso dal Presidente della Giunta regionale; a questo punto potrebbero non condividere, ma almeno lo farebbero motivatamente.

Vorrei aggiungere anche un elemento di riflessione molto generale, che è da sempre un mio dubbio di fondo.

Le norme attuali affidano la pianificazione della gestione dei rifiuti alla Regione; la Regione dovrebbe redigere un Piano regionale dove si definiscono vari obiettivi, tra cui quello che si riferisce alle percentuali di Raccolta Differenziata. L’obiettivo di RD è, a mio parere, il più importante, perché da questo derivano i fabbisogni impiantistici, in particolare per lo smaltimento della quota di indifferenziata.

Ora si ricordi che sono i singoli Comuni a stabilire SE, COME e QUANDO adottare modelli di raccolta che portino all’aumento delle percentuali di RD; la Regione NON DISPONE di strumenti efficaci per condizionare i Comuni.

Il mio dubbio di sempre: COME E’ POSSIBILE CHE POSSANO ESSERE RAGGIUNTI GLI OBIETTIVI DI UNA PIANIFICAZIONE, SE L’ORGANO CHE PIANIFICA E’ DIVERSO DA QUELLO CHE ATTUA E QUELLO CHE ATTUA OPERA IN TOTALE AUTONOMIA RISPETTO ALL’ORGANO CHE PIANIFICA ? Chi ritiene di potermi aiutare si faccia avanti, ma anche con l’ATO unico il problema rimane.

Fine articolo (chi desidera approfondire, può passare alla seconda parte, chi invece preferisce un po’ di polemica può passare alla terza)

 

Parte seconda - approfondimenti

Per i lettori “affezionati” mi sono permesso di rappresentare come io avrei proceduto ed anche quale dovrebbe essere per me la soluzione; non pretendo che sia corretta, anche perché non dispongo di tutti gli elementi necessari (sono solo un colibrì), ma ritengo che il metodo dovrebbe essere simile a questo. 

1 - Qualche elemento sul modello attuale

L’attuale modello è figlio della Legge Regionale Toscana 69/2011, della Parte quarta (Norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati) del D.lgs. 152/2006 e sue modificazioni e Legge regionale 18 maggio 1998, n. 25  e sue modificazioni; in questo contesto deve essere anche aggiunto, per completezza, l’art. 186.bis della legge 42/2010 che ha abolito le “Autorità di ambito territoriale” alle quali era demandata “l'organizzazione, l'affidamento e il controllo del servizio di gestione integrata dei rifiuti.”

Alcune considerazioni:

  1. L’ATO è una semplice delimitazione geografica, che identifica un insieme di comuni, ma non è un ente giuridico e non lo è mai stato.
  2. L’ente giuridico di nostro interesse è l’”Autorità per il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani”, di cui all’art. 31 della LR 69/2011.
  3. In che misura l’autorità di cui sopra sia differente dall’“Autorità di ambito territoriale” (abolita), è troppo complesso da capire per me e in fondo mi interessa poco.
  4. Trovo invece la definizione di compiti ed organizzazione di questa autorità decisamente migliorabile, anche mantenendo come riferimento l’attuale organizzazione; ad esempio le Aree Omogenee di Raccolta (AOR) non sono definite dalla legge .

Premesso questo mi pare che si possa dire che l’ATO svolge i ruoli di attuatore del Piano regionale, attraverso la definizione ed approvazione del Piano d’ambito e di Regolatore della gestione attraverso la individuazione del Gestore ed il controllo del suo operato.

2 - Criticità attuali dell’ATO Toscana sud

Individuazione del Gestore unico

Il bando di gara è sotto indagine, cosa che ne potrebbe comportarne la decadenza e la necessità di rifare la gara. E’ una criticità importante, ma non è una criticità del modello attuale; se così verrà dimostrato, significa che è stato scelto male il Direttore, cosa che potrebbe succedere anche con l’ATO unico, con conseguenti danni triplicati.

Gestione del contratto di servizio

SEI Toscana ha tre Commissari prefettizi in casa (incarico prolungato fino a fine anno) ed ha aperti alcuni ricorsi al TAR contro L’ATO; anche queste sono criticità importanti, ma non attribuibili al modello attuale. 

Alcuni Sindaci lamentano inadempienze contrattuali, che ATO fatica a verificare per insufficienza di risorse; questa non mi pare una criticità attribuibile al modello, perché se si attribuisce un compito ad un’organizzazione, è anche necessario fornirle le risorse per svolgerlo 

Processi decisionali

L’Assemblea dell’ATO, cioè tutti i Sindaci,  è chiamata a deliberare anche su tematiche che riguardano una singola Area Omogenea di Raccolta (es.: Piano di Riorganizzazione dei Servizi), obbligando Sindaci a venire in Assemblea per decisioni che non li riguardano; questa mi pare una criticità legata al modello, ma senza una definizione di responsabilità ed autonomie per livelli, questo problema esisterebbe anche in un ATO unico regionale, per di più triplicato.

Pianificazione impiantistica

Attualmente manca il Piano d’ambito; questo è certamente legato a mancanza di risorse aggravata dalla mancanza per un anno del Direttore. Anche questo, però, non mi sembra un problema di modello.

3 - Superamento delle criticità – nuovo modello 

Da quanto detto al punto 2, io non derivo la necessità di un nuovo modello, soprattutto centralizzato, per superare le criticità indicate. Personalmente modificherei il modello attuale, valorizzando le Aree Omogenee di Raccolta, dotandole cioè di maggiore autonomia decisionale. 

Conclusioni 

NON mi sembra che l’ATO unico regionale risolva le attuali criticità dell’ATO Toscana sud. Insisto, io sono solo un cittadino, che come tale è fuori dal “sistema”, quindi non può avere una visione sufficiente di tutti gli aspetti, è perciò possibile che le mie conclusioni non siano corrette; ciò che però chiedo a chi deve governare questi processi e quindi deve avere tutta la competenza necessaria, è di procedere seguendo un metodo analogo a quello che ho usato io e darne visibilità, in modo che anche i cittadini possano rendersi conto dei problemi e valutare le soluzioni (non potranno essere necessariamente tutti d’accordo, ma questo è nelle cose)

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Parte terza - Un po’ di polemica. 

Fino ad ora ho cercato di essere oggettivo, come in generale mi sforzo di fare; ora mi vorrei lasciare andare a qualche “cattivo pensiero”, perché tutta questa vicenda francamente non la capisco.

Parto dalle affermazioni di Presidente della Giunta regionale nel Consiglio regionale del 13 dicembre 2016, che riporto nel seguito.

Presidente:

1 – Quindi si parla, se andremo a fare un piano dei rifiuti, che noi ci assumeremo la responsabilità che in quel posto, quando verremo qui a discutere, c'è un impianto oppure che decidiamo che quell'impianto venga superato. Una responsabilità che non è da poco. Se la si vede sotto quest'ottica io sono personalmente convinto che l'eccesso di offerta di impianti di smaltimento mantiene alta la percentuale di rifiuti che finiscono in questi impianti

2 -  “però l'idea di procedere ad una programmazione di carattere regionale può in effetti alleggerire il numero degli impianti presenti sul territorio. Io credo che questo potrebbe essere un passaggio interessante.”

3 – “Le migliori esperienze se guardiamo al Nord c'è una percentuale, così mi è stato detto, così sono convinto anch'io, di rifiuti che non potrà essere smaltita diversamente se non utilizzando anche un inceneritore. Pensiamo davvero che dobbiamo averne, dite voi, oppure che basterebbe contarli in poche dita probabilmente ?”

4 - Io vorrei impostarla così, quindi non faccio a testate dal punto di vista ideologico sull'ATO, mi pare che l'ATO regionale può essere lo strumento che noi offriamo ai Comuni per ridurre il numero degli impianti di smaltimento finale perché ne abbiamo bisogno

Ho riletto più volte quanto sopra, ma non sono stato in grado di capire, può essere un limite mio, quali siano i criteri che spingono il Presidente a questa riorganizzazione e quali obiettivi reali si intendano raggiungere, anche perché l’ATO Toscana sud è sostanzialmente autosufficiente dal punto di vista impiantistico. Il sospetto che purtroppo mi viene è che  si voglia accentrare  il governo degli impianti, per sopperire, ad esempio, alla carenza impiantistica di Firenze (la costruzione dell’inceneritore di Case Passerini è ancora “al palo”), inviando i rifiuti fuori dall’ATO Toscana centro (es.: discarica di Podere Rota), senza passare per l’approvazione, attualmente necessaria, da parte dell’ATO Toscana sud.

 

 

 

 

 

 

 

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