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I volti della Riforma. Lutero e Cranach nelle collezioni medicee

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I volti della Riforma. Lutero e Cranach nelle collezioni medicee

500 anni fa la Riforma di Lutero. Religione e Politica. La Riforma nella Toscana di Cosimo I. Una grande mostra agli Uffizi, fino al 7 gennaio. Mostra e catalogo (edito da Giunti) a cura di Francesca de Luca e Giovanni Maria Fara, promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con le Gallerie degli Uffizi e Firenze Musei. Sala Detti e Sala del Camino, Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi fino al 7 gennaio 2017

 

Quando 500 anni fa, il 31 ottobre del 1517, Martin Lutero affisse le sue 95 tesi teologiche alla porta della Cattedrale di Wittemberg pochi avrebbero immaginato quello che sarebbe accaduto, quali conseguenze la “teologia della Croce” elaborata dal monaco agostiniano –professore di teologia in quella stessa città della Turingia- avrebbe prodotto nel mondo della cristianità. E’ noto come la curia papale all’inizio non prese minimamente sul serio quelle teorizzazioni, classificate alla stregua dell’ennesimo attacco alla sede papale del solito frate mezzo pazzo che sarebbe finito inevitabilmente  sul rogo, come spesse volte era accaduto. Ma stavolta la situazione era molto diversa dalle precedenti, e quello che consentì a fare dell’episodio qualcosa di particolarmente grave fu l’appoggio che il monaco ebbe da parte dei prìncipi tedeschi e soprattutto dell’Elettore Federico di Sassonia che si rifiutò di consegnare Lutero alle autorità ecclesiastiche anche dopo la scomunica che, con colpevole ritardo, il papa Leone X Medici gli aveva comminato. Dal piano religioso così la controversia –nata per il fatto che Martin Lutero contestava alla chiesa la facoltà di lucrare sulla vendita delle indulgenze-  si spostò conseguentemente a livello politico, segnando una frattura storica che avrebbe ridisegnato gli equilibri politici europei, paradossalmente proprio negli stessi anni cui Carlo V, l’Imperatore sotto i cui domini “non tramontava mai il sole”, perseguiva il disegno di un’Europa unita imperiale e cattolica e che solo a prezzo di conflitti sanguinosi durati decenni si sarebbe faticosamente – e solo parzialmente- ricomposta.

Si dirà –ed è vero- che tutto ciò è noto ed è stato oggetto da tempo di studi ed approfondimenti; quello che è meno noto, almeno per i non addetti ai lavori, è che le idee luterane conobbero almeno inizialmente  un certo credito in varie parti d’Italia ed in particolare ebbero un seguito non trascurabile nella Toscana di Cosimo I, tanto da far precipitare ai minimi storici i rapporti con la curia di Roma, in particolare con il papa Paolo III Farnese. A questo va aggiunto che l’efficacia della macchina propagandistica messa in campo dai riformatori, adeguata ai vari livelli di comprensione e basata su una vera e propria politica delle immagini, cui sovrintesero in campo artistico vari pittori e incisori, tra cui un genio come Lucas Cranach il Vecchio, amico personale di Lutero, fece sì che nelle collezioni medicee se ne concentrassero vari esempi, in primis quello che riguarda le effigi dei protagonisti, raffigurati come espressione delle nuove idee. Lutero inoltre compare spesso accanto alla moglie Caterina von Bora (risale al 1561 la prima citazione del doppio ritratto nelle collezioni medicee) – fig 1- , a testimoniare il superamento dell’idea del celibato dei sacerdoti; insieme a lui Melantone, gli Elettori Palatini Federico III il Saggio e suo fratello Giovanni I il Costante, immagini raffigurate in modo estremamente semplice, al contrario di quanto accadeva con cardinali e papi a Roma. Nella mostra fiorentina poi compaiono per la prima volta tre serie di incisioni di altissima qualità elaborate da Cranach, per  illustrare in modo adeguato alle nuove teorie argomenti sacri come la Passione di Cristo, gli Apostoli, i Martirii degli Apostoli, oltre ad altre stampe singole.  

Non furono pochi o di secondo piano le personalità che nel ducato mediceo, come dicevamo, manifestarono il loro interesse per i princìpi della Riforma protestante; si pensi agli intellettuali dell’Accademia Fiorentina, ai circoli di letterati, artisti, funzionari di corte, perfino a certi vescovi e a personalità come Bartolomeo Panciatichi, o come il canonico Pietro Carnesecchi –fig 2- , i ritratti di quali –il primo di Agnolo Bronzino, l’altro di Domenico Puligo- sono esposti anch’essi in mostra quasi a voler costruire con i ritratti dei riformatori una sorta di continuità quanto meno sul versante delle idee, dal momento che dal punto di vista della religione invece subirono gli strali dell’inquisizione cattolica. In particolare il Carnesecchi, che aveva cullato il sogno di una riforma dall’interno della chiesa romana, e che era stato sempre protetto dai Medici al punto di guadagnare il privilegio di poter aggiungere Medici al suo cognome, finì i suoi giorni a Roma, sotto la mannaia del boia, il 1° ottobre del 1567, a cinquant’anni dalla riforma di Lutero. Era questo il prezzo che il papa Pio V Ghisleri, l’inflessibile artefice della lotta agli eretici, aveva chiesto per il ristabilimento di buone relazioni tra Roma e Firenze a Cosimo I, il quale due anni dopo non a caso otteneva il titolo di Granduca dallo stesso pontefice con una bolla in cui gli si riconosceva addirittura di aver sanato la Toscana dalla peste dell’ eresia.

 

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