Prima Pagina | Arte e cultura | A Pontedera – PALP Palazzo Pretorio- inaugurata la mostra “La trottola e il robot. Tra Balla, Casorati e Capogrossi”. Fino al 22 aprile 2018.

A Pontedera – PALP Palazzo Pretorio- inaugurata la mostra “La trottola e il robot. Tra Balla, Casorati e Capogrossi”. Fino al 22 aprile 2018.

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A Pontedera – PALP Palazzo Pretorio- inaugurata la mostra “La trottola e il robot. Tra Balla, Casorati e Capogrossi”. Fino al 22 aprile 2018.

 

Tre nomi di grandi artisti che hanno segnato con le loro opere la storia dell’arte figurativa in Italia e nel mondo nei decenni a cavallo fra la fine del XIX e gli ultimi decenni del XX secolo, fanno da richiamo ad una esposizione, apertasi l’11 novembre, non così singolare come pure il titolo sembra proporre. In effetti, la mostra nasce intorno ad una prestigiosa collezione di giocattoli d’epoca di proprietà del Comune di Roma che rappresentano in realtà l’occasione per un confronto tra le opere di quegli artisti italiani che hanno affrontato non in modo episodico il tema dell’infanzia e gli oggetti stessi, i giocattoli, nati anch’essi dalla immaginazione sia pure meno concettuale di artigiani e lavoranti vari. Due forme di creatività, insomma, che certo a livelli differenti tuttavia hanno saputo interpretare e raffigurare la qualità e le forme dei giochi infantili e, nello stesso tempo, fornirci l’opportunità di ripercorrere in qualche modo, da punti di osservazione differenti, i mutamenti succedutisi nella società italiana nel corso del tempo, dentro una curvatura che racchiude il tema non sempre facile e lineare del rapporto fra  due universi: quello dei bambini e l’altro degli adulti.

L’esposizione si snoda secondo un percorso possiamo dire didattico, in cui prevale l’intenzione di spiegare come  l’adeguamento ai progressi della tecnologia delle creazioni artigianali, il tener conto dei mutamenti di gusti e di tecniche costruttive rientri in realtà in un’idea della educazione infantile che si fonda sugli stretti legami con il mondo degli adulti e sulle conseguenti scelte pedagogiche, caratterizzati peraltro dalla inevitabile differenza che appare fra i modelli borghesi e quelli più popolari. La loro messa a confronto con opere d’arte di autori di primo piano quali furono Zandomeneghi, Balla, Casorati, Cambellotti, Francalancia, Campigli, Viani, Pirandello, Novelli conferisce senz’altro all’esposizione di Pontedera un carattere di grande significato.  Molte delle opere in mostra si concentrano sui caratteri più squisitamente didattici della formazione infantile, con la rappresentazione della lettura, del canto, dell’apprendimento, ma compaiono anche i temi  del gioco e dei viaggi, spesso solo di fantasia e tuttavia capaci di creare uno sforzo d’immaginazione tale da predisporre a diverse e più ampie percezioni del mondo. E poi i temi del teatro e del circo, con modellini di teatro, giostre per bambini e marionette cui gli artisti sembrano ispirarsi quasi a voler raffigurare come una sorta di “doppio” fantastico del mondo che si rinnova sempre e sembra stringersi dentro modelli pedagogici, di vita e di pensiero. Così la sezione dedicata ai “giochi senza età”, con opere di De Pisis, Boccioni, Novak e altri raffiguranti giochi delle carte, il domino, gli scacchi, i tarocchi, e infine la sala degli “automi” dove i giocattoli esposti, da quelli a molla fino a quelli tecnologici di ultima generazione rendono bene l’idea dell’ambivalenza uomo/manichino, e della sua trasformazione in robot meccanico su cui la Metafisica, il Futurismo hanno molto spesso spaziato, con valenze espressioniste, giocose,  tragiche o ironiche (in mostra opere di Grassi, Sironi, Pannaggi, Prampolini, Depero, Casorati e Baj)

La mostra è a cura di Daniela Fonti e Filippo Bacci di Capaci e promossa dalla Fondazione per la Cultura Pontedera, dal Comune di Pontedera e dalla Fondazione Pisa, in collaborazione con l’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e con il patrocinio della Regione Toscana e del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Il catalogo è a cura di Daniela Fonti e Filippo Bacci di Capaci, con testi dei curatori, di Cristina Biagi, Giovanna Conti, Paolo Dario, Emma Marconcini, Gianfranco Staccioli e Claudia Terenzi (Bandecchi & Vivaldi).

 

 

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